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Internet delle Cose: una leva per la sostenibilità?

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A cura di Dario Ruggiero (giugno 2016)

 

Premessa

A partire dalla metà degli anni ‘90, Internet ha fatto grandi progressi (l'utilizzo di Internet è cresciuto di 100 volte dal 1995) e ora è un elemento molto importante della (quasi una necessità per la) nostra vita.   

Internet ha rivoluzionato il nostro stile di vita; ha cambiato il modo in cui cerchiamo, otteniamo e utilizziamo le informazioni, nonché il modo in cui socializziamo e gestiamo le nostre faccende e il nostro lavoro quotidiani. Grazie a Internet, ora riusciamo a ottenere le informazioni in un modo molto più semplice e più veloce rispetto al passato. Il mondo è diventato molto più aperto: ora risulta molto più facile contattare persone che vivono in luoghi distanti dal nostro; Internet ha migliorato la comunicazione a lunga distanza. E' diventata così onnipresente nella nostra vita che non molto tempo fa, è stato coniato un nuovo concetto: L'Internet delle cose (IOT). Di base, l’IdC è un concetto molto semplice: tutti i dispositivi che utilizziamo vengono collegati alla rete, in modo da poter comunicare con noi e con altri dispositivi/applicazioni, trasferendo informazioni essenziali sul loro stato o sullo stato di altri oggetti/dispositivi.
 
Allo stesso tempo, gli esseri umani sono sempre più sensibili ai rischi ambientali dovuti alla nostra eccessiva impronta ecologica. Quasi tutti ormai sappiamo che il modo in cui conduciamo le nostre attività sociali ed economiche sono insostenibili, perché caratterizzati da troppe inefficienze e sprecano troppe risorse. Di conseguenza, stanno emergendo concetti come economia sostenibile, decrescita economica, economia circolare, economia della condivisione (sharing economy), e molti movimenti ambientalisti si stanno sviluppando in tutto il mondo. Molti economisti (Jeremy Rifkin soprattutto) sostengono che Internet sta rivoluzionando il mondo e può rendere il nostro stile di vita molto più sostenibile, conducendoci verso un’economia circolare, un’economia della condivisione e una società a costo marginale zero. Internet sta attivando quella che Jeremy Rifkin definisce la Terza Rivoluzione Industriale, un'economia dove il sistema energetico e la logistica sono meglio organizzati grazie all'utilizzo razionale di Internet.
 
Detto questo, ciò che noi adesso ci chiediamo è: può l'Internet, così come sostiene Blake Burris, diventare la più grande leva per gli imprenditori nel tentativo di raggiungere una società sostenibile? Naturalmente, Internet da sola non basta; per raggiungere tale obiettivo, occorrerà cambiare molti modi di pensare. In ogni caso, una parte considerevole della nostra enorme impronta ecologica è dovuta alle numerose inefficienze che caratterizzano le attività commerciali e sociali quotidiane. Utilizzare Internet per migliorare il modo in cui tali attività vengono condotte potrebbe rappresentare un importante passo avanti verso una società più pulita e sostenibile.
 
 
 
 
 
 
Ringraziamenti
 
I migliori ringraziamenti per la realizzazione di questo articolo vanno al Prof. Benoit Montreuil (Direttore del Physical Internet Center at the Georgia Institute of Technology), e a Blake Burris (Fondatore del Cleanweb Movement) per averci concesso un’intervista sull’argomento. (si vedano le interviste a Benoit Montreuil e Blake Burris). 
 
'IT can become the biggest lever
 available to entrepreneurs
to address environmental and resource issues …'
(Black Burris, LTEconomy, aprile 2016)
 
'The Big Change I’m calling for is
just moving from a ‘closed supply system’
to an ‘open supply network’ and
the Physical Internet will enable such a change.'
(Benoit Montreuil, LTEconomy, settembre 2015)
 
 
INDICE
Premessa
1. L’internet delle cose
2. La diverse applicazioni dell’IdC
3. Lo IoT Business Index
4. L’IdC e l’efficienza nei processi produttivi
5. L’ IdC e l’efficienza termodinamica: il caso della logistica
6. L’ IdC e l’efficienza termodinamica: il caso della mobilità urbana
7. Conclusioni
BIBLIOGRAFIA
 
 
1. L’internet delle cose  
   
1.1 Il significato dell’IdC
 
Il termine 'Internet delle cose' (IdC) è stato coniato da Kevin Ashton (fondatore del MIT Auto ID Center) nel 1995, per indicare l’importanza sempre maggiore che Internet e le informazioni ad esso connesse stanno assumendo nella dimensione fisica della nostra vita.
 
Edifici, auto, prodotti di consumo, e le persone diventano
spazi informativi che trasmettono diverse tipologie di dati attraverso dei Radio Frequency Tag
 
Alla base, l’IdC è un concetto molto semplice: tutti i dispositivi (dagli elettrodomestici ai container) vengono collegati ad internet; in questo modo essi ‘comunicano’ con noi, con gli altri dispositivi e con le applicazioni.  Gli edifici, le auto, i prodotti di consumo, e le persone diventano spazi informativi che trasmettono diverse tipologie di dati attraverso dei Radio Frequency Tag. L'Internet delle cose è una rete di oggetti fisici (o ‘cose’) che grazie all’uso dell'elettronica, di software e di sensori raccolgono e si scambiano dati.
 
 
L’Internet delle cose non riguarda solo le ‘case intelligenti.’
Esso va oltre ed include anche le città e l’industria intelligenti
 
Ad una prima osservazione, l’IdC si traduce in ‘smart homes.’ L'esempio più semplice è il ‘frigorifero intelligente:’ Un frigo che ti segnala quando la scorta di latte o di un altro alimento è terminata. Altri esempi (che sono già realtà) riguardano il riscaldamento domestico e l’energia. Tuttavia, l’IdC non riguarda solo le ‘case intelligenti.’ Esso va oltre ed include anche le città e l’industria intelligenti (con un sistema di trasporto pubblico e un sistema energetico molto più efficienti).
 
 
1.2 Alcuni dati sulla diffusione dell’IdC
 
Nel 2007, c’erano 10 milioni di sensori che
collegavano dispositivi all’Internet delle cose.
Nel 2013, quel numero ha superato i 3,5 miliardi, ed,
entro il 2030, si prevede che 100 miliardi di sensori
 
Nei soli Stati Uniti, 37 milioni di contatori intelligenti digitali forniscono informazioni in tempo reale sul consumo di energia elettrica (US Energy Information Administration, January 2013). Nel giro di dieci anni, ogni edificio in America e in Europa (ed anche in altri Paesi), sarà dotato di contatori intelligenti. Ogni dispositivo (termostati, linee di montaggio, accessori per il magazzino, televisori, lavatrici e computer) avrà dei sensori collegati al contatore intelligente. Nel 2007, c'erano 10 milioni di sensori che collegavano dispositivi all’Internet delle cose. Nel 2013, quel numero ha superato i 3,5 miliardi, ed, entro il 2030, si prevede che 100 miliardi di sensori siano connessi all’IdC (Brian Merchant, November 2013)
 
 
Figura: Il ruolo crescente dei sensori
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su Brian Merchant, novembre2013
 
 
I numerosi dispositivi di rilevamento, aiuteranno a raccogliere dati su una vasta gamma di materie, dai cambiamenti nel costo della energia elettrica, al traffico logistico lungo la supply chain, ai flussi di produzione, ai servizi e, infine, agli ultimi aggiornamenti sulle attività di consumo.
 
Secondo Gartner Inc. (una società di consulenza specializzata nella ricerca sulle tecnologie) (December 2013), entro il 2020 ci saranno circa 26 miliardi di dispositivi collegati nell’​​Internet delle cose. La ABI Research, invece,  stima che, il dato supererà i 30 miliardi di dispositivi.
 
Di seguito un elenco che classifica i Paesi in base alla quantità di dispositivi internet collegati in rete per ogni 100 abitanti (OCSE, 2015).
 
 
Figura: Dispositivi online per ogni 100 abitanti, (Primi Paesi OCSE)
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati OCSE
 
 
1.3 I fattori sottostanti lo sviluppo dell’IdC
 
Lo sviluppo dell’Internet delle Cose è stato reso possibile grazie a diversi fattori:
 
1) La riduzione del costo della tecnologia di base: i costi dei chip di identificazione a radiofrequenza (RFID, Radio-Frequency-Identification) e dei sistemi micro-elettro-meccanici (MEMS, Micro-Electro-Mechanical-Systems) sono crollati negli ultimi 5 anni. A tale fattore si è affiancata la discesa del costo dei router WiFi.
2) L'introduzione nel 2012 del Protocollo Internet versione 6 (IPv6): questa innovazione ha esteso in modo massivo il numero di indirizzi Internet disponibili, rendendo così possibile il collegamento a Internet di migliaia di miliardi di oggetti fisici. Con l'IPv4, infatti, solo 4,3 miliardi di indirizzi univoci potevano essere autorizzati su Internet (di cui 2 miliardi erano già assegnati alle persone collegate).
3) Lo sviluppo del cloud computing e di big data: la tecnologia e i software che memorizzano e analizzano i dati in modo da trarre informazioni utili.
4) Lo sviluppo dell’ Internet mobile: l'internet degli cose non riguarda solo i dispositivi interconnessi tra loro, ma anche i dispositivi connessi con le persone. Ciò è stato reso possibile dallo sviluppo di smartphone e dispositivi tablet.
 
 

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