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Il Decreto Lorenzin è “antiliberista?”

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Pur non essendo certo e dimostrato, molte persone e giornalisti “ragionevolmente” sostengono che il “Decreto Legge” sull’estensione dell’obbligo dei vaccini in Italia (Decreto Legge 7 giugno n. 73; cd. Decreto Lorenzin) faccia gli interessi delle case farmaceutiche produttrici di vaccini. Se questo è vero, il decreto in questione, oltre ad essere discutibile da un punto di vista costituzionale, va anche contro i principi stessi del “Capitalismo” e del “Libero Mercato,” tanto elogiati dai nostri cari amici politici a livello nazionale ed europeo, e, in prima istanza, dagli stessi Stati Uniti d’America. Ciò mostra totale incoerenza nei principi che lo State propone di difendere e nelle azioni che effettivamente intraprende.

 
 (a cura di  Dario Ruggiero)
 
 
Ci troviamo di fronte ad un esempio di “cattivo Capitalismo?”
 
Questo episodio a cui stiamo assistendo in Italia rappresenta la peggior forma di capitalismo: preserva la domanda per un prodotto nel settore della salute attraverso la “coercizione.”
 
Il “vero” capitalismo si basa sulla “concorrenza” che stimola il progresso e l’innovazione. Il Decreto Lorenzin è anticoncorrenziale. Blocca sul nascere un’emergente domanda (quella per la medicina alternativa) per preservare un prodotto (il vaccino) che mostra non poche falle e che non è gradito da una buona porzione della popolazione. Il risultato? L’industria farmaceutica non ha alcun incentivo ad innovarsi? Vediamo più in dettaglio ciò che sta accadendo….
 
 
L’emergente domanda di “cure naturali”
 
E’ evidente che se il “consumatore/paziente” inizia a rivolgersi a metodi di cura alternativi è perché la medicina allopatica non dà risposte sufficienti ad alcuni problemi  fisici (la domanda di cure alternative cresce soprattutto per trovare soluzioni parziali o totali a problemi/dolori cronici a cui spesso la medicina occidentale non dà adeguata risposta).
 
La soluzione non consiste nel distruggere mediaticamente le cure alternative, ma nello sviluppare soluzioni efficaci a tali problemi (ripeto a cui non si dà attualmente adeguata risposta), anche accettando un compromesso di integrazione con più efficaci metodi naturali, in modo tale da permettere a tali persone di praticare tali metodi in strutture adeguate ed affiancate da professionisti, evitando così il cd “fai da te” che potrebbe risultare in alcuni casi anche rischioso per la salute dell’individuo.
 
 
Un settore che non si rinnova: Il caso dei vaccini
 
Il caso dei vaccini è emblematico di come alcuni comportamenti volti a preservare lo status quo possano poi rivelarsi dannosi su più versanti: a) per l’interesse pubblico; b) per il rapporto paziente/servizio sanitario; 3) per l’industria sanitaria in se (che non si evolve).
E’ ovvio che “obbligando” i cittadini a vaccinare i proprio figli, le aziende farmaceutiche non hanno alcun incentivo a migliorare la “sicurezza” e la “qualità” dei propri vaccini, semplicemente perché il fatturato generato dai vaccini è “assicurato:” il cittadino non può decidere più se farlo o no; non esercita potere di controllo sul fornitore.
 
Il risultato è un calo del “benessere sociale,” un calo nella soddisfazione dei pazienti (che non trovano risposta all’esigenza di sicurezza nell’assicurare una salute di ferro ai propri figli), un peggioramento nel rapporto paziente/sanità, con conseguenze negative per altre aree di attività in cui operano le farmacie e gli istituti sanitari. 
 
Al contrario, le aziende farmaceutiche dovrebbero adoperarsi nel trovare soluzioni vaccinali che limitino al massimo gli effetti collaterali, producendo vaccini migliori da un lato e, dall’altro, intervenendo sulle modalità di somministrazione (da evitare, a parere dell’autore, qualora non siano strettamente necessarie, ovvero se ci si trova di fronte a malattie innocue e di cui non c’è alcuna epidemia in corso).
 
Il fatto che il vaccino generi “autismo” in alcuni bambini è innegabile. Piuttosto che obbligare i bambini a vaccinare, le istituzioni e le aziende farmaceutiche dovrebbero adoperarsi nel produrre vaccini che non generino più questi problemi.
 
 
Conclusioni
 
Questo articolo non affronta il Decreto Lorenzin su tematiche già affrontate (danni da vaccino e incostituzionalità). Propone un diverso difetto del decreto: “il suo vero impatto sul benessere sociale.” Esso lede uno dei principi basilari del “libero mercato” (espressione tanto propugnata dagli Stati Uniti e da tutti i Paesi occidentali): la libera concorrenza che produce innovazione e benessere sociale.

 

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 Fonte: Long Term Economy 

 
 
Dario Ruggiero,
LTEconomy, 19 Giugno 2017
   
 
 
 

 

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