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L’economia della “ciambella”, Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

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Quando per la prima volta ci si imbatte nell’espressione “Economia della ciambella”, la nostra deduzione è che: a) o ci troviamo di fronte ad uno scherzo; b) o di fronte ad un modello per gestire meglio l’acquisto e la fornitura di cibo. Non è così! Il modello economico della ciambella (la Doughnut economy) proposto dalla famosa economista di Oxford, Kate Raworth, è un qualcosa di molto più profondo, un approccio al tempo stesso filosofico e pragmatico, sulla questione dell'economia sostenibile. Pensare che ci siano due linee, due limiti, due confini, oltrepassati i quali possono scatenarsi una serie di conseguenze negative per lo sviluppo umano, è di estrema utilità e praticità per i cittadini, gli accademici, le imprese e le istituzioni di tutto il mondo. Kate Raworth, nel suo libro L’economia della “ciambella”, sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, spiega in modo chiaro e scientifico le basi per lo sviluppo sostenibile.

 
 (a cura di Dario Ruggiero)
 
In che cosa consiste “l’economia della ciambella”
 
"Raggiungere lo sviluppo senza portare danni alla Terra.” Questo è lo scopo principale della Doughnut Economy di Kate Raworth. Questo modello tiene conto di due confini: un confine interno relativo alle dimensioni sociali (inner boundery) ed un confine esterno che relativo ai limiti ambientali (outer boundery). Tra questi due confini si estende un’area (che assume la forma di una "ciambella") in cui lo sviluppo sostenibile è possibile.
 
1) Il confine interno (la dimensione sociale): secondo Kate, una società stabile dovrebbe garantire a tutte le persone la disponibilità delle risorse di base (cibo, acqua, assistenza sanitaria ed energia) in modo tale che i diritti umani vengano pienamente rispettati. La dimensione sociale forma un confine interno, al di sotto del quale si sviluppano le condizioni per la privazione umana.
2) Il confine esterno (i limiti ambientali): l'utilizzo delle risorse naturali da parte dell’uomo non dovrebbe porre sotto stress i processi naturali della Terra (causando, ad esempio, Cambiamento Climatico e perdita di biodiversità) al punto tale da spingerla fuori dallo “stato stabile”.  La dimensione ambientale forma un confine esterno, superato il quale si realizzano le condizioni di degrado ambientale.
 
Kate ha individuato 11 dimensioni per la dimensione sociale (basato sulle priorità dei governi per Rio + 20) e 9 dimensioni per la dimensione ambientale prendendo spunto dal testo di Rockström et al (2009b).
 
Figura: L’economia della ciambella – uno spazio sicuro e giusto per l’umanità
 
Le 11 dimensioni della dimensione sociale sono illustrative e si basano sulle priorità dei governi per Rio + 20. Le nove dimensioni del confine ambientale si basano sui confini planetari stabiliti nel testo di Rockström et al (2009b).
Fonte: Kate Raworth (2017)
 
 
Viviamo all'interno della ciambella?
 
I primi tentativi di quantificare i confini sociali e planetari mostrano che l'umanità è lungi dal vivere all'interno della ciambella.
 
Secondo il Global Footprint Network, l'Ecological Footprint (le risorse ecologiche che utilizziamo per soddisfare le nostre esigenze) è molto più elevata della Biocapacità (le risorse che la Terra può fornire in un anno senza esaurire lo stock di risorse). Il risultato? Dovremmo vivere in un pianeta grande 1 volta e mezzo il pianeta Terra. In altre parole, stiamo sforando il nostro budget annuale di risorse ed attingendo alle riserve naturali della Terra, producendone un graduale depauperamento. E se tutti nel mondo vivessimo come si vive negli  Stati Uniti, occorrerebbero 5 pianeti. Più nel dettaglio, il confine ambientale è già stato oltrepassato per almeno tre delle nove dimensioni: il Cambiamento Climatico, l'uso dell’azoto e la perdita di biodiversità.
 
Secondo la Banca Mondiale, l'11% della popolazione mondiale (circa 800 milioni di persone) è malnutrita e in alcuni Paesi in Via di Sviluppo (ad esempio, Repubblica Centrafricana, Haiti, Corea del Sud, Namibia, ecc ...) questa percentuale raggiunge o addirittura supera il  50%; l'11% della popolazione mondiale vive con meno di 1,9 dollari al giorno. E, infine (ma ci sarebbe ancora molto da aggiungere), circa il 30% della popolazione mondiale non ha accesso a strutture sanitarie adeguate.
 
Figura: L’Impronta Ecologica: di quanti pianeti avremmo bisogno se vivessimo come in……
Fonte: elabrazione LTEconomy su dati Global Footprint Network, 2017 National Footprint Accounts
 
 
È possibile vivere entro i confini della ciambella?
 
La sfida di spostarsi all’interno dello spazio messo a disposizione dalla ciambella è complesso perché i confini sociali e quelli planetari sono tra loro interdipendenti. I problemi ambientali possono alimentare la povertà e viceversa. Le politiche volte a rientrare entro i limiti ambientali possono, se mal progettati, spingere parte delle popolazioni a sfondare i confini del benessere sociale e viceversa. Ma le politiche ben progettate possono promuovere contemporaneamente l'eradicazione della povertà e la sostenibilità ambientale.
 
Ci sono 5 fattori chiave su cui lavorare:
 
1) Popolazione: naturalmente, più persone siamo sulla Terra maggiore è la quantità di risorse di cui abbiamo bisogno. Fortunatamente dal 1971 il tasso di crescita della popolazione si è ridotto. Il fattore chiave per stabilizzare il numero di persone che vivono sulla Terra si è dimostrato essere la capacità di "garantire una vita senza privazione", al di sopra dei limiti sociali.
2) Distribuzione: è necessario un utilizzo più equo ed efficiente delle risorse globali in modo da rientrare entro i confini della ciambella. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e del reddito rappresenta un grave problema, oltre che una grossa minaccia per il quieto vivere sulla Terra. E l’iniqua distribuzione della ricchezza si riflette altresì nel modo in cui le persone/i Paesi emettono i tanto paventati gas serra: il 45% delle emissioni globali di CO2 è prodotta dai soli 10% più grandi emettitori. Ma non si tratta solo di ricchezza; si tratta di diritti umani: Il 13% della popolazione mondiale è malnutrita. Fornire loro le calorie supplementari necessarie richiederebbe solo il 3% dell'attuale fornitura globale di alimenti. Si consideri a riguardo che almeno il 30% dell'approvvigionamento alimentare mondiale viene perso dopo la raccolta.
3) Aspirazione: vivere in un contesto urbano amplifica gli effetti del comportamento di massa e delle campagne promozionali sui nostri desideri e bisogni. Maggiore sarà la nostra aspirazione verso bisogni materiali, tanto maggiore sarà la nostra pressione sul pianeta Terra.
4) Urbanizzazione: entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane. Le città urbane possono anche offrire un'opportunità per soddisfare in modo più efficiente i nostri bisogni. Come? La scelta delle tecnologie nei settori dell’edilizia, del trasporto e dell'energia avrà un ruolo decisivo nel determinare la quantità di CO2 emessa nonché delle risorse utilizzate e dei rifiuti prodotti.
5) Governance: è necessaria una forte governance locale, nazionale e globale per affrontare in modo più sistematico e con una visione a lungo termine le sfide impellenti.
Secondo Kate, il passaggio dal PIL alla ciambella è indispensabile per superare le sfide del XXI secolo. Il PIL è una misura effimera, incompleta e superficiale. Non è adatta per gestire e curare il nostro pianeta Terra!
 
 
Tre cose essenziali che dovremmo conoscere sui limiti sociali ed ambientali
 
Questi due concetti condividono alcune importanti caratteristiche:
 
a) I limiti sociali ed ambientali sono interdipendenti: oltrepassare uno di questi due limiti può provocare una crisi nell’altra dimensione. Lo sviluppo sostenibile può essere raggiunto con successo solo se l'eradicazione della povertà e la sostenibilità ambientale vengono perseguiti contemporaneamente.
b) Entrambi i confini si basano sulle norme: sia la dimensione sociale che quella ambientale sono essenzialmente limiti normativi. Ciò che costituisce la deprivazione umana è determinato attraverso norme sociali ampiamente accettate. Allo stesso modo, i confini naturali sono basati sulle nostre percezioni del rischio e sulla desiderabilità di rimanere all'interno dell'Olocene.
c) Globale a locale: sia la dimensione locale che quella globale contano allo scopo di rimanere entro i confini ambientali e sociali. Ad esempio, la deforestazione all'interno di un Paese può produrre gravi effetti a livello locale (inondazioni etc…), prima ancora di manifestare i propri effetti a livello globale.
 
 
Conclusioni
 
Il libro di Kate Raworth chiarisce, utilizzando un’immagine molto semplice e chiara, quali sono le interconnessioni tra il benessere economico, sociale e ambientale. Queste tre dimensioni di benessere non possono essere raggiunte in modo separato. Devono essere perseguitate in contemporanea. Ci sono molti indici (in prima linea l'Impronta Ecologica e l'Indice di Sviluppo Umano) che ci permettono di misurare e monitorare il benessere ecologico e lo sviluppo sociale (e quindi lo sviluppo sostenibile).
 
Essere all'interno della "Ciambella" deve essere un dovere! In questa prospettiva, tutti noi, cittadini, imprese, istituzioni dobbiamo spostare la nostra prospettiva da una visione a breve termine (massimizzazione dei profitti, benefici e risultati a breve termine) ad una visione a lungo termine, verso il modello della  Long Term Economy.
 
 
La Long Term Economy è un modello economico in grado di condurci verso questo nuovo modo di pensare. Scopri di più sulla Long Term Economy.
 

 
Dario Ruggiero,
LTEconomy, 04 Giugno 2017
   
 
Fonti
 
Kate Raworth website - https://www.kateraworth.com/
 
Kate Raworth, (2017), Doughnut Economy, Seven ways to think like a 21st-century economist

 

 

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