Articoli

FOCUS – Tutto sullo spreco di cibo lungo la filiera agroalimentare

on .


A cura di Dario Ruggiero (Marzo 2013)
 
Premessa
 
Attualmente, nel mondo ci sono circa 6,9 miliardi di persone, di cui il 12,4% (868 milioni) sono “sottonutrite”. Considerando che nel 2050 supereremo i 9 miliardi di persone, in uno scenario pessimistico il numero di persone sottonutrite potrebbe ulteriormente aumentare, sfiorando 1,4 miliardi. Inoltre, il fenomeno della fame e della sottonutrizione va concentrandosi sempre più in determinate aree del mondo e, un ulteriore aumento degli squilibri in tal senso, potrebbe destabilizzare il clima di pace nel mondo. Saremo in grado di nutrire i quasi 3 miliardi di persone aggiuntive nel 2050? 
Parte della risposta potrebbe arrivare attraverso un miglioramento nella gestione delle perdite (spreco) di cibo lungo l’intera filiera agroalimentare (dal produttore al consumatore). Se già oggi riuscissimo a eliminare tutti gli sprechi di cibo, saremmo in grado di ridurre fortemente il numero di persone sottonutrite, fino ad annullarlo completamente. Pur considerando che “la gestione degli sprechi in campo alimentare” non è l’unica soluzione al problema (miglioramenti possono essere fatti nella produzione agroalimentare attraverso una gestione maggiormente bio-dinamica dei terreni; miglioramenti possono essere fatti attraverso una dieta che dia maggior peso ad alimenti di tipo vegetariano), in quest’articolo ci si concentrerà su questo importante aspetto che, se ben gestito, può comportare miglioramenti nella salute economica, sociale e ambientale del Pianeta, nonché nella salute degli essere umani.
 
 
 
Intervista con Carlo Petrini - (Fondatore dell’associazione “Slow Food”) 
 
 
In a world with limited natural resources 
(land, water, energy, fertilizer), and 
where cost-effective solutions are to be found 
to produce enough safe and nutritious food for all, 
reducing food losses should not be a forgotten priority.”
(Swedish Institute for Food
and Biotechnology (SIK) and FAO (2011))
 
 
Quante persone soffrono la fame nel mondo?

 

Grafico - Popolazione sottonutrita nel mondo e proiezioni al 2050



Fonte: ns elaborazione su dati FAO e UnitedNation (Statistiche sulla popolazione)
 
 
In base ai dati della Food and Agricolture Organization (FAO), al 2012 ci sono circa 868 milioni di persone sottonutrite[1] (il 12,4% della popolazione totale). Tra il 1990 e il 2012 il dato è migliorato passando da 1 miliardo di persone agli attuali 868 milioni (132 milioni in meno). Al 2012 l’Asia possiede il numero maggiore di persone sottonutrite (64,9%), seguita dai Paesi sub-sahariani (27,0%). Tuttavia, mentre in Asia il numero di persone sottonutrite è andato diminuendo nel corso del periodo analizzato, nell’Africa sub-sahariana il dato assoluto è peggiorato. Inoltre, considerando il fatto che in media nei Paesi dell’Asia sub-sahariana quasi il 30% (più di ¼) della popolazione è sottonutrita, dato ben superiore alla media mondiale (12,4%), appare evidente che il problema è ancora ben rilevante in questi Paesi; non a caso, in Paesi come l’Eritrea, la Somalia e il Burundi la percentuale di popolazione sottonutrita supera il 60%; viceversa, l’India e la Cina, rispettivamente con 217 e 158 milioni di persone sottonutrite, sono i Paesi che contribuiscono in modo maggiore ai quasi 900 milioni di persone sottonutrite nel mondo, ma, data la loro vasta popolazione, in termini relativi, le persone sottonutrite in questi due Paesi rappresentano rispettivamente il 17,5% e l’11,5% della popolazione. Sempre più frequenti sono inoltre le crisi alimentari (Food crisis) in Sahel, una zona dell’Africa sub-sahariana che si presenta particolarmente vulnerabile al cambiamento climatico (in particolare ai ripetuti fenomeni di siccità) e alla volatilità dei prezzi alimentari (vedi articolo).
 
Grafico – Le persone sottonutrite nel mondo, distribuzione per area geografica

Fonte: ns elaborazione su dati FAO
 
 
Prendiamo adesso in considerazione le proiezioni della popolazione mondiale al 2050. In tale anno, secondo le stime delle Nazioni Unite (Population Division), la popolazione globale sarà pari a circa 9,7 miliardi di persone, di cui più della metà residente in Asia. La regione dell’Africa sub-sahariana, la zona del mondo in cui ci sono le percentuali maggiori di persone sottonutrite, è quella che registrerà il tasso di crescita maggiore, con una popolazione che al 2050 sarà tre volte più grande di quella attuale, con circa 1,9 miliardi di persone. In uno scenario pessimistico, supponendo invariate le attuali percentuali di persone sottonutrite, nel 2050 le persone sottonutrite saranno 1,4 miliardi; più di 500 milioni riguarderanno i Paesi dell’Africa sub-sahariana e quasi 750 milioni risiederanno in Asia. Le proiezioni ottimistiche, fatte invece supponendo un continuo nel trend decrescente degli ultimi 20 anni della percentuale di popolazione sottonutrita, evidenziano una riduzione della popolazione sottonutrita a 685 milioni di persone, ma in questo caso il numero di persone sottonutrite nell’Africa sub-sahariana (414 milioni) supererà quello dell’Asia (232 milioni). In realtà ci sarebbe uno scenario ancora più pessimistico: supponiamo che nel 2050 non si riesca a nutrire adeguatamente più persone di quante è possibile farlo oggi. Attualmente, tali persone nel mondo assommano a 6,1 miliardi (ottenuto sottraendo ai 7,0 miliardi di persone esistenti al 2012 i 0,9 miliardi di persone sottonutrite). In tal caso la popolazione mondiale sottonutrita sarebbe pari a 3,6 miliardi, un numero catastrofico.
 
Grafico – Stime della popolazione sottonutrita al 2050, milioni di persone

Fonte: ns elaborazione su dati FAO e United Nation (Statistiche sulla popolazione)
 
 
Quanto cibo si perde lungo la filiera agroalimentare?


Tra Agosto 2010 e gennaio 2011 lo Swedish Institute for Food and Biotechnology (SIK) ha realizzato uno studio su commissione della Food and Agriculture Organization (FAO) sullo spreco di cibo lungo la filiera agroalimentare al fine di supportare il congresso internazionale “Save Food”(16-17 Maggio 2011). La perdita di cibo non rappresenta solo una maggior quantità di rifiuti da smaltire, ma un fenomeno che ha una grossa influenza sulla povertà e sulla fame nel mondo, sul cambiamento climatico e sull’uso delle risorse naturali.

La perdita o lo spreco di cibo può avvenire lungo 5 fasi della filiera del cibo: 1) produzione (production stage); 2) post-raccolto (post-harvest stage); 3) lavorazione (processing stage); 4) distribuzione (retail stage); consumo (consumption stage).

Si parla di “perdite” di cibo (Food losses) quando il cibo viene perso durante le prime tre fasi (ossia prima che il cibo arrivi alla fase di distribuzione); si parla invece di “spreco” di cibo (Food waste) quando il cibo viene perso nella fase di distribuzione e di consumo (Parfitt et al., 2010).

Globalmente, circa 1/3 del cibo prodotto per il consumo degli uomini è perso o sprecato lungo la filiera, ovvero 1,3 miliardi di tonnellate all’anno. In termini pro-capiti, in Europa e Nord America vengono persi o sprecati circa 280-300 kg di cibo all’anno (su una produzione totale pro capite di circa 900 kg alla’anno); nell’Africa sub-sahariana e nell’Asia sud-orientale si perdono tra i 120 e i 170 kg di cibo pro capite all’anno (su 460 kg prodotti ogni anno). In sostanza, nei Paesi più ricchi si perde circa 1/3 del cibo prodotto; in quelli più poveri la perdita è di circa ¼.

La perdita di cibo riguarda l’intera filiera agroalimentare, ma, mentre in generale nei Paesi a medio alto reddito la maggior parte delle perdite avviene nella fase distributiva e in quella del consumo (ossia ci troviamo di fronte a fenomeni di Food waste), nei Paesi in via di sviluppo la maggior parte delle perdite avviene nel corso della fase produttiva, di post-raccolto e in quella di trasformazione dei cibi.
 
Grafico – Perdita pro capite di cibo, % di perdita dovute alle fasi pre-consumo e a quella di consumo
Fonte: ns elaborazionesu Swedish Institute for Food and Biotechnology (2011)
 
 
Esaminiamo adesso le perdite di cibo che avvengono lungo l’intera filiera agroalimentare con riferimento alla produzione di cereali ed a quella di frutta e verdura.
 
Per quanto riguarda i cereali in Europa e nel Nord America si perde tra il 33 e il 35%, di cui una percentuale che va tra il 22 e il 25% è imputabile alla sola fase di consumo (in pratica tra il 65 e il 71% del cibo perso riguarda la sola fase di consumo); la percentuale di cibo persa nella fase di consumo scende notevolmente nei Paesi più poveri: in Africa la fase di consumo incide per il 30-38% del cibo perso lungo l’intera filiera; nel Sud-est asiatico solo il 17,5% della perdita totale avviene nella fase di consumo. Passando alla categoria frutta e verdure, la percentuale di cibo persa nella fase di consumo si riduce anche nei Paesi ricchi, anche se resta più elevata rispetto alle altre aree geografiche esaminate. In Europa e nel Nord America si perde tra il 46 e il 52% di frutta e verdura lungo l’intera filiera; la fase di consumo in questi Paesi contribuisce per il 28-37,5% delle perdite di cibo. La percentuale di cibo perso nei Paesi più poveri e simile a quella dei Paesi ricchi, ma ancora una volta in questo caso la fase di consumo incide in modo inferiore; in Africa la fase di consumo contribuisce per una percentuale che va tra il 7,7 al 10,9% del totale del cibo perso. Per la carne e i prodotti caseari le percentuali di perdite sono inferiori (intorno al 20% in quasi tutte le aree per quanto riguarda la carne e con percentuali che non superano il 20% nei Paesi ricchi per i prodotti caseari); anche in questo caso, tuttavia, la fase di consumo incide in modo maggiore sulle perdite in Europa e in Nord America rispetto agli altri Paesi. Con riferimento al pescato e ai prodotti di mare, le percentuali di perdita si avvicinano a quelle viste per i cereali, tuttavia, anche in questo caso nei Paesi ricchi la fase di consumo incide in modo maggiore sulle perdite rispetto ai Paesi più poveri.
 
 
Le cause e la prevenzione della perdita e dello spreco di cibo
 
In precedenza si è detto che la perdita di cibo avviene lungo l’intera filiera agroalimentare, dalla produzione al consumo. Esaminiamo adesso le cause di tali perdite.

1. Nei Paesi industrializzati la perdita di cibo si ha quando la produzione eccede la domanda: in generale, al fine di consegnare le quantità concordate, gli agricoltori, tenendo conto di possibili inconvenienti (cattivo tempo, parassiti etc…), pianificano una produzione di sicurezza, finendo per produrre quantità eccedenti a quelle necessarie; parte di questi eccessi viene utilizzata o venduta per nutrire gli animali, tuttavia, si potrebbe fare di più, destinandola veramente al fine per cui era stata pianificata (il consumo umano).

Prevenzione: comunicazione e cooperazione tra gli agricoltori. Una maggior cooperazione tra gli agricoltori può prevenire la sovrapproduzione di cibo, consentendo alla produzione in eccedenza di un agricoltore di coprire i deficit produttivi di un altro agricoltore.

2. Nei Paesi in via di sviluppo e, qualche volta, anche in quelli sviluppati, una perdita di cibo può essere causata da una raccolta prematura:specialmente gli agricoltori poveri, talvolta, anticipano la raccolta a causa di deficienze di cibo oppure per necessità di soldi; il cibo in questo modo perde in qualità e in valore, e può essere buttato nel cassonetto se non è adatto al consumo.

Prevenzione: organizzazioni di piccoli agricoltori con una maggiore scala e diversificazione di prodotti. I piccoli agricoltori possono organizzarsi in gruppi in modo tale da produrre nel complesso quantità maggiori e più diversificate di prodotti agricoli e da allevamento. In questo modo essi possono aver maggiori possibilità di accesso al credito e maggiore fiducia dei compratori, con possibilità di ottenere pagamenti anticipati in caso di necessità finanziarie.

3. Elevati standard di qualità per i prodotti freschi nei supermercati causa spreco di cibo: parte della produzione non viene accettata dai supermercati perché non superano gli standard di peso, forma, grandezza e apparenza. Se pur questi scarti vengono utilizzati per nutrire gli animali da allevamento, essi non soddisfano il fine per cui sono stati prodotti (consumo umano) per cui anche in questo caso qualcosa di meglio si potrebbe fare per evitare lo spreco di cibo.

Prevenzione: ricerche sui consumatori presso i supermercati. I supermercati sono convinti che i consumatori non compreranno prodotti con difetti di peso, forma e apparenza. Tuttavia, alcune ricerche mostrano che i consumatori comprerebbero tali prodotti purché non affetti nel sapore (Stuart, 2009). La soluzione risiede nel proporre ai consumatori un più ampio range di qualità di prodotti.

Prevenzione: vendite più vicine ai consumatori. La vendita diretta ai consumatori evita la selezione in base agli standard dei supermercati.

4. Pochi, inadeguati magazzini e la mancanza di infrastrutture causano perdite di prodotti agricoli nella fase di post-raccolta nei Paesi in via di sviluppo: prodotti freschi come frutta, verdure, carne e pesce possono avariarsi specie nei climi caldi a causa di infrastrutture inadeguate per il trasporto, magazzini inadeguati, assenza di sistemi refrigeratori e di mercati vicini (Rolle, 2006; Stuart,2009).

Prevenzione: investimenti in infrastrutture e sistemi di trasporto. I governi dovrebbero migliorare le infrastrutture di trasporto di energia e di mercato. Di conseguenza gli investimenti privati possono migliorare gli strumenti di conservazione e di refrigerazione nonché quelli di trasporto (Choudhury, 2006).

5. Il cibo insicuro non può essere utilizzato per l’alimentazione dell’uomo e di conseguenza viene buttato: diversi sono i fattori che possono contribuire a rendere un cibo insicuro, tra cui la produzione di tossine da parte del cibo stesso, l’utilizzo di acqua contaminata, l’utilizzo improprio dei pesticidi, magazzini antigienici e la mancanza di un adeguato controllo della temperatura.

Prevenzione: sviluppo di conoscenza e capacità tra gli operatori per produrre e conservare il cibo in modo sicuro. Lo sviluppo di tali conoscenze deve riguardare l’intera filiera produttiva.

6. La convenienza nel buttar via il cibo rispetto al riutilizzo dello stesso nei Paesi sviluppati può comportare uno spreco di cibo: questo accade lungo la fase di produzione che deve garantire standard di apparenza per cui cibi che non superano tali standard, ma perfetti da un punto di vista nutritivo e di sapore, vengono buttati via, quando invece potrebbero essere riutilizzati.

Prevenzione: creazione di mercati per prodotti di seconda scelta. Sia le imprese che le organizzazioni benefiche possono organizzarsi per la raccolta e la vendita di cibo che, pur non superando gli standard di apparenza, sono comunque sicuri e di buon sapore.

7. L’assenza di adeguate strutture per il trattamento del cibo (processing facilities) comporta perdite di cibo nei Paesi in Via di Sviluppo: in molte situazioni l’industria per il trattamento del cibo non ha la capacità di trasformare e conservare le quantità di cibo necessarie a soddisfare la domanda.

Prevenzione: i governi dovrebbero supportare gli investimenti privati nell’industria alimentare.

8. Una grossa quantità di cibo sugli scaffali e una grande varietà di marche comportano uno spreco di grandi quantità di cibo nei Paesi industrializzati: Da un lato i venditori hanno bisogno di acquistare grandi quantità di merci dai produttori industriali per ottenere sconti sulla merce acquistata; dall’altro, i consumatori preferiscono i supermercati caratterizzati da una grossa esposizione di merci. Ne consegue che molti prodotti raggiungono la loro scadenza prima ancora di essere venduti anche perché, in genere, i prodotti vicino alla loro data di scadenza sono scartati dai consumatori. Questi prodotti quindi sono destinati a divenire rifiuti.

9. Sistemi di mercato inadeguati causano grosse perdite di cibo nei Paesi in Via di Sviluppo: In questi Paesi non ci sono molti negozi o supermercati ben attrezzati per la conservazione del cibo; spesso essi sono piccoli, sovraffollati, e non possiedono i frigoriferi per la conservazione del cibo. (Kader, 2005).

Prevenzione: Cooperative di marketing e strumenti di mercato migliori. Le cooperative di marketing, possono agevolare la produzione e la distribuzione dei prodotti dei piccoli contadini attraverso l’accentramento di alcune funzioni.

10. Uno stile di vita basato sull’abbondanza e sul consumismo porta ad un grosso spreco di cibo nei Paesi industrializzati:L’ammontare di cibo disponibile per persona nei negozi e nei ristoranti è aumentato nel corso degli ultimi decenni sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea. Molti ristoranti servono buffet a prezzo fisso per cui i consumatori riempiono i propri piatti oltre il necessario e molto cibo di conseguenza viene poi buttato. I negozi, invece, incentivano i consumatori a comprare più del necessario tramite le proprie offerte (Stuart, 2009).

Prevenzione: Iniziative educative su questo aspetto nelle scuole e iniziative politiche possono rappresentare dei punti di partenza al fine di cambiare l’attitudine delle persone a sprecare cibo.
 
Grafico – Cause e soluzioni delle perdite di cibo lungo la filiera agroalimentare
Fonte: ns elaborazionesu Swedish Institute for Food and Biotechnology (2011)
 
 
“L’impronta” della perdita e dello spreco di cibo: lo spreco di acqua e di terra
 
Il cibo che viene perso o sprecato lungo la filiera agro-alimentare comporta altrettanto spreco di acqua, suolo e fertilizzanti utilizzati per la sua produzione. M. Kummu et al. (Giugno 2012), nel loro studio, Lost food, wasted resources: Global food supplì chain losses and their impacts on fresh water, cropland, and fertiliser use, hanno analizzato in profondità questo importante aspetto che deriva dalla perdita e dallo spreco di cibo. La loro analisi ha riguardato solo i cereali, frutta e verdure, gli oli ei semi, radici e tuberi e ha escluso pertanto la carne, il pesce e i prodotti caseari. Con riferimento quindi hai suddetti prodotti, secondo questa ricerca sono prodotte 2.609 kcal pro capite al giorno di cui 614 (il 24%) vanno perse lungo l’intera filiera produttiva, distributiva e del consumo.La produzione iniziale di questi prodotti, a livello globale, comporta l’utilizzo di 111 m3 pro capite di acqua all’anno, di cui 27 m3 (il 24%) sono utilizzati per produrre cibo che poi viene perso durante il percorso che lo porta dalla produzione al consumatore. Circa i ¾ dell’acqua utilizzata per produrre il cibo perso riguarda prodotti cerealicoli e frutta e verdura.
 
Tabella – Popolazione, produzione iniziale di cibo, perdita di cibo e spreco di acqua generata dalla perdita di cibo,
(Valori assoluti e % sul totale prodotto (nel caso dell’acqua, sul totale utilizzato per la produzione)
Regione Populazione Produzione iniziale di cibo Risorse di acqua utilizzata
  (×106) Produzione Perdite e Rifiuti (PeR) Uso totale Uso per PeR
    [kcal/pro-cap/giorno] [kcal/pro-cap/giorno] [m3/pro-cap/anno] [m3/pro-cap/anno]
Sub-Saharan Africa 766 2.404 506 (21%) 52 12 (22%)
Europe 749 2.511 720 (29%) 59 18 (31%)
Industrialised Asia 1.518 2.729 678 (25%) 74 19 (25%)
Latin America 559 2.720 693 (25%) 65 22 (34%)
North Africa & West-Central Asia 378 2.936 775 (26%) 258 86 (33%)
North America & Oceania 357 4.230 1334 (32%) 120 42 (35%)
South &Southeast Asia 2.168 2.279 404 (18%) 161 30 (18%)
Global 6.495 2.609 614 (24%) 111 27 (24%)
Fonte: ns elaborazione su M. Kummu et al. (Giugno 2012)
 
 
Vediamo adesso l’impatto in termini di terra e di fertilizzanti utilizzati per produrre il cibo perso. Per produrre le 2.609 Kcal pro capite al giorno occorrono 1.334 metri quadri di Terra pro capite all’anno; di questa, quasi 350 metri (pari al 23%) servono per produrre la quantità di cibo persa o sprecata. Infine, occorrono 18,3 kg di fertilizzanti pro capiti all’anno per consentire la produzione iniziale; di questi 4,3 kg (pari al 23%) vanno persi.
 
Tabella – Spreco di terra e di fertilizzanti dovuto alla perdita di cibo
(Valori assoluti e % sulla quantità di risorsa utilizzata per la produzione totale)
Regione Terra da coltivare Fertilizzanti
  Uso totale Uso per PeR Total use Use for l&w
  [m2/pro-cap/anno] [m2/pro-cap/anno] [kg/pro-cap/anno] [kg/pro-cap/anno]
Sub-Saharan Africa 1.950 431 (22%) 3,6 0,7 (20%)
Europe 1.282 334 (26%) 15,8 3,9 (25%)
Industrialised Asia 948 232 (25%) 27,8 6,8 (25%)
Latin America 1.475 361 (24%) 20,8 5,2 (25%)
North Africa & West-Central Asia 1.473 407 (28%) 15,9 4,2 (27%)
North America & Oceania 1.611 498 (31%) 30,5 9,3 (30%)
South &Southeast Asia 1.298 237 (18%) 15,5 2,8 (18%)
Global 1.334 305 (23%) 18.3 4.3 (23%)
Fonte: ns elaborazione su M. Kummu et al. (Giugno 2012)
 
 
Le potenzialità di una maggior efficienza nella supplychain agroalimentare
 
Secondo lo studio dello SwedishInstitute for Food and Biotechnology (SIK), ogni anno circa 1/3 del cibo inizialmente prodotto viene perso durante il percorso che lo porta dal produttore al consumatore. Si tratta di 1,3 miliardi di tonnellate l’anno. Considerando che con gli altri 2,7 miliardi di cibo si riesce a sfamare in modo adeguato circa 6 miliardi di persone, allora il cibo perso o sprecato è più che sufficiente a garantire un’adeguata alimentazione agli 868 milioni di persone sottonutrite. Più precisamente, un breve calcolo porta a dire che meno di 1/3 (circa 400 milioni di tonnellate di cibo) basterebbero a soddisfare la fame delle persone sottonutrite.

Risultati analoghi si ottengono considerando lo studio di Kummu et al. (Giugno 2012), secondo il quale ¼ della produzione nella filiera agroalimentare viene persa o sprecata. Più precisamente, ogni giorno si sprecano 614 kilocalorie di cibo a persona; che corrispondono a 224. 110 kcal all’anno per persona. Moltiplicando questo numero per il numero della persone che vivono nella terra si ottiene che circa 1.456.000 di miliardi di kcal all’anno vengono sprecate, ossia 3.988 miliardi di kcal al giorno. Assumendo che l’assunzione di 2.100 kcal al giorno sia sufficiente per garantire un’alimentazione salutare, con questa quantità di cibo sprecato saremmo in grado di alimentare ben altre 1,9 miliardi di persone; il che è un numero che sorpassa di gran lunga le 868 milioni di persone attualmente sottonutrite nel mondo.

In entrambi gli studi, pertanto, per alimentare l’attuale numero di persone sottonutrite, sarebbe sufficiente rispettare il target stabilito dal parlamento europeo di dimezzare entro il 2025 la quantità di cibo perso o sprecato lungo la filiera agroalimentare. (European Parliament, 19-01-2012).
 
Grafico – Cibo perso nel 2025 in caso di inazione e di dimezzamento
Fonte: ns elaborazione su fonti varie
 
 
Conclusioni

Attualmente, nella Terra vivono quasi 7 miliardi di persone che potrebbero superare i 9 miliardi nel 2050. L’impronta ecologica dell’uomo è molto alta: una persona in media consuma 2,7 ettari di terra l’anno, mentre la capacità di rigenerarsi del Pianeta è di circa 1,8 ettari a persona; ne consegue che occorrerebbe un Pianeta grande una volta e mezzo la Terra per garantire le attuali esigenze dell’uomo in termini di consumo di risorse e di impatto ambientale (Global Footprint Network, 2011). Nonostante tutto, quasi 1 miliardo di persone soffre la fame e ben 1,3 miliardi di tonnellate di cibo all’anno finisce nella spazzatura. Insomma consumiamo più di quanto potremmo consumare e, nonostante tutto, una buona fetta della popolazione mondiale non è in grado di vivere la vita nella pienezza in cui vale la pena di essere vissuta.

C’è, pertanto, qualcosa che non va in questo sistema e un buon inizio per risolvere l’ingiustizia sociale e alimentare che caratterizzano l’umanità consiste nel ridurre gli sprechi alimentari. In questo modo potremmo innanzitutto allentare la sfida di dover nutrire un maggior numero di persone nel futuro, visto che gli attuali ritmi produttivi sono in grado di soddisfare una popolazione mondiale ben più ampia di quella attuale. Un utilizzo più efficiente del suolo comporterebbe anche un migliore utilizzo dell’acqua e, infine, una minore produzione di rifiuti.

Nei Paesi sviluppati uno sforzo va fatto nel ridurre gli sprechi di cibo che si hanno nella fase distributiva e in quella di consumo; nei Paesi in Via di Sviluppo, invece occorre un miglioramento soprattutto nelle fasi post-raccolta, tramite un miglioramento del sistema di trasporto, dei mezzi di conservazione e dei mezzi di mercato, in modo tale che non passi troppo tempo tra il momento del raccolto e quello in cui il cibo arriva nelle mani del consumatore; inoltre, occorre che, durante questo intermezzo, il cibo venga ben conservato, in condizioni igienico-sanitarie di sicurezza.

Va detto, infine che è di estrema importanza non confondere quello che è stato oggetto di questo studio, ossia la “perdita” e lo “spreco” di cibo, con quello che è l’impatto dell’attuale modello agroalimentare sulla natura e sulle risorse della Terra. Per il momento la riduzione degli sprechi lungo la filiera agroalimentare può essere considerato come un obiettivo di breve e medio termine; tuttavia, non bisogna dimenticare che il sistema agricolo nel suo complesso dovrà essere sempre più organizzato tenendo conto dell’impatto che le sua modalità di produzione e di distribuzione hanno sulle risorse naturali. I sistemi attuali danno un peso troppo elevato alle monocolture e ai modelli di coltivazione intensiva che comportano un maggior uso di fertilizzanti, di acqua e un progressivo degrado della biodiversità (fattore essenziale per ridurre gli impatti del cambiamento climatico sui sistemi agricoli); nel medio lungo termine occorrerà pertanto ridare il giusto peso ai coltivatori locali in grado di utilizzare tecniche agricole biodiverse che aiutano a far prosperare la terra e l’essere umano (Vandana Shiva, 2009). In conclusione, diverse sono le sfide che ci attendono nei prossimi anni; secondo il Rapporto Global Risk 2013 del World Economic Forum, la crisi nella fornitura di acqua e le crisi alimentari sono due tra i rischi principali con la maggior probabilità di accadimento e con il maggior impatto sull’uomo nel caso dovessero accadere; tramite una riduzione degli sprechi (non solo in campo alimentare), è possibile in parte ridurre la probabilità che tali rischi si possano in futuro realmente manifestare; pertanto lavorare sulla cultura del “cibo” dal produttore al consumatore con standard e regole che disincentivano la perdita e lo spreco di cibo, appare essere uno degli step principali che l’uomo deve intraprendere per garantirsi una vita più serena, socialmente equa e in maggiore equilibrio con la natura.
 
 
ALTRI ARTICOLI E INTERVISTE SUL TEMA
 
 
 
BIBLIOGRAFIA

Åhnberg, A. &Strid, I.,(2010),When food turns into waste – a study on practices and handling of losses of fruit and vegetables and meat in WillysSödertäljeWeda, Swedish University of Agricultural Sciences, Uppsala.

Aidoo, K.E., (1993),“Post-harvest storage and preservation of tropical crops”,International biodeterioration& Biodegradation, vol. 32, pp. 161-173.

Alverson, D.L., Freeberg, M.H., Murawaski, S.A. & Pope, J.G.,(1994), “A global assessment of fisheries bycatch and discards”,Fisheries Technical Paper No. 339, Food and Agriculture Organization of the United Nations, Roma

Buzby, J.C., Farah Wells, H., Axtman, B. & Mickey, J.,(2009),“Supermarket Loss Estimates for Fresh Fruit,Vegetables, Meat, Poultry, and Seafood and Their Use in the ERS Loss-Adjusted Food Availability Data”,United States Department of Agriculture, Economic Research Service, Economic Information Bulletin Number 44

Choudhury, M.L.,(2006),“Recent developments in reducing postharvest losses in the Asia-Pacific region”,Postharvest management of fruit and vegetables in the Asia-Pacific region, APO, ISBN: 92-833 7051-1.

DG Environment, (2008),Potential of the Ecological Footprint for monitoring environmental impactfrom natural resource use,http://ec.europa.eu/environment/natres/studies.htm

European Parliament, (19-01-2012), Parliament calls for urgent measures to halve food wastage in the EU, http://www.europarl.europa.eu/news/en/pressroom/content/20120118IPR35648/html/Parliament-calls-for-urgent-measures-to-halve-food-wastage-in-the-EU2012

FAO,(2009),The Resource Outlook to 2050: By how much do land, water and crop yields need to increase by 2050? FAO Expert Meeting: “How to Feed the World in 2050”, FAO, Rome, Italy

FAOSTAT,(2010a), FAO Statistical Yearbook 2009 - Agricultural Production, disponibilesu: http://www.fao.org/economic/ess/publications-studies/statistical-yearbook/fao-statistical-yearbook-2009/b-agriculturalproduction/en/

Galli, A., (2007),Assessing the role of the Ecological Footprint as Sustainability Indicator, Ph.D. Thesis.Department of Chemical and Biosystems Sciences, University of Siena, Italy.

Global Footprint Network, Living Planet Report 2012- http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/living_planet_report1/

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), (2007),Climate Change 2007: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, [Solomon, S., D. Qin, M. Manning, Z. Chen, M. Marquis, K.B. Averyt, M.Tignor and H.L. Miller (eds.)], Cambridge University Press, Cambridge, United Kingdom and New York, NY, USA.

LTEconomy, (Febbraio 2013), “Focus: Tutto sull'Impronta Ecologica” 

LTEconomy, (Febbraio 2013), Intervista con Mathis Wackernagel, (Global Footprint Network, President) 

LTEconomy, (Luglio 2012), “Focus: La crisi alimentare in Sahel. I principali risultati del Sahel Working Group, Rapporto 2011 e le indicazioni della FAO” 

LTEconomy, (Ottobre 2012), Intervista con Peter Gubbels, (Groundswell’s Co-Coordinator for West Africa)

LTEconomy, (Ottobre 2012), Intervista con MomadouBiteye, (Regional Director for Oxfam GB in West Africa)

Kader, A.A.,(2005), “Increasing food availability by reducing postharvest losses of fresh produce”, Proc. 5th Int. Postharvest Symp,ActaHortic, 682, ISHS 2005.

Kelleher, K.,(2005),Discards in the world’s marine fisheries – an update, FAO, Rome, ISBN 92-5-105289-1

Kummu, M., et al., (Giugno 2012), “Lost food, wasted resources: Global food supply chain losses and their impacts on freshwater, cropland, and fertiliser use”,Science of the Total Environment438 (2012) 477–489

National Research Council, (2010),Advancing the Science of Climate Change, The National Academies Press, Washington, DC, USA

OECD, (marzo 2012), Oecd Environmental Outlook To 2050: The Consequences of Inaction

Pallante Maurizio, (2011), La decrescita felice, GEI Gruppo editoriale italiano s.r.l., Roma

Parfitt, J., Barthel, M. &Macnaughton, S.,(2010),“Food waste within food supply chains: quantification and potential for change to 2050”, Phil. Trans. R. Soc., vol. 365, pp. 3065-3081

Parfitt, J, Barthel, M, (2011), Global food waste reduction: priorities for a world in transition, UKGovernment's Foresight Project on Global Food and Farming Futures

Parfitt, J, Barthel, M,Macnaughton, S,(2010), “Food waste within food supply chains: quantificationand potential for change to 2050”,Philos Trans R SocLond B BiolSciRifkin Jeremy, (2002), Economiaall'idrogeno, Mondadori

Rolle, (2006),“Improving postharvest management and marketing in the Asia-Pacific region: issues andchallenges”,Postharvest management of fruit and vegetables in the Asia-Pacific region, APO, ISBN: 92-833-7051-1

Slow Food Italia, (2012), “Il nostro spreco quotidiano”, Slow Food Editore srl

Stuart, T.,(2009),Waste – uncovering the global food scandal, Penguin Books: London, ISBN: 978-0-141- 03634-2

Swedish Institute for Food and Biotechnology, (2011), Global Food Losses and Waste, Roma

UNEP,(2009),The environmental food crisis, ISBN: 978-82-7701-054-0

Williams, A.G., Audsley, E. &Sandars, DL.,(2006),Determining the environmental burdens and resource use in the production of agricultural and horticultural commodities, Main Report, Defra Research Project IS0205, Bedford, Cranfield University and Defra, disponibilesu www.silsoe.cranfield.ac.uk and www.defra.gov.uk

World Economic Forum,(2013), Global Risk 2013, Switzerland

WRAP,(2007),Understanding food waste – Key findings of our recent research on the nature, scale and causes of household food waste, Report prepared by WRAP, Banbury

WRAP,(2009), Household food and drink waste in the UK, Report prepared by WRAP, Banbury

WWF, (2011a),WWF Living Forests Report,WWFInternational, Gland, Switzerland
 
 
LINK

Food and Agriculture Organization (FAO) - http://www.fao.org/index_en.htm

Global Footprint Network - http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/

Intergovernmental Panel on Climate Change - http://www.ipcc.ch/

United Nations (Population Division) - http://www.un.org/en/development/desa/population/

SIK – the Swedish Institute for Food and Biotechnology - http://engwww.sik.se/

Slow Food International - http://www.slowfood.com/

Slow Food Italia - www.slowfood.it/

Terra Madre - http://www.terramadre.info/pagine/welcome.lasso?n=en&-session=terramadre:5FF78AD209cb1255C6rP41F2DEDA

WWF - http://www.wwf.org.uk/

 


ENDNOTE

[1]Proporzione stimata della popolazione a rischio di inadeguatezza calorica. Questo è l’indicatore tradizionale utilizzato dalla FAO come misura della fame, adottato ufficialmente come Millenium Development Goal per il goal 1 nel target 1,9.

 

This article by Dario Ruggiero
is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License

 



Scarica Articolo in PDF (Comprensivo di altre figure e dati)