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L’Impronta Ecologica in Italia: occorrerebbero “4 Italie” per far fronte ai bisogni di consumo degli italiani!

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Negli anni ‘20, il Prof. Simon Kuznet creò una misura del valore prodotto all’interno di un singolo Paese in un determinato anno: il Prodotto Interno Lordo (PIL). Eravamo al termine della Seconda Rivoluzione Industriale, e c’era ancora molto da guadagnare in "benessere materiale." il PIL quindi capitava a pennello e si è dimostrato un ottimo indicatore per misurare lo sviluppo di un Paese. Da allora “la crescita del PIL” è stata la missione principale di quasi tutti i Paesi del mondo. Ma adesso le cose sono cambiate. Stiamo sovra-sfruttando il nostro pianeta, e, in diversi Paesi, il benessere materiale è eccessivo. Oggi abbiamo bisogno di un nuovo indicatore, una misura che ci aiuti a mettere sotto controllo il nostro impatto (la nostra impronta) sull'ambiente. L'aumento del PIL non può essere più la nostra priorità.

 
 (a cura di Dario Ruggiero)
 
Noi (cittadini, imprese, istituzioni), nello svolgere le nostre attività ordinarie, produciamo una certa pressione sulla natura: utilizziamo materie prime (per produrre nuovi prodotti); in questo processo consumiamo energia e generiamo emissioni di CO2; produciamo rifiuti; usiamo spazio per le infrastrutture urbane etc...
Ciascuna di queste attività può essere misurata separatamente (tasso di deforestazione, consumo di energia, emissioni di CO2, produzione di rifiuti, riciclaggio etc ...). Ma solo nel 1990, Mathis Wackernagel, allora ricercatore presso la University of British Columbia e, successivamente, fondatore e presidente del Global Footprint Network, ha concepito un indice che sintetizza l’impatto di tutte queste attività in un unico numero. Esso descrive il nostro impatto ambientale sia a livello globale che a livello nazionale: l'Impronta Ecologica.
 
L'impronta ecologica misura le risorse ecologiche richieste da una determinata popolazione per soddisfare i propri consumi (in termini di alimenti e fibre vegetali, prodotti ittici, legna e prodotti forestali, spazio per la realizzazione di infrastrutture urbane) e per assorbire i propri rifiuti (Soprattutto le emissioni di anidride carbonica). L'impronta ecologica monitora l'utilizzo di sei categorie di superfici produttive: da coltivazione, da pascoli, da pesca, da costruzione, forestali, e per l’assorbimento di anidride carbonica.
 
La Biocapacità di una città o di una nazione rappresenta il “grado di produttività” dei suoi asset naturali (terreni agricoli, terreni da pascoli, foreste, superficie per la pesca e area destinabile alle costruzioni).
 
Sia l'Impronta Ecologica che la Biocapacità sono espresse in global hectares (ettari globali di terreno). Confrontando l'Impronta Ecologica e la Biocapacità possiamo dire se una comunità/un Paese/il mondo è in una condizioni di Deficit Ecologico (ovvero di “overshoot”- quando l'Impronta Ecologica è maggiore rispetto alla Biocapacità) o di Credito Ecologica (quando l'Impronta Ecologica è inferiore alla Biocapacità) .
 
 
La nuova piattaforma dati: la Ecological Footprint Data Explorer
 
Dal 1990, anche se l'Impronta Ecologica ha acquisito un riconoscimento internazionale sempre maggiore, come indicatore rivoluzionario atto a misurare l’impatto dell’attività umana sull’ambiente, la distribuzione dei dati non è stata adeguata.  Per questo motivo, il 27 aprile del 2017, il Global Footprint Network ha lanciato una nuova piattaforma dati user-friendly (The new Ecological Footprint Data Explorer). Al seguente indirizzo web è possibile ottenere dati sull'Impronta Ecologica a livello globale e di singolo Paese - http://data.footprintnetwork.org/index.html.
 
 
Alcune considerazioni sui dati globali
 
Si osservi la seguente figura. Essa mostra i dati dell'Impronta Ecologica e della Biocapacità (entrambi misurati in ettari globali pro capite) a livello globale dal 1961. Il grafico è chiaro: prima del 1971 l'Impronta Ecologica risultava inferiore alla biocapacità: l'impatto dell’uomo sulla Terra era contenuto e confinato entro i limiti ecologici; la nostra società, prima del 1971 era sostenibile. Successivamente, l’overshoot (il divario tra l'Impronta Ecologica e la Biocapacità) è aumentato sempre di più. Ora avremmo bisogno di un pianeta grande 1 volta e mezzo la Terra, se non vogliamo ricorrere (e gradualmente esaurire) lo stock di risorse del nostro Pianeta. Il risultato? Stiamo pian piano impoverendo il nostro pianeta e danneggiando gravemente il capitale naturale che esso ci offre.
 
 
Grafico: l’Impronta Ecologica e la Biocapacità a livello globale (gha per persona)
Fonte: Global Footprint Network, 2017 National Footprint Accounts
 
 
Italia: occorrerebbero 4 Italie per far fronte alla nostra Impronta Ecologica
 
Se in media, a livello globale, l'Impronta Ecologica è di 2,9 ettari per persona e la Biocapacità è di 1,7 ettari per persona, i dati variano da Paese a Paese. Il Lussemburgo e il Qatar sono i Paesi con la massima Impronta Ecologica, rispettivamente 13,1 gha e 12,6 gha per persona. Confrontando il dato con la Biocapacità globale (1,7 gha per persona), se tutti i Paesi della Terra vivessero seguendo lo stile di Lussemburgo o Qatar, avremmo bisogno di un pianeta grande più di 7 volte la Terra per non esaurire le nostre risorse naturali.
 
Gli Stati Uniti si posizionano al 7° posto in termini di Impronta Ecologica (8,6 gha per persona - l'equivalente di 5 pianeti Terra). Con 4,5 gha per persona, l'Italia è 52° (sarebbero necessari quasi tre pianeti Terra). Se il dato italiano viene confrontato con la propria biocapacità (1,1 gha per persona), occorrerebbero 4 Italie per soddisfare in modo sostenibile le nostre esigenze di risorse ecologiche.
 
 
Grafico: Impronta Ecologica e Biocapacità in Italia (gha per persona)
Fonte: Global Footprint Network, 2017 National Footprint Accounts
 
 
Grafico: Impronta Ecologica e Biocapacità – confronto tra Paesi (gha per persona)
Fonte: elabprazione LTEconomy su dati Global Footprint Network, 2017 National Footprint Accounts
 
 
Conclusioni
 
Sono passati più di 20 anni da quando l'Impronta Ecologica è stata introdotta e, anno dopo anno, si è dimostrata una misura solida del nostro impatto sulle risorse naturali. Ora abbiamo una piattaforma dati user-friendly che può aiutare a diffondere le informazioni che questa preziosa misura può offrire a noi tutti (cittadini, imprese e istituzioni).
 
È vero, i dati non sono molto incoraggianti. Ma la cosa straordinaria è che questa misura può essere utilizzata in modo positivo (per guidare i policy-maker): i Paesi possono impostare un obiettivo di Impronta Ecologica e misurare il loro progresso verso la sostenibilità. Tale attività può essere fatta anche a livello locale con la supervisione della Global Footprint Network.
 
Il modo in cui viene valutato il progresso di un Paese non può non tener conto dell’impatto ambientale. Fino ad ora, questo non era molto facile da fare. Ora abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Facciamolo!

 

 
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Figura: di quanti pianeti abbiamo bisogno se vivessimo come ...

 Fonte: Long Term Economy  

 
Dario Ruggiero,
LTEconomy, 21 Maggio 2017
  
  
Fonti
 
Global Footprint Network
 
Global Footprint Network, The new Ecological Footprint Data Explorer
 
 
Altri articoli correlati
 
LTEconomy, Intervista (con Dario Ruggiero) sull'impronta ecologica e la Long Term Economy
 
LTEconomy, Focus – all about the ecological footprint
 
LTEconomy, Interview with Mathis Wackernagel
 
 
 

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