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Focus – Permacultura: cos’è e stato di diffusione nel mondo

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A cura di Dario Ruggiero (Aprile 2013)
 
Premessa
 
Vandana Shiva, nel suo libro “Ritorno alla terra” elenca tutti gli svantaggi di un sistema agricolo industrializzato e globalizzato rispetto a quello locale e biodiverso. Esso si fonda sul petrolio (per la produzione di fertilizzanti, per l’uso preponderante di macchinari e per il trasporto) ed è, pertanto, esposto fortemente all’impendente “Peak-Oil”; le monocolture, caratteristica principale degli attuali sistemi agricoli, sono maggiormente esposte a parassiti e vulnerabili ai cambiamenti climatici; infine, un terreno coltivato a monocoltura è meno produttivo da un terreno coltivato con più piante. In sostanza, l’agricoltura industriale globalizzata dipende dai combustibili fossili, aggrava i cambiamenti climatici ed è la meno capace ad adattarsi al cambiamento. Secondo Vandana Shiva le fattorie biodiverse e i sistemi alimentari locali sono la risposta al problema. In questa prospettiva la “Permacultura”, un metodo di progettazione e gestione di un ambiente agricolo volto a preservare o incrementare naturalmente la fertilità dei terreni e la biodiversità del sistema si avvicina molto alla soluzione proposta dalla suddetta autrice. 
Tale modello agricolo è nato negli anni 70 grazie all’idea sviluppata da Bill Mollisone e David Holmgren, due ecologisti australiani che pensavano a un modello agricolo capace di autosostenersi nel tempo. Nel corso degli anni 80 e, successivamente, il termine Permacultura ha avuto una discreta diffusione, anche se ha ancora difficoltà a raggiungere una diffusione di massa. Col passare del tempo sono aumentati i progetti in questo campo, le pubblicazioni sul tema, il numero di agricoltori e persone interessate a questa metodologia e il numero di scuole e corsi che insegnano e rilasciano diplomi di qualifica su questa particolare pratica agricola. In Permacultura, assumono un’estrema importanza la progettazione e l’organizzazione iniziale dell’ambiente in modo tale che si raggiunga il massimo livello di efficienza nell’uso dell’energia, si arrivi a sfruttare completamente energie rinnovabili e ciascun elemento faccia da supporto alla crescita e allo sviluppo degli altri elementi. In quest’articolo, oltre a descrivere i principi e le modalità di organizzazione in Permacultura, si darà una Panoramica dell’attuale diffusione della Permacultura nel mondo.
 
 
 
Intervista con David Holmgren - (Co-fondatore della Permacultura; Presidente della Holmgren Design Services)
Intervista con Andy Goldring -  ("Permaculture Association in UK"– Amministratore delegato)
 
 
“it is about living lightly on the planet, and making sure 
that we can sustain human activities for many generations to come, 
in harmony with nature….”
(Permaculture Association - http://www.permaculture.org.uk)
 
 
Origini e stato attuale della Permacultura

 

A partire dal 1974 in Australia Bill Mollison e David Holmgren cominciarono a sviluppare un quadro di riferimento per un sistema agricolo sostenibile, incentrato su una policoltura a base di specie arboree perenni, arbusti, specie erbacee, funghi e sistemi radicali. Oltre a questo il metodo si poneva come obiettivo il progettare insediamenti umani in modo da ridurre il lavoro necessario per mantenerli, la produzione di scarti e l'inquinamento e contemporaneamente preservare o incrementare naturalmente la fertilità dei terreni e la biodiversità del sistema. Il metodo della Permacultura si è diffuso in tutto il mondo a iniziare dagli anni ottanta. Oggi esiste più di una dozzina di libri e manuali che trattano di Permacultura sulla base del lavoro originale di Mollison e Holmgren. Nonostante questo, non ci sono mai state sostanziali aggiunte o variazioni al metodo sviluppato alla fine degli anni '70.

Nel 2002 si stima che siano state formate alla progettazione in Permacultura oltre 100.000 persone in tutto il mondo. Nonostante questo la Permacultura ha ancora difficoltà ad avere una diffusione di massa. Holmgren afferma che i motivi sono principalmente da ricercarsi nel prevalere di una cultura scientifica del riduzionismo, e quindi un approccio cauto se non ostile a metodi di natura più olistica, nel dominio di una cultura del consumismo creata da una visione puramente economica della salute e del progresso e la paura da parte delle autorità politiche globali e locali di perdere la loro influenza e potere se la popolazione seguisse pratiche volte all'autosufficienza e all'autonomia locale. La Permacultura è stata la base su cui nei prima anni del 2000 Rob Hopkins ha basato il concetto di città di transizione.
 
 
Etica e principi della Permacultura
 
Grafico – Etica e principi della Permacultura
Fonte: ns elaborazione
 
 
La parola Permacultura deriva da “agricoltura permanente” e “cultura permanente”. Essa consiste nel vivere con un’impronta leggera sul pianeta, assicurando che le attività dell’uomo possano protrarsi per molte generazioni a venire, in armonia con la natura. Permanenza in Permacultura non significa presenza di uno “stato immobile”. Essa consiste nel creare le condizioni iniziali e nell’adattarsi in modo che il suolo resti stabile nelle sue profondità, ci sia sempre acqua non inquinata a disposizione, nella presenza di comunità che prosperino nel tempo e che vivono in regioni auto-sufficienti, utilizzando un sistema di agricoltura biodiversa, nella giustizia sociale, nella pace e nell’abbondanza.
 
In pratica, l’obiettivo della Permacultura consiste nel supportare la creazione d’insediamenti sostenibili, produttivi da un punto di vista agricolo, non inquinanti e salutari. In molti posti, creare un sistema basato sulla Permacultura significa semplicemente un adattamento dell’ambiente e del modo di vivere, mentre in altri occorre partire completamente da zero.
 
La Permacultura si basa sulla seguente etica:

1) Cura della TerraFare in modo che tutti i sistemi di vita continuino a esistere e a moltiplicarsi. La Permacutltura opera con i sistemi naturali, non in competizione con essi. Essa utilizza dei metodi che hanno un impatto minimo sull’ambiente naturale della Terra. Nella vita di tutti i giorni, questo consiste nell’acquistare prodotti locali, mangiare cibo di stagione, e spostarsi in bici anziché in auto. Essa si oppone alla distruzione degli habitat naturali, all’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera; essa consiste nel progettare e creare sistemi salutari che soddisfano I nostri bisogni senza però danneggiare il pianeta.

2) Cura delle personeFare in modo che le persone accedano alle risorse necessarie alla loro esistenza. Questo significa assicurare benessere alle persone e alle comunità. Gli individui devono prendersi cura di se stessi e degli altri e le comunità devono salvaguardare l’ambiente in cui vivono. Nelle regioni più povere della Terra le popolazioni locali devono poter accedere a una quantità sufficiente di cibo e ad acqua potabile. Nelle regioni più ricche del mondo questo principio etico comporta il riprogettare l’attuale stile di vita insostenibile e rimpiazzarlo con uno stile sostenibile.

3) Giusta suddivisionequesto terzo principio etico riconosce che:

  1. a. Le risorse della Terra sono limitate.
  2. Queste risorse devono essere suddivise tra numerose specie di esseri viventi..

La Permacultura cerca di suddividere queste risorse in modo giusto tra le persone, gli animali e le piante; tali risorse vanno non solo suddivise tra le persone contemporanee, ma vanno preservate anche per le generazioni future che avranno anch’esse bisogno di cibo, acqua e tetti.

La Permacultura si basa su 12 principi (Holmgren David, 2002):

1) Osservazione e interazione: occorre capire come funziona la natura se si vuole essere capaci di lavorare con essa. Questo principio ricorda che la Permacultura implica un processo di apprendimento e usa un approccio di azione/apprendimento.

2) Catturare e immagazzinare energia: a) Immagazzinare energia nel paesaggio, piantando e crescendo nuove aree di biomassa, principalmente piante, alberi, aree boschive, giardini, pascoli e laghetti, al fine di assicurare che il sistema di piante contribuisca allo sviluppo di un suolo in salute. Un suolo in salute assicura raccolti buoni, immagazzina un maggior quantitativo di acqua piovana e ha anche il ruolo di essere il più importante magazzino di carbonio;b)Catturare e immagazzinare energia nelle parti edificate, utilizzando il sole e i pannelli fotovoltaici per assicurare una buona illuminazione e un buon riscaldamento alle case;c) Immagazzinare energia nell’abitazione, attraverso la conservazione di frutta, verdure vino, birra e legname.

3) Ottenere un raccolto: La Permacultura dà particolare importanza all’autosufficienza – l’abilità di soddisfare molti dei nostri bisogni grazie solo alle nostre risorse. Non dovremmo più dipendere dal sistema alimentare globale, o, in altre parole, su un sistema che ha bisogno di energia fossile per fornirci del cibo.

4) Applicare un metodo di autoregolazione e accettare i Feedback: Sistemi auto-sufficienti rappresentano il “Santo Graal” della Permacultura; questo è visibile nella progettazione del giardino, fatta in modo da minimizzare il lavoro, ad esempio piantando sottoboschi per la riduzione delle erbacce, fissatori di azoto per ridurre I fertilizzanti e piante che si auto seminano per ridurre la semina annuale.

5) Utilizzare e valorizzare risorse e servizi rinnovabili: la progettazione degli ambienti in Permacultura si prefigge di trarre il massimo vantaggio dalle risorse rinnovabili al fine di creare, gestire e conservare sistemi molto produttivi, anche se in una prima fase occorre fare utilizzo di risorse non rinnovabili. Il vento, il sole e l’acqua sono le risorse rinnovabili principali che possono aiutare a raggiungere la sostenibilità. La ricreazione delle foreste e del suolo sono due delle più importanti sfide del ventunesimo secolo.

6) Non produrre rifiuti:la Permacultura connette input a output in modo che ogni elemento differente soddisfi le necessità degli altri elementi. Un esempio è dato dai resti alimentari che possono essere trasformati in compost utilizzabile per la crescita del raccolto. In tal modo i rifiuti vengono ridotti (e quindi si risparmia l’energia per eliminarli), si riducono gli input esterni (il compost e i fertilizzanti per il raccolto) e si aumenta il raccolto.

7) Progettare dallo schema ai dettagli: la creazione di zone è un ottimo esempio di come progettare uno schema complessivo per un sito ambientale dotato di grande efficienza. L’analisi settoriale è un altro metodo di progettazione utilizzato per vedere come l’energia (del sole del vento e dell’ambiente) fluisce attraverso il sito. Entrambi i metodi servono a fornire uno schema complessivo dell’ambiente prima di procedere poi con la definizione dei dettagli.

8) Integrare invece di disgregare: una delle più importanti intuizioni dell’ecologia è che le relazioni tra le cose sono tanto importanti quanto le cose stesse. Un ecosistema vibrante e in salute consiste di una massa di connessioni e relazioni. La Permacultura consente di integrare gli elementi in modo tale che i bisogni di un elemento sono soddisfatti tramite gli altri elementi e viceversa. Tutto ciò è ben descritto attraverso tre principi: a) le più importanti funzioni della Terra sono supportate da molti elementi; per esempio, il cibo per una famiglia può essere fornito da una diversità di raccolti, alimenti naturali, insalata, vegetali, ortaggi e frutta, accordi con altri produttori, piccoli e grandi animali da allevamento. b) Ciascun elemento fornisce diverse funzioni; in un sistema di Permacultura si cerca di utilizzare tutte le differenti funzioni e utilità di un elemento; ad esempio, una gallina può servire come uccisore di insetti, fornitore di carne, di uva. Calore etc… c) La posizione degli elementi è relativa; l’utilità che ogni elemento può fornire all’ambiente dipende fortemente dalla posizione in cui si trova e dalle connessioni con le altre differenti parti del sistema.

9) Utilizzare soluzioni graduali e di piccola taglia: soluzioni e attività di piccola scala hanno maggiori possibilità di adattarsi alle necessità locali, sono più rispettose della natura e capaci di far emergere le conseguenze delle azioni. I cambiamenti incrementali possono essere più facilmente capiti e monitorati. Questo concetto si lega a una delle “regole d’oro” del manuale di progettazione di Bill Mollison– inizia in piccolo, tieni l’ambiente sotto controllo e poi, lentamente espandi il suo perimetro.

10) Diversità degli usi e del valore: La progettazione in Permaculturadovrebbe sempre provare a incorporare un ampia varietà di piante, animali e approcci. Questo non è solo per il suo bene, ma perché la diversità può agire come una strategia assicurativa –nel caso in cui un raccolto dovesse fallire, un altro avrà successo. Anche all’interno di un piccolo orto sarebbe bene avere diverse varietà. E’ dimostrato che le Policolture (sistemi agricoli con numerose piante), sono più produttivi in generale e resistenti alle variazioni del tempo atmosferico, parassiti e ad altri fattori rispetto alle monocolture(i sistemi agricoli con una sola coltura). La diversità dei raccolti è anche alla base di utili tecniche in agricoltura come “la gestione integrata dei parassiti”.

11) Utilizzare e valorizzare i confini e le zone marginali: I posti in cui si incontrano due ecosistemi o habitat (ad esempio le superficie boschive e i pascoli) sono più produttive e ricche di varietà rispetto agli habitat stessi.In ecologia questo fenomeno è chiamato “ecotone”.

12) Utilizzare e rispondere in modo creativo al cambiamento: Capendo come gli ecosistemi cambiano nel corso del tempo, è possibile accelerare il processo e creare ecosistemi produttivi in modo più veloce di come può fare la natura stessa. Ci sono anche molti metodi per il cambiamento sociale, per lo sviluppo organizzativo e l’impegno comunitario che possiamo utilizzare per promuovere il lavoro di gruppo e la pianificazione collettiva del cambiamento.

La Permacultura è un processo ecologico di progettazione – consiste nell’imparare dalla natura. I metodi di progettazione sono usati in modo congiunto con i principi della Permacultura al fine di creare una strategia o un piano di azioni. Una buona progettazione ci aiuta al fine di fare il migliore utilizzo delle risorse disponibili e creare un sistema più produttivo, che soddisfa meglio le nostre esigenze e che crea meno inquinamento. C’è un ampio range di processi di progettazione e metodi disponibili: •Indagine, •Analisi, •Progettazione, •Implementazione, •Manutenzione, •Valutazione, •Altri metodi e processi
 
 
Le zone in Permacultura

Una delle caratteristiche principali della Permacultura consiste nel suddividere il paesaggio in “zone”, al fine di massimizzare l’efficienza con cui si utilizza l’energia. A ogni zona è adibita una destinazione d'uso e una distanza dall'abitazione in base alla frequenza d'intervento umano. Idealmente in Permacultura s’identificano le seguenti zone:

Zona 0: è il centro delle attività, la casa, la stalla o, su vasta scala, un intero villaggio. Questa zona deve essere ubicata in modo tale da ottenere il massimo risparmio energetico e da soddisfare i fabbisogni dei suoi occupanti.

Zona 1: è situata nelle immediate vicinanze del centro della attività. È l'area più controllata e intensamente utilizzata. Può per esempio contenere l'orto, l'officina, la serra, il vivaio, il ricovero degli animali da cortile, il serbatoio per il combustibile, la legnaia, lo stenditoio per il bucato e una zona per l'essiccazione dei cereali. In questa zona non sono presenti animali di grande taglia e probabilmente sono presenti pochi grandi alberi adibiti prevalentemente all'ombreggiatura. Sono invece comuni piccoli alberi da uso frequente, ad esempio i limoni.

Zona 2: è una zona intensamente curata e densamente coltivata. Le strutture in questa zona includono terrazzamenti, siepi, graticci e specchi d'acqua. Possono essere presenti anche alcuni grandi alberi che ospitano sotto la loro chioma un complesso sistema di specie erbacee ed arboree, in particolare piante da frutto. È permesso l'accesso libero degli animali da cortile in aree selezionate e vi può essere un'area destinata al pascolo degli animali provenienti dalla zona.

Zona 3: è la zona agricola che necessità di una cura minore. Sono presenti alberi da frutto che non necessitano di potatura e pacciamatura, pascoli e aree più estese per animali, da carne e non, e le colture principali. In questa zona sono presenti grandi alberi che assolvono anche alla funzione di barriere frangivento e fonti di foraggio.

Zona 4: è una zona poco curata, semi selvaggia. Adatta alla raccolta di frutti selvatici, alla forestazione e a ospitare animali selvatici. Oltre a questo è la zona destinata alla produzione di legname pregiato.

Zona 5: è lasciata allo stato naturale. Questa zona è fatta per osservare e imparare, la progettazione non deve interessarla.

La Permacultura può essere sviluppata in qualsiasi tipo di regione come colline rocciose, paludi, zone alpine, pianure alluvionali o deserti. In fase di progettazione delle zone e dell’intero ambiente occorre prendere in considerazione le principali caratteristiche del territorio in cui essa verrà sviluppata: clima e microclima, particolarità del terreno, presenza di fonti d’acqua da sfruttare e preservare, spazi per la costruzione di infrastrutture abitative e per la comunicazione.
 
 
La Permacultura e gli altri metodi in agricoltura

Allo stato attuale è possibile distinguere due grandi branche di sistemi agricoli: l’agricoltura convenzionale e l’agricoltura organica. La principale caratteristica distintiva dei due sistemi riguarda l’utilizzo dei fertilizzanti e dei pesticidi: nel primo caso si fa ampio uso di prodotti chimici; nel secondo caso, invece, si utilizzano strumenti biologici. L’agricoltura organica si divide poi in tante branche; una di queste è appunto la Permacultura che condivide con tutti gli altri sistemi organici l’utilizzo di terreni a policoltura e di sostanze biologiche in agricoltura. Ciò che contraddistingue la Permacultura è la sua enfasi nel ridurre la dipendenza da input esterni attraverso un’accurata progettazione degli ambienti nello spazio e nel tempo. In questa prospettiva la Permacultura può essere vista come un sistema di tecniche di progettazione complementari a tutti gli altri sistemi. Per un maggior approfondimento su questa tematica si consigli l’intervista fatta a David Holmgren su www.lteconomy.it.

"La Permacultura non è un sistema di produzione a se stante. Fondamentalmente, essa è un approccio volto alla progettazione di un sistema agro-ecologico, all’interno di un disegno complessivo di regolamento. La progettazione di ogni posto particolare incorpora un insieme di tecniche ed elementi appropriati. Certamente ci sono tecniche che noi favoriamo – quelle che lavorano con la natura, rafforzano la diversità, e minimizzano la necessità d’input esterni – ma la Permacultura non è solo un insieme di tecniche. Il sistema di progettazione in Permacultura può fare da complemento ai produttori che praticano agricoltura organica, biodinamica, agroforestale e convenzionale; quindi c’è un ampio spazio per la collaborazione."
 
(Andy Goldring – Aprile 2013
 
 
"La Permacultura può essere vista come un ramo dell’agricoltura biologica (originata sia in Europa che nel Nord America nel 1930, in opposizione al sistema di agricoltura industriale); quindi si basa sui metodi e sulle intuizioni dell’agricoltura organica, ma, allo stesso tempo, ha anche delle proprie particolarità: 1. gran parte del nostro cibo dovrebbe derivare da pianti perenni e da colture arboree, visto che la variabilità dei raccolti annuali è una delle principali vulnerabilità strutturali del sistema agricolo tradizionale; 2. il processo di progettazione e di continua evoluzione dei paesaggi e dei sistemi agricoli è tanto importante quanto il tradizionale focus sul modo in cui sono utilizzati il suolo e le altre risorse (caratteristica specifica dell’agricoltura biodinamica); 3. La Permacultura ha una più forte enfasi sulla diversità attraverso la policoltura."
 
(David Holmgren – 2 – Maggio 2013
 
 
La Permacultura nel mondo
 
Secondo i dati del Worldwide Permaculture Network, un social network per individui e progetti impegnati nel campo della Permacultura, Il Nord America è l’area che vanta il maggior numero di progetti di Permacultura nel mondo (422 sono i progetti censiti in quest’area da questo social network); seguono l’Europa, con 284 progetti censiti, l’Australia (173 progetti), il Sud America (95 progetti), l’Asia (69 progetti) e l’Africa (57 progetti). Pur non essendo esaustivo dell’intero universo di progetti nel campo della Permacultura presenti nel mondo, la mappatura fornita da questo social network dà un’idea delle Aree in cui la Permacultura si è più o meno sviluppata. In termini percentuali, il Nord America rappresenta il 38,4% dei progetti censiti nel Worldwide Permaculture Network, L’Europa il 25,8%, l’Australia il 15,7%, il Sud America l’8,6%, l’Asia il 6,3% e l’Africa il 5,2%.
 
Grafico – Progetti di Permacultura nel mondo secondo il Worldwide Permaculture Network
Fonte: ns elaborazione su Worldwide Permaculture Network - http://permacultureglobal.com/
 
 
Conclusioni
 
“Noi Stiamo andando in contro a una sfida molto seria nel prossimo futuro: l'enorme quantità di energia netta che era disponibile in passato (grazie ai combustibili fossili di alta qualità), non sarà più disponibile in futuro. Come affrontare questa sfida? La risposta chiave non consiste solo nella riduzione nell’uso di combustibili fossili, ma nella riduzione del consumo di energia in generale, visto che le fonti rinnovabili non possono fornire l'energia netta necessaria per alimentare i sistemi di vita attuali. L'agricoltura svolge un ruolo fondamentale nel rendere tutto questo possibile: lo può fare attraverso la ri-localizzazione della produzione alimentare, una maggiore integrazione delle risorse vegetali e animali, un più efficiente utilizzo dello spazio e un uso più creativo del lavoro dell’uomo e delle sue abilità tramite un buon sistema di progettazione degli ambienti.”
 
(David Holmgren – 2 – Maggio 2013
 
 
David Holmgren, uno dei due padri della Permacultura ha chiarito uno dei principali problemi a cui andrà incontro l’uomo prima o poi. E’ vero ci potranno essere tecnologie, come il fracking in America, che permettono di procrastinare i problemi generati dal mismatch tra domanda e offerta di energia nel mondo: a una crescente domanda di energia corrisponde una sempre più limitata offerta di energia. Infatti, mentre i combustibili fossili diventano sempre meno disponibili e più costosi, le energie rinnovabili non hanno ancora raggiunto la capacità di supplire le fonti energetiche tradizionali nel soddisfare il fabbisogno energetico mondiale. In quest’ottica, prima di chiedersi quali fonti di energia potranno sostituire il petrolio in futuro, occorre cercare di capire come si può ridurre la domanda di energia, senza creare eccessivi danni economici e sociali. La Permacultura e un uso più equilibrato e sobrio delle risorse della Terra, tali da ridurre l’impronta ecologica e rispettare la biocapacità della Terra (Global Footprint Network, 2012) agiscono su questa strada.
 
 
Ringraziamenti
 
Si ringraziano Rob Scott, Assistante Professore nell’Education Policy Studies University of Illinois, e Rafter Sass Ferguson, ricercatore presso il Crop Sciences Department University of Illinois (http://liberationecology.org/), per il loro contributo alla stesura dell’aricolo. Per il contributo fornito nella stesura dell’articolo. Un particolare ringraziamento va fatto anche ad Andy Goldring, direttore della Permaculture Association nel Regno Unito e a David Holmgren, ideatore della Permacultura, per aver contribuito con le loro interviste.
 
 
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WWF - http://www.wwf.org.uk/

 

 

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