Articoli

FOCUS – TUTTO SULL’IMPRONTA ECOLOGICA

on .


A cura di Dario Ruggiero (Febbraio 2013)
 
Premessa
 
L’umanità assorbe risorse e produce rifiuti. Tramite questa attività gli uomini generano una sorta di pressione sul pianete. L’Impronta Ecologica (Ecological Footprint) è la misura che ci permette di misurare la pressione degli uomini sul pianeta. Quando il Global Footprint Network dice che l’umanità usa l’equivalente di un pianeta grande una volta e mezzo la Terra per svolgere le proprie attività (sostanzialmente per rifornirsi di risorse e per far assorbire i rifiuti), vuol dire che l’uomo sta chiedendo alla Terra più risorse di quando essa sia in grado di “rigenerare annualmente”. Questo significa che anno dopo anno la ricchezza di risorse sulla terra si riduce. Questa misura (1,5) deriva dal rapporto tra l’Impronta Ecologica (quanti ettari ogni individuo consuma), che è 2,7 ettari (gha – global hectares), e la biocapacità della Terra (la capacità della Terra di rigenerare risorse, anche esso misurato in ettari), che è 1,8 gha. Il problema maggiore però nel fatto che, primo, l’Impronta Ecologica sta seguendo un forte trend di crescita, secondo, che essa varia enormemente da Paese a Paese.

 

 
 Intervista con Mathis Wackernagel - (Global Footprint Network, Presidente)
 
 
“We are living as if we have an extra planet at our disposal. We are
using 50 per cent more resources than the Earth can provide, and
unless we change course that number will grow very fast – by 2030,
even two planets will not be enough.”
(Jim Leape - General Manager - WWF International)
 
 
Come l’Impronta Ecologica misura l’impatto dell’uomo sulla Terra?
 
Il primo tentativo di misurare l’Impronta Ecologica e la Biocapacità dei Paesi risale al 1997 (Wackernagel et al. 1997). In base a questa prima iniziativa, il Global Footprint Network ha poi dato l’avvio al suo programma di misurare l’Impronta Ecologica Nazionale (National Footprint Accounts – NFA) nel 2003; l’ultima edizione è stata pubblicata nel 2011. L’NFA costituisce un insieme di misure che quantificano l’offerta e la domanda dei principali servizi ecosistemici attraverso due misure (Wackernagel et al., 2002):
  • L’Impronta Ecologica: una misura della domanda di risorse che le popolazioni e le loro attività chiedono alla biosfera in un dato anno, dato lo stato della tecnologia e la gestione delle risorse in quel dato anno.
  • La Biocapacità: una misura dell’ammontare della terra biologicamente produttiva e l’area marina disponibile per fornire i servizi dell’ecosistema che l’umanità consuma – il nostro budget ecologico ovvero la capacità della natura di rigenerarsi.

L’Impronta Ecologica e la biocapacità sono espressi entrambi nelle unità di area necessarie per fornire annualmente i suddetti servizi ecosistemici. Essi includono: terreno agricolo (cropland) per la fornitura di cibo vegetariano e fibre; terreno agricolo e di pascolo (grazing land) per prodotti animali; suolo per la pesca (marino e di entroterra) (fishing grounds) per prodotti di pesce; foreste per prodotti in legno; terra necessaria a neutralizzare l’emissione di rifiuti (attualmente viene considerata solo l’area necessaria ad assorbire le emissioni di anidride carbonica); le aree di costruzione (built-up areas) per le case ed altre infrastrutture.

Il calcolo delle Impronte ecologiche Nazionali si basa principalmente sui dati delle agenzie delle Nazioni Unite o organizzazioni affiliate come la Food and Agriculture Organization (FAOSTAT), la divisione statistica delle Nazioni Unite (UN Commodity Trade Statistics) e l’International Energy Agency (IEA). Altri dati riguardano studi tematici.

Per un dato Paese, l’Impronta Ecologica (Ecological Footprint – EFp) rappresenta la fonte primaria di domanda di biocapacità ed è calcolata così come segue:

Dove la P è l’ammontare di ciascun prodotto primario che è coltivato (o l’emissione di Co2) nel Paese; YN,i è la media nazionale del rendimento del bene i (la sua capacità di assorbimento nel caso P è rappresentato dalle emissioni di Co2); YFN,i è il rendimento specifico del Paese per la produzione di ciascun prodotto i; YW,i è la media mondiale del rendimento del bene i; EQFi è l’ equivalence factor per l’utilizzo della terra per produrre il bene i. In sostanza il rapporto (Pi/Yw,i) esprime la quantità di area necessaria per produrre la data quantità di bene i del Paese (il che dipende dalla produttività specifica del Paese, Yw,i per l’appunto); questa area va poi normalizzata attraverso un fattore di equivalenza per rendere possibile la somma di tutti gli ettari necessari al Paese.
 
 
L’Impronta Ecologica: la media mondiale e le Impronte nazionali
 
In base all’edizione 2011 del National Footprint Accounts, nel 1961 l’Impronta Ecologica dell’uomo era approssimativamente metà rispetto alle risorse di cui la biosfera poteva rifornirci; l’umanità viveva entro le capacità annuali del pianeta. Dal 1961 in poi, l’Impronta Ecologica dell’uomo è più che raddoppiata, eccedendo per la prima volta la biocapacità della Terra nei primi anni del 1970. Questa situazione, nota come overshoot, è proseguita, raggiungendo il 52% nel 2008. Nel 2008, l’Impronta Ecologica dell’uomo sul pianeta consisteva per il 22% di terra agricola, l’8% di terra da allevamento, il 10% di foresta, il 4% di area per la pesca, il 54% di area necessaria all’assorbimento di Co2 e il 2% dall’area per la costruzione. E’ evidente che le emissioni di Co2 sono quelle che contribuiscono in modo maggiore (per più della metà) all’Impronta ecologica. Dal momento che questi “deficit di biocapacità” annuali si accumulano in un sempre più grande debito ecologico, le riserve ecologiche si stanno esaurendo, e rifiuti come l’anidride carbonica si stanno accumulando nella biosfera e nell’atmosfera.
 
Grafico – L’Impronta Ecologica mondiale dal 1960
(In termini di numero di pianeta Terra richiesti)
Fonte: Global Footprint Network
 
 
Nel 2008 i Paesi a reddito elevato (High Income countries) hanno registrato un Impronta Ecologica pari a 6,09 ettari (gha) procapite che, raffrontata con la biocapacità locale, genera un deficit di 3,03 ettari. Con riferimento ai Paesi a medio reddito (Middle Income countries), l’Impronta ecologica è stata di 1,96 ettari, con un deficit locale di 0,24 ettari. I Paesi a basso reddito (Low Income countries) hanno registrato un Impronta di 1,19 gha e, considerando la biocapacità locale (1,08) il deficit è di 0,11 ettari per persona. Tra i continenti, l’Africa è quello con l’Impronta Ecologica più bassa (1,41 gha), seguita dall’Asia (1,78 gha) e l’America Latina (2,58 ettari per persona). L’America settentrionale ha registrato l’Impronta Ecologica più elevata (7,9 gha) e il deficit più elevato (-2,97 gha). Con riferimento ai singoli Paesi, Gli Emirati Arabi è quello con la più alta Impronta Ecologica (10,7 ettari per persona; con un deficit di biocapacità pari a -9,8 ettari per persona); il Qatar è il secondo Paese, con un Impronta Ecologica di 10,5 gha. Nelle prime 5 posizioni, in termini di Impronta Ecologica, ci sono anche la Danimarca, il Belgio e gli Stati Uniti con valori pari a circa 8 gha pro capite. Ovviamente i Paesi africani e quelli asiatici, come si può osservare nell’appendice, sono quelli con i livelli più bassi di Impronta Ecologica.

 

Tab. 2 – L’Impronta Ecologica, la Biocapacità e il Deficit Ecologico
(Aree mondiali, 2008 - Edizione 2011)
  Ecological Footprint of Consumption Total Biocapacity Ecological (Deficit) or Reserve
World 2,70 1,78 -0,91
       
High Income Countries 6,09 3,06 -3,03
Middle Income Countries 1,96 1,71 -0,24
Low Income Countries 1,19 1,08 -0,11
       
Africa 1,41 1,48 0,07
Asia 1,78 0,82 -0,97
Europe 4,68 2,89 -1,79
Latin America and the Caribbean 2,58 5,47 2,89
United States and Canada 7,90 4,93 -2,97
Oceania 5,37 11,12 5,75
Fonte: Global Footprint Network
 
Tabella 3 - Ipeggiori e i migliori Paesi in termini di National Ecological Footprint
Country Ecological Footprint of Consumption Total Biocapacity Ecological (Deficit) or Reserve Country Ecological Footprint of Consumption Total Biocapacity Ecological (Deficit) or Reserve
United Arab Emirates 10,7 0,8 -9,8 Indonesia 1,2 1,4 0,1
Qatar 10,5 2,5 -8,0 Tanzania, United Republic of 1,2 1,0 -0,2
Denmark 8,3 4,9 -3,4 Kenya 1,1 0,6 -0,5
Belgium 8,0 1,3 -6,7 Ethiopia 1,1 0,7 -0,4
United States of America 8,0 3,9 -4,1 Senegal 1,1 1,2 0,1
Estonia 7,9 9,0 1,1 Lesotho 1,1 0,8 -0,3
Canada 7,0 14,9 7,9 Sierra Leone 1,1 1,2 0,1
Australia 6,8 14,7 7,9 Cameroon 1,0 1,9 0,8
Kuwait 6,3 0,4 -5,9 Cambodia 1,0 0,9 -0,1
Ireland 6,3 3,5 -2,8 Rwanda 1,0 0,6 -0,5
Netherlands 6,2 1,0 -5,2 Côte d'Ivoire 1,0 1,7 0,7
Finland 6,2 12,5 6,3 Angola 1,0 3,0 2,0
Sweden 5,9 9,7 3,9 Tajikistan 1,0 0,6 -0,4
Czech Republic 5,7 2,7 -3,1 Togo 1,0 0,6 -0,4
Macedonia TFYR 5,7 1,4 -4,2 Congo 1,0 13,3 12,3
Latvia 5,6 7,1 1,4 Guinea-Bissau 1,0 3,2 2,3
Norway 5,6 5,5 -0,1 Yemen 0,9 0,6 -0,3
Mongolia 5,5 15,1 9,6 India 0,9 0,5 -0,4
Spain 5,4 1,6 -3,8 Zambia 0,9 2,3 1,3
Greece 5,4 1,6 -3,8 Burundi 0,9 0,5 -0,4
Singapore 5,3 0,0 -5,3 Eritrea 0,9 1,6 0,7
Slovenia 5,3 2,6 -2,7 Mozambique 0,8 1,9 1,1
Austria 5,3 3,3 -2,0 Pakistan 0,8 0,4 -0,3
Saudi Arabia 5,1 0,8 -4,3 Congo, Democratic Republic of 0,8 2,8 2,0
Uruguay 5,1 9,9 4,8 Occupied Palestinian Territory 0,7 0,2 -0,6
Germany 5,1 1,9 -3,2 Malawi 0,7 0,7 0,0
Switzerland 5,0 1,2 -3,8 Haiti 0,7 0,3 -0,4
France 5,0 3,0 -2,0 Afghanistan 0,6 0,5 -0,1
Italy 5,0 1,1 -3,8 Bangladesh 0,6 0,4 -0,2
Oman 5,0 2,1 -2,8 Timor-Leste 0,4 1,2 0,8
Fonte: Global Footprint Network
 
 
BIBLIOGRAFIA

Ahrends, A., Burgess, N.D., Milledge, S.A.H., Bulling, M.T., Fisher, B., Smart, J.C.R., Clarke, G.P., Mhoro, B.E. and Lewis, S.L,(2010),“Predictable waves of sequential forest degradation and biodiversity loss spreading from an African city”,Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America,107 (33): 14556-14561

Costanza R., Daly H.E., (1992), “Natural capital and sustainable development”, Conservation Biology

DG Environment, (2008), Potential of the Ecological Footprint for monitoring environmental impact from natural resource use, http://ec.europa.eu/environment/natres/studies.htm

FAO, (1998), Global Fiber Supply Model, ftp://ftp.fao.org/docrep/fao/006/X0105E/X0105E.pdf (accessed February 2011)

FAO, (2000), Technical Conversion Factors for Agricultural Commodities, http://www.fao.org/es/ess/tcf.asp. (accessed February 2011).

FAO,(2009),The Resource Outlook to 2050: By how much do land, water and crop yields need to increase by 2050? FAO Expert Meeting: “How to Feed the World in 2050”, FAO, Rome, Italy


Ferguson A.R.B., (1999), “The logical foundations of ecological footprints”, Environment, Development and Sustainability

Galli A., (2007), Assessing the role of the Ecological Footprint as Sustainability Indicator, Ph.D. Thesis.Department of Chemical and Biosystems Sciences, University of Siena, Italy.

Galli A., Kitzes J., Wermer P., Wackernagel M., Niccolucci V., Tiezzi E., (2007), “An Exploration of the Mathematics behind the Ecological Footprint”, International Journal of Ecodynamics

Global Footprint Network, (2010), Ecological Footprint Atlas 2010, Oakland, California, United States of America

Global Footprint Network, Living Planet Report 2012- http://www.footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/page/living_planet_report1/

Gracey K., Lazarus E., Borucke M., Moore D., Cranston G., Iha K., Larson J., Morales J.C., Wackernagel M., Galli A., (2012), Guidebook to the National Footprint Accounts: 2011 Edition, Oakland: Global Footprint Network, www.footprintnetwork.org/methodology

Haberl H., Erb K.H., Krausmann F., Gaube V., Bondeau A., Plutzar C., Gingrich S., Lucht W., Fischer-Kowalski M., (2007), “Quantifying and mapping the human appropriation of net primary production in earth’s terrestrial ecosystems”, Proc. Natl. Acad. Sci, 104

IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), (2007), Climate Change 2007: The Physical Science Basis. Contribution of Working Group I to the Fourth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, [Solomon, S., D. Qin, M. Manning, Z. Chen, M. Marquis, K.B. Averyt, M. Tignor and H.L. Miller (eds.)], Cambridge University Press, Cambridge, United Kingdom and New York, NY, USA.

Khatiwala S., Primeau F., Hall T., (2009), “Reconstruction of the history of anthropogenic CO2 concentrations in the ocean”, Nature, 462

Kitzes J., Galli A., Wackernagel M., Goldfinger S., Bastianoni S., (2007), “A ‘constant global hectare’ method for representing ecological footprint time trends”, Available on-line [URL]: http://www.brass.cf.ac.uk/uploads/fullpapers/Kitzes_M66.pdf.

National Research Council, (2010),Advancing the Science of Climate Change, The National Academies Press, Washington, DC, USA

Michael Borucke1, David Moore, Gemma Cranston, Kyle Gracey, Katsunori Iha1, Joy Larson, Elias Lazarus, Juan Carlos Morales, Mathis Wackernagel, Alessandro Galli, (2011), NFA Method Paper (2011), University of Cambridge, Programme for Sustainability Leadership, UK

OECD, (marzo 2012), Oecd Environmental Outlook To 2050: The Consequences of Inaction

Pallante Maurizio, (2011), La decrescita felice, GEI Gruppo editoriale italiano s.r.l., Roma

Pauly D., Christensen V., (1995), “Primary production required to sustain global fisheries”, Nature, 374

Rifkin Jeremy, (2002), Economia all'idrogeno, Mondadori

Scheffer M., Carpenter S., Foley J.A., Folke C., Walker B., (2001), “Catastrophic shifts in ecosystems”, Nature 413

Schlesinger W.H., (2009), “Planetary boundaries: Thresholds risk prolonged degradation”, Nature Reports Climate Change 3

Wackernagel M., Onisto L., Linares A.C., Falfán I.S.L., García J.M., Guerrero A.I.S., Guerrero, (1997), Ecological Footprints of Nations: How Much Nature Do They Use? How Much Nature Do They Have?, Commissioned by the Earth Council for the Rio+5 Forum. Distributedby the International Council for Local Environmental Initiatives, Toronto.

Wackernagel M., Schulz B., Deumling D., Linares A.C., Jenkins M., Kapos V., Monfreda C., Loh J., Myers N., Norgaard R., Randers J., (2002), “Tracking the ecological overshoot of the human economy”, Proc. Natl. Acad. Sci, 99

WWF, (2011a), WWF Living Forests Report,WWFInternational, Gland, Switzerland

WWF, (2011b), The Energy Report: 100% Renewable Energy by 2050, WWF, Gland,Switzerland
 
 
LINK
 

Intergovernmental Panel on Climate Change - http://www.ipcc.ch/

International Energy Agency - http://www.iea.org/

 

This article by Dario Ruggiero

is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Italia License

 




Scarica l'articolo in PDF (Comprensivo di altre figure e dati)