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Rubrica: i migliori e i peggiori (Il debito pubblico e privato)

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A cura di Dario Ruggiero (giugno 2012)
 
Premessa

Questo è il quarto di una serie di articoli dedicati ad esaminare quali sono i Paesi più o meno virtuosi rispetto ad una determinata tematica. I primi tre articoli si sono soffermati sull’emissione di Co2, sul consumo di energia e sulle centrali nucleari. In questo caso si parlerà di “debito”: verranno esaminati e classificati i Paesi in termini di debito, con particolare riferimento alla componente pubblica.
Prima di iniziare la discussione è bene distinguere tre termini:
 
- Il debito totale: include il debito pubblico e privato (istituzioni finanziarie, imprese non finanziarie e famiglie).
- Il debito pubblico: esprime la quantità di debito di uno Stato ed è generalmente espresso in % del GDP.
- Il debito estero: è la quota parte del debito totale (pubblico e privato), contratto da un Paese verso creditori privati, governi ed enti pubblici di un altro o altri Paesi.
 
 
 
“Un popolo che si indebita abbassa i consumi
e toglie le risorse alle generazioni che seguiranno ...”
(Dario Ruggiero)
 
 
Il debito pubblico
 
I dati presenti nel database World Outlook del Fondo Monetario Internazionale (FMI) consentono di ricavare informazioni sul debito pubblico in valore ed in % del Prodotto Interno Lordo (PIL) dei diversi Paesi nel mondo. Secondo le informazioni disponibili alla data di questa pubblicazione, al 2011 il Giappone, con un debito pari a circa il 230% del proprio Prodotto Interno Lordo, risulta il Paese che si caratterizza per il più elevato debito pubblico, seguito dalla Grecia (160,8%) e da St Kitts e Nevis (153,4%). Tra i Paesi Avanzati, oltre alla Grecia ed al Giappone, gli altri Paesi che presentano un debito pubblico elevato sono l’Italia (120,1%), il Portogallo (106,8%) e l’Irlanda (105%). Kuwait, Arabia Saudita ed Estonia sono trai Paesi nel mondo che si caratterizzano per un peso minore del proprio debito pubblico rispetto al PIL, con percentuali inferiori all’8%. Tra i Paesi Avanzati, oltre all’Arabia Saudita e l’Estonia, anche la Russia ed il Cile hanno un basso debito pubblico con valori inferiori al 10% del proprio Prodotto Interno Lordo.

Grafico - Debito Pubblico: I migliori (colonna di destra) ed i peggiori (colonna di sinistra) Paesi Avanzati
(% sul PIL)
Paese 2010 2011 Paese 2010 2011
Giappone 215,3 229,8 Svizzera 50,1 48,6
Grecia 142,8 160,8 Finlandia 48,4 48,6
Italia 118,7 120,1 Slovenia 38,8 47,3
Portogallo 93,4 106,8 Danimarca 43,4 46,4
Irlanda 92,5 105,0 Slovacchia 41,1 44,6
Stati Uniti 98,5 102,9 Argentina 49,1 44,2
Islanda 92,8 99,2 Messico 42,9 43,8
Belgio 96,2 98,5 Repubblica Ceca 37,6 41,5
Francia 82,4 86,3 Turchia 42,2 39,4
Canada 85,1 85,0 Sud Africa 35,3 38,8
Regno Unito 75,1 82,5 Svezia 39,4 37,4
Germania 83,2 81,5 Nuova Zelanda 32,3 37,0
Ungheria 81,3 80,4 Corea del Sud 33,4 34,1
Israele 76,1 74,3 Cina 33,5 25,8
Austria 71,8 72,2 Indonesia 27,4 25,0
Spagna 61,2 68,5 Australia 20,4 22,9
India 69,4 68,1 Lussemburgo 19,1 20,8
Olanda 62,9 66,2 Cile 8,6 9,9
Brasile 65,2 66,2 Russia 11,7 9,6
Polonia 54,9 55,4 Arabia Saudita 9,9 7,5
Norvegia 49,6 49,6 Estonia 6,7 6,0
           
Media Paesi Avanzati 60,5 62,8      
Fonte: ns elaborazione su dati FMI
 
Tra il 2000 ed il 2011 il Giappone risulta il Paese, tra tutti quelli esistenti al mondo, che ha registrato il più elevato incremento del debito pubblico (+89,6 punti percentuali); seguono Irlanda, Portogallo, Islanda e Grecia, che hanno registrato in tutti i casi un incremento superiore ai 50 punti percentuali nel proprio debito pubblico. Dall’altro lato, ci sono Paesi come la la Serbia, il Congo e la Liberia che hanno notevolmente ridotto il loro debito pubblico nel corso degli ultimi 11 anni. Tra i Paese avanzati, la Russia, l’Indonesia e l’Arabia Saudita sono quelli che hanno registrato le più alte riduzioni del debito pubblico in rapporto al PIL; attualmente il debito pubblico della Russia e quello dell’Arabia Saudita non superano il 10% del loro PIL. Anche la Danimarca e la Svezia hanno ridotto il rapporto tra debito pubblico e PIL nel corso degli ultimi 11 anni.

Andando ad esaminare il periodo più recente (a partire dal 2008 – l’inizio della crisi economica internazionale), emerge che l’Irlanda è il Paese che nel mondo ha registrato il più alto incremento del debito pubblico in rapporto al proprio Prodotto Interno Lordo con una differenza di circa 60 punti percentuali tra il 2008 ed il 2011; Tuttavia, anche Grecia, Giappone e Portogallo hanno registrato un incremento consistente del proprio debito pubblico negli ultimi 3 anni. Tra i Paesi avanzati, oltre a quelli citati, anche il Regno Unito e gli Stati Uniti presentano una performance finanziaria negativa con un rapporto tre debito pubblico e PIL aumentato rispettivamente di circa 30 e 27 punti percentuali tra il 2008 ed il 2011. Dei tre Paesi con il più elevato debito pubblico nel mondo, l’It6alia e quello che ha registrato la performance meno negativa nel corso degli ultimi tre anni con un aumento di 14 punti percentuali circa nel proprio debito pubblico. Al contrario, la Norvegia, l’Arabia Saudita, l’India, l’Indonesia e l’Argentina hanno registrato un calo del proprio debito pubblico nel corso degli ultimi anni. Va infine evidenziato che solo 9 dei 42 Paesi Avanzati esaminati, hanno registrato una riduzione del rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo: il che conferma il continuo aggravarsi delle finanze pubbliche di questi Paesi.

Come, precedentemente detto, grazie all’aumento del debito pubblico alcune generazioni riescono a consumare una quantità maggiore di beni, servizi e risorse, a danno delle generazioni che seguiranno. Vediamo adesso, in termini assoluti, dove si concentra principalmente il debito pubblico, ovvero quali sono i Paesi con il più alto valore del debito pubblico. In totale, il debito pubblico dei Paesi avanzati al 2011 è stato pari a 39.759 miliardi di euro; più del 50% di questo debito è detenuto dagli Stati Uniti (29%) e dal Giappone (26%); seguono la Germania (2.095 MLD €), l’Italia (1.898 MLD €), la Francia (1.721 MLD €) ed il Regno Unito (1.433 MLD €), tutti con percentuali prossime al 5% del debito totale dei Paesi avanzati monitorati. In termini pro capite, i Paesi in cui ad ogni persona corrisponde in media una quantità di debito pubblico maggiore sono il Giappone (76 euro per ogni abitante), l’Irlanda (37 euro), gli Stati Uniti (36 euro), la Norvegia (35 euro) ed il Belgio (33 euro). L’Italia e la Grecia, prime in termini di debito pubblico su PIL, si posizionano comunque nella parte brutta della classifica, con circa 31 euro di debito pubblico per ogni abitante. Cina, Russia, India, Indonesia ed Estonia sono i Paesi che si caratterizzano per i valori più bassi di debito pubblico pro capite.
 
Grafico – Debito pubblico nei Paesi Avanzati
(Distribuzione percentuale)
Fonte: ns elaborazione su dati FMI

Tabella – Debito pubblico nei Paesi Avanzati
(Miliardi di euro)
Paese 2010 2011   Paese 2010 2011
Stati Uniti 10.811,7 11.161,9   Portogallo 161,3 183,3
Giappone 8.923,4 9.700,0   Norvegia 156,5 172,5
Germania 2.061,0 2.095,4   Irlanda 144,3 164,2
Italia 1.842,9 1.897,9   Argentina 137,2 157,6
Francia 1.591,2 1.721,2   Indonesia 146,6 152,3
Regno Unito 1.283,4 1.433,0   Svezia 137,7 144,9
Cina 1.502,6 1.354,7   Israele 124,9 129,8
Brasile 1.054,8 1.178,5   Russia 131,2 127,7
Canada 1.013,4 1.061,0   Sud Africa 96,8 113,6
India 843,4 894,4   Danimarca 102,2 111,5
Spagna 643,1 735,0   Finlandia 87,0 93,0
Olanda 369,9 400,0   Ungheria 79,0 81,1
Messico 335,2 363,6   Repubblica Ceca 56,0 64,2
Belgio 340,7 363,5   Nuova Zelanda 33,9 43,1
Grecia 328,6 350,3   Arabia Saudita 33,6 32,8
Korea del Sud 256,2 274,0   Slovacchai 27,0 30,8
Australia 191,6 244,4   Cile 14,1 17,6
Svizzera 199,8 222,9   Slovenia 13,7 16,9
Turchia 234,5 220,0   Islanda 8,8 10,0
Austria 205,6 217,5   Lussemburgo 7,7 8,8
Polonia 194,6 204,7   Estonia 0,1 0,1
             
Paesi avanzati 35.927,2 37.949,9        
* Per la conversione in euro sono stati utilizzati i tassi di cambio presenti nel sito della Banca Centrale Europea
Fonte: ns elaborazione su dati FMI
 
Tabella – Debito pubblico pro capite nei Paesi Avanzati
(Euro di debito pubblico per ogni abitante)
Country 2010 2011   Country 2010 2011
Giappone 70,0 76,1   Svezia 14,8 15,5
Irlanda 32,3 36,8   Australia 8,6 10,9
Stati Uniti 34,9 35,7   Nuova Zelanda 7,8 9,8
Norvegia 31,9 34,9   Slovenia 6,8 8,3
Belgio 31,2 33,0   Ungheria 7,9 8,1
Italia 30,5 31,3   Repubblica Ceca 5,3 6,1
Grecia 29,4 31,3   Brasile 5,5 6,0
Canada 29,8 30,7   Slovacchia 5,0 5,7
Islanda 27,2 30,7   Corea del Sud 5,2 5,6
Svizzera 25,7 28,4   Polonia 5,1 5,4
Francia 25,3 27,2   Argentina 3,4 3,9
Austria 24,5 25,9   Messico 3,1 3,3
Germania 25,3 25,7   Turchia 3,3 3,0
Olanda 22,3 24,0   Sud Africa 1,9 2,2
Regno Unito 20,6 22,9   Arabia Saudita 1,3 1,2
Danimarca 18,5 20,1   Cile 0,8 1,0
Finlandia 16,2 17,2   Cina 1,1 1,0
Portogallo 15,2 17,2   Russia 0,9 0,9
Israele 16,8 17,1   India 0,7 0,7
Lussemburgo 15,2 17,1   Indonesia 0,6 0,6
Spagna 14,0 15,9   Estonia 0,0 0,0
             
Paesi Avanzati (media) 15,4 16,6        
* Per la conversione in euro sono stati utilizzati i tassi di cambio presenti nel sito della Banca Centrale Europea
Fonte: ns elaborazione su dati FMI
 
 
Il debito estero
 
Come detto, il debito estero esprime il valore totale del debito (pubblico e privato) contratto da un Paese verso creditori (pubblici e privati) di altri Paesi. Questo valore è importante, in quanto esprime la dipendenza di un Paese da fonti di finanziamento estere (quanto un Paese dipende finanziariamente dagli altri).
 
I dati presenti nel database della Central Intelligfence Agency (The World Factbook) evidenziano che il Paese in cui il debito estero incide per una percentuale maggiore del proprio Prodotto Interno Lordo è il Lussemburgo (3.647%), seguito dall’Irlanda (108,5%), dall’Islanda (886%), dal Regno Unito (407%) e dall’Olanda (316%). Va evidenziato che il Giappone e l’Italia, due Paesi caratterizzati da un elevato debito pubblico, non figurano tra i primi Paesi in termini dei debito estero. Tra i Paesi meno dipendenti dall’esterno, troviamo, invece, l’Arabia saudita (17,5%), il Brasile (16,4%), l’India (15,9%), il Sud Africa (11,7%) e la Cina (9,6%).

Tabella – Debito Estero nei Paesi Avanzati: i migliori (colonna destra) ed i peggior (colonna sinistra) Paesi
(Paesi classificati in base al rapporto Debito Esterno / PIL)
  Debito Estero (MLD $) PIL (MLD $) Debito Estero (% del PIL)   Debito Estero (MLD $) PIL (MLD $) Debito Estero (% del PIL)
Lussemburgo 2.146 58 3.673,9 Stati uniti 14.710 15.094 97,5
Irlanda 2.352 218 1.080,5 Australia 1.377 1.488 92,5
Islanda 125 14 886,2 Slovacchia 73 96 75,9
Regno Unito 9.836 2.418 406,9 Canada 1.181 1.737 68,0
Olanda 2.655 840 315,9 Polonia 307 514 59,7
Belgio 1.399 513 272,5 Nuova Zelanda 85 162 52,2
Portogallo 548 239 229,5 Repubblica Ceca 102 215 47,2
Finlandia 577 267 216,5 Giappone 2.719 5.869 46,3
Svizzera 1.346 636 211,6 Israel 112 243 46,1
Austria 884 419 210,7 Turchia 314 778 40,3
Francia 5.633 2.776 202,9 Cile 99 248 39,7
Grecia 583 303 192,5 Korea del Sud 397 1.116 35,6
Svezia 1.016 538 188,8 Argentina 136 448 30,4
Danimarca 627 333 188,1 Russia 519 1.850 28,1
Spagna 2.570 1.494 172,1 Indonesia 159 846 18,8
Germania 5.624 3.577 157,2 Messico 204 1.155 17,7
Norvegia 645 484 133,3 Arabia Saudita 101 578 17,5
Slovenia 61 50 123,5 Brasile 410 2.493 16,4
Italia 2.684 2.199 122,1 India 267 1.676 15,9
Estonia 25 22 114,3 Sud Africa 48 408 11,7
Ungheria 146 140 104,1 Cina 697 7.298 9,6
Fonte: ns elaborazione su dati CIA
 
 
Il debito totale
 
Il debito totale include il debito pubblico e privato (istituzioni finanziarie, imprese non finanziarie e famiglie). Secondo i dati della MCKinsey, al II trimestre del 2011 il Giappone è il Paese con il più elevato rapporto tra debito totale e PIL (512%), in cui la componente pubblica e le Istituzione finanziarie giocano la parte del leone con il 226% ed il 120% del PIL. Segue il Regno Unito rispetto a cui il debito totale misura il 507% del Prodotto Interno Lordo di cui resta impresso l’enorme debito accumulato dalle Istituzioni finanziarie (219%) – il più elevato tra i Paesi analizzati nell’indagine della MCKinsey. La Francia, al terzo posto per rapporto % tra debito totale e PIL, si caratterizza per la presenza più elevata di debito di istituzioni non finanziarie (il 111% del PIL). In Italia, al quarto posto, conta molto la presenza del debito pubblico, ma in questo Paese, le famiglie e le istituzioni finanziarie sono meno indebitate. Tra i cd PIGS, l’Irlanda risulta essere il Paese maggiormente indebitato, con il debito totale che ammonta al 663% del proprio PIL; anche in questo Paese, come nel Regno Unito, fa impressione il forte debito delle istituzioni finanziarie (il 259% del PIL), ma in questo caso anche le imprese non finanziarie sono molto indebitate (il loro debito è pari al 194% del PIL). La Spagna possiede un debito totale superiore anche a quello della Francia se rapportato al proprio Prodotto Interno Lordo (363%); in questo Paese il problema debitorio maggiore è attribuibile alle imprese non finanziarie (134%); situazione simile in Portogallo dove il debito totale espresso in rapporto al PIL è pari al 356%, di cui la componente espressa dalle istituzioni non finanziarie è del 128%. Infine, c’è la Grecia che, il cui debito totale è pari al 267% del PIL, ma ben il 152% è da attribuire alla componente pubblica.
 
Grafico – Debito totale nei principali Paesi avanzati
(Distribuzione settoriale, dati in % del PIL, II Trim. 2011)
Fonte: ns elaborazione su dati McKinsey (gennaio 2012)
 
 
Conclusioni
 
Un accurata conclusione su questa materia non può non partire dalla razio esistenziale del debito. Perché una persona, un soggetto più in generale, dovrebbe indebitarsi? Ci sono due ordini di ragioni. La prima è una necessità: mi indebito perché la mia situazione economica e/o finanziria stanno andando male ed ho bisogno “momentaneamente” di denaro. Esempio: un contadino il cui raccolto è stato devastato dal maltempo (un tornado è passato sul suo campo lasciando integro il campo del contadino affianco) chiederà per questa stagione (e solo per questa stagione) parte del raccolto dal contadino che ne ha avuto uno abbondante. L’anno successivo “glielo restituisce”. Il secondo motivo è lo sviluppo: Voglio comprarmi un campo da coltivare, ma non ho i soldi per farlo, chiedo a chi ce li ha obbligandomi a restituirglielo poco alla volta grazie all’attività remunerativa dei miei futuri raccolti.
 
Bene, se il debito viene concesso ed ottenuto esclusivamente per coprire il fabbisogno derivante dalla necessità o dallo sviluppo, allora, a meno di una disgrazia, difficilmente non verrà restituito. Il problema emerge nel momento in cui il debito eccede il reale fabbisogno finanziario. Questo è quanto è accaduto al debito pubblico dell’Italia ed a quello della Grecia. Tali Paesi hanno richiesto ai risparmiatori interni ed esteri risorse finanziarie che eccedevano le proprie capacità di sviluppo; parte di tali finanziamenti ha permesso ai cittadini (non tutti) di vivere al di sopra delle possibilità realmente offerte dal Paese e di accumulare ricchezza (non a caso l’Italia è uno dei Paesi che si caratterizza per la più elevata ricchezza dei patrimoni della famiglia in rapporto al Pil e per una forte disuguaglianza della sua distribuzione).[1] L’incapacità di ripagare il debito ed il conseguente graduale aumento degli interessi su di essi ha generato una bolla al rialzo dei debiti pubblici di questi Paesi. La situazione non è, tuttavia, più rosea per i Paesi in cui è il debito privato ad essere eccessivo. Nel Regno Unito ad esempio l’elevato debito delle istituzioni finanziarie può inficiare seriamente anche la solvibilità del Paese e quindi del suo debito pubblico. Lo stesso discorso vale nei Paesi in cui sono le famiglie o le imprese ad avere un debito elevato in quanto qualsiasi soggetto in un Paese si dimostri insolvente creerà problematiche economiche e finanziarie al Paese stesso. Pensate all’Irlanda, dove il debito delle imprese arriva a pesare quasi 2 volte il PIL. Sicuramente si tratta di imprese caratterizzate da forti squilibri finanziari che per essere aggiustati richiederanno tempi e sacrifici.
 
In conclusione, un elevato debito (pubblico e privato) è una delle peggiori eredità che si possono lasciare alle generazioni future. In alcuni Paesi (Italia e Grecia) le giovani generazioni stanno seriamente pagando le conseguenze dei debiti accumulati in passato; sempre meno giovani riescono a trovare un occupazione ed una sistemazione economica stabile perché poche o inesistenti (o addirittura opposte) sono le possibilità del governo di intervenire per risolvere crisi e favorire lo sviluppo. Sono le famiglie ricche di questi Paesi (ovvero quelle che si sono arricchite in passato grazie alla bolla del debito pubblico) che dovrebbero finanziariamente sostenere la riduzione del debito pubblico in modo da dare un sospiro di sollievo alle casse dello Stato.
 
 
NOTA METODOLOGICA
 
Paesi Avanzati: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giappone, Grecia, India, Indonesia, Irlanda, Islanda, Israele, Italia, Korea del Sud, Lussemburgo, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Sud Africa, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria
 
 
BIBLIOGRAFIA
 
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Bonner Will, Wiggin Addison, Agora, (2009), The New Empire of Debt: The Rise and Fall of an Epic Financial Bubble (Agora Series), Wiley Edition
 
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McKinsey Global Institute, (2011), Debt and deleveraging: The global credit bubble and its economic consequences, Jenuary 2010
 
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Mauldin John, Tepper Jonathan, (2010), Endgame: The End of the Debt Supercycle and How It Changes Everything, Wiley Edition
 
Menzie D. Chinn, Jeffry A. Frieden, (2011), Lost Decades: The Making of America's Debt Crisis and the Long Recovery, W. W. Norton & Company
 
Mian, Atif and Amir Sufi, “Household leverage and the recession of 2007 to2009,”NBER Working Paper Number 15896, April 2010
 
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Reinhart, Carmen M. and Kenneth S. Rogoff, “A decade of debt,” NBER Working Paper Number 16827, February 2011
 
Reinhart, Carmen M. and Kenneth S. Rogoff, “From financial crash to debt crisis,”American Economic Review, 2011, Volume 101, Number 5 (August): 1676–1706
 
Sannino Gabriele, (2012), I segreti del debito pubblico, Fuoco Edizioni
 
Sen. Tom A., Coburn M.D., John Hart, (2012), The Debt Bomb: A Bold Plan to Stop Washington from Bankrupting America, Thomas Nelson
Ministero dell’economia e delle finanze, dipartimento della ragioneria generale dello stato, La spesa dello stato dall’unità d’italia anni 1862-2009, gennaio 2011
 
 
LINK
 
 
Banca d’Italia - www.bancaditalia.it
 
FMI – Data and Statistics - http://www.imf.org/external/data.htm
 
 


ENDNOTE

[1] Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza,pari, nel 2009, a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l’8 del Regno Unito, il7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti).Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate: l’ammontare dei debiti è pari all’82 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circail 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento, nel RegnoUnito del 170 per cento)…. La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione: molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza – desunte dall’indagine campionaria della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane – indicano che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della ricchezza complessiva. L’indice di Gini, che varia tra 0 (minima concentrazione) e 1 (massima concentrazione)10, risultava pari a 0,613. Seconde stime provvisorie, nel 2010 sarebbe cresciuto a 0,624, un aumento presumibilmente attribuibile agli effetti della grande recessione che, tuttavia, lo riporta in linea con i valori della fine degli anni novanta. (Banca d’Italia, La ricchezza delle famiglie italiane nel 2010, supplementi al bollettino statistico, 14 Dicembre 2011)

 


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