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FOCUS: LA CRISI ALIMENTARE IN SAHEL

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A cura di Dario Ruggiero (novembre 2012)
 
Premessa
 
Il termine Sahel (nel caso specifico, tradotto significa Riva del deserto) è utilizzato per designare la regione intermedia tra il Sahara e l'Africa nera. Tale territorio consiste, prevalentemente, in deserto e si estende dall'Oceano Atlantico fino al Corno d'Africa. Tale fascia interessa i seguenti Stati dell'Africa Centro-settentrionale: Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad, Senegal, Sudan, ed Eritrea.
Il Sahel è un'area ad alto tasso di desertificazione. Le popolazioni che abitano il Sahel si trovano a fronteggiare le emergenze alimentari connesse all'approvvigionamento idrico della zona, molto carente a causa della perenne siccità. La principale causa dell'elevato rischio di desertificazione è la costante mancanza d'acqua, per cui la terra, completamente secca, erosa e mossa dal vento, si trasforma in sabbia, ma anche l'opera dell'uomo con le sue coltivazioni intensive ha contribuito al fenomeno. È possibile, da un punto di vista tecnico, frenare l'avanzata del deserto: ciò, in parte, è stato possibile creando una zona verde. Interventi di tale genere, tuttavia, richiedono dei mezzi, e quindi delle disponibilità economiche, che, allo stato attuale, non sono neanche in minima parte in possesso degli stati del Sahel.

Nel 2005, nel 2010 ed, infine, più recentemente, nel 2012 tale regione ha affrontato tre gravi crisi alimentari che ha generato la morte di centinaia di migliaia di persone. In particolare nel 2010 l’insicurezza alimentare ha riguardato più di 10 milioni di persone nell’Area e nel 2012, il numero è cresciuto a ben 18 milioni di persone. Il Sahel Working Group nel 2011 ha prodotto un Report sul tema, proponendo soluzioni alla cronica vulnerabilità che caratterizza tale regione e nonostante esso abbia prodotti miglioramenti nella gestione della crisi alimentare nel 2012, molto deve essere ancora fatto affinché le popolazioni locali acquisiscano la resilienza necessaria a supportare lo svilupparsi di shock esterni quali ad esempio fenomeni di siccità ed incremento dei prezzi negli alimenti.
 
"… Le crisi come quelle del 2005 e del 2010 e di nuovo quella di questo anno in Sahel rappresentano la punta dell’iceberg di una cronica insicurezza alimentare. Basta pensare che, perfino in un anno di buon raccolto, 230 mila bambini muoiono per cause legate alla malnutrizione. Il Sahel deve far fronte ad un’emergenza permanente – ma noi osserviamo il problema solo quando la crisi diventa più grave."
 
Mamadou Biteye
(Regional Director for Oxfam GB in West Africa)
 

… Le conseguenze di lungo termine di ripetute crisi alimentari sono una crescente iniquità sociale ed una crescente percentuale della popolazione in condizione di povertà cronica e di insicurezza alimentare, che persistono per generazioni.

 

Peter Gubbels
(Groundswell’s Co-Coordinator for West Africa)
 
Grafico – La regione del Sahel
Fonte: http://www.accessscience.com
 
 
 
 
Intervista con Mamadou Biteye
Intervista con Peter Gubbels
 
 
"Acute food crises, such as occurred in 2005,
and again in 2010, are short term peaks,
of an underlying trend of increasing chronic vulnerability."
(Sahel Working Group – September 2011)
 
 
L’Economia in Sahel
 
Osserviamo la seguente figura. Essa posiziona ciascun area geografica del mondo in base a tre variabili: la popolazione (espressa in milioni di persone - asse delle ascisse), il PIL pro capite (valore a parità di potere di acquisto - asse delle ordinate,) ed il PIL corrente (in miliardi di dollari statunitensi - ampiezza della bolla). Il Nord America si posiziona in alto a sinistra (la popolazione non è molto numerosa, ma il reddito pro capite è elevato); un po’ più in basso a destra ci sono l’Europa e l’Asia Centrale; con redditi medio bassi ci sono i Paesi dell’area MENA (Middle East and North Africa), quelli dell’ America Latina e l’Asia orientale ed il Pacifico, quest’ultima zona, con una popolazione molto ampia, tra i 2 ed i 2 miliardi e mezzo. Più in basso, infine, con redditi pro capiti molto bassi, ci sono i Paesi dell’Africa sub-Sahariana e quelli dell’Asia meridionale. Il Sahel, addirittura, in termini di reddito pro capite, si posiziona più in basso della media sub-sahariana, di cui fa parte. In totale, il Sahel ospita una popolazione di circa 113 milioni di abitanti, genera un PIL pari a 121 miliardi di dollari (appena il 9,6% del totale dell’Africa sub-sahariana) e presenta un PIL pro capite annuo paria a circa 1.742 dollari, meno del 74% rispetto alla media sub-sahariana.
 
Tabella – Il Sahel nel contesto internazionale
(Popolazione, PIL e PIL pro capite)
  Sahel Africa Sub Sahariana (A-SS) Nord America Europa ed asia Centrale America Latina e Caribici Medio Oriente e Nord Africa (MENA) Asia orientale e Pacifico Sud Asia
  Valore % su A-SS Valore Valore Valore Valore Valore Valore Valore
Popolazione 112,8 12,9 875,6 346,1 894,6 595,3 389,6 2.216,0 1.656,5
PIL valore corrente ($bn) 121,4 9,6 1.265,6 16.836,1 22.093,0 5.806,2 3.051,5 18.781,1 2.271,8
PIL pro capite (in PPP) International $ 1.742,5 73,7 2.363,1 47.645,7 25.423,7 12.101,1 11.088,9 10.372,3 3.321,4
Fonte: ns elaborazione su dati The World Bank ed International Monetary Fund
 
 
Tra gli otto Paesi localizzati nell’area del Sahel, il Sudan è quello “relativamente” più ricco (il PIL pro capite supera i 2.700 dollari annui) ed ospita anche il maggior numero di persone (quasi 33 milioni); segue la Mauritania (con poco più di 2.000 dollari di reddito pro capite annuo), il Senegal ed il Ciad, che rappresentano anche i 4 Paesi con un PIL pro capite superiore alla media del Sahel. Burkina Faso, Mali, e Niger sono ben popolati, ma hanno un basso reddito pro capite ed, infine, in ultima posizione c’è l’Eritrea. Questi Paesi, non solo hanno poca ricchezza pro capite, ma la ricchezza non è nemmeno ben distribuita, così come descrivono i due indicatori di squilibrio economico e povertà inseriti nella tabella: nel Burkina Faso, nel Niger, e nel Mali, le persone che vivono con un reddito inferiore ai 2 dollari al giorno rappresentano più del 70% della popolazione, ed addirittura nel Ciad essi superano l’80%.
 
Tabella – Povertà e squilibri economici nei Paesi del Sahel
    Paesi del Sahel poveri Paesi del Sahel molto poveri
  Sahel Sudan Mauritania Senegal Chad Burkina Faso Mali Niger Eritrea
Popolazione 112,8 32,7 3,5 12,8 10,5 17,0 15,9 15,1 5,5
PIL valore corrente ($bn) 121,4 64,0 4,2 14,5 9,3 10,2 10,6 6,0 2,6
PIL pro capite (in PPP) International $ 1.742,5 2.729,9 2.008,3 1.970,0 1.866,8 1.302,3 1.128,0 771,1 735,5
                   
Reddito posseduto dal 10% più ricco della popolazione (% del reddito totale) - 26,7 31,6 30,1 30,8 32,2 25,8 28,5 -
Persone con reddito inferiore 2 dollari al giorno (% della popolazione) - 44,1 47,7 60,4 83,3 72,6 78,7 75,2 -
Fonte: ns elaborazione su dati The World Bank ed International Monetary Fund


Le crisi alimentari del 2010 e del 2012 in Sahel

Nel 2010 una grave situazione di insicurezza alimentare ha colpito più di 10 milioni di persone in Sahel. Il Niger è stato al centro di questa crisi alimentare; infatti, essa in questo Paese ha riguardato più di 7 milioni di abitanti (circa il 50% della sua popolazione). Due milioni di persone in Ciad non avevano cibo a sufficienza; 600 mila persone in Mali, 300 mila in Mauritania e 100 mila in Burkina Faso sono stati colpiti da questa crisi. L’insicurezza alimentare è diventata un problema cronico di lungo termine. Perfino negli anni migliori molte persone in Sahel lottano per sopravvivere. Un terzo della popolazione in Ciad è cronicamente sottonutrita – a prescindere dalle piogge e dalla dimensione dei raccolti. Uno studio della Banca Mondiale sulla sicurezza alimentare in Niger nel 2009 trovò che più del 50% della popolazione soffre di cronica insicurezza alimentare, con il 22% in condizione di estrema insicurezza. Un inaccettabile numero di bambini con età inferiore ai 5 anni ed appartenenti alle famiglie più vulnerabili, non sopravvive. Secondo il UN Children’s Fund (UNICEF), 300 mila bambini sotto i 5 anni in Sahel muoiono di malnutrizione ogni anno.

Di nuovo nel 2012 una grave crisi alimentare, scatenata da una combinazione di fattori (siccità, elevati prezzi degli alimenti, evacuazioni e povertà cronica, ha colpito le regioni del Sahel coinvolgendo più di 16 milioni di persone. La siccità ha ridotto del 26% la produzione di cereali in queste regioni; in particolare il Ciad ed il Gambia hanno perso il 50% del loro raccolto annuale. La forte riduzione del mangime hanno portato ad anticipate transumanze del bestiame con cambiamenti nei relativi corridoi di migrazioni e conseguenti conflitti tra le comunità lungo i confini delle proprie regioni. Ad aggravare ulteriormente la crisi del 2012 si sono aggiunti l’elevato prezzo degli alimenti, la riduzione delle rimesse dall’estero per il ritorno in patria dei lavoratori emigrati ed il ridursi della sicurezza all’interno dei Paesi.

Tabella – Distribuzione della popolazione in condizione di insicurezza alimentare nel 2012
Paese Burkina Faso Cameroon Gambia Mali Mauritania Niger Senegal Chad Total
Persone in condizione di insicurezza alimentare 2.060.000 350.000 241.000 4.600.000 700.000 6.400.000 739.251 3.622.200 18.690.251
% del totale delle persone in condizione di insicurezza alimentare in Sahel 11 1,9 1,3 24,6 3,7 34,2 4 19,3 100
% della popolazione nazionale 14,7 23,3 17,7 31,7 22,8 42,1 6,2 32,2 25,7
Fonte: FAO, July 2012
 
 
Più in dettaglio, nel 2011 in alcune parti del Ciad, del Mali, del Senegal e della Mauritania sono stati registrati elevate livelli di Malnutrizione Globale Acuta (≥15) ed altrettanti elevati livelli (tra il 10 ed il 15%) sono stati registrati in alcune aree del Burkina Faso, del Gambia, del Niger, e del Senegal. Inoltre, a partire dall’aprile del 2012, in alcuni di questi Paesi (Burkina Faso, Ciad and the Niger) è stato registrato un inusuale aumento nelle richieste di ospedalizzazione. La FAO ha recentemente lanciato un allerta per la minaccia della cavalletta del deserto in Sahel. L’arrivo della cavalletta ha coinciso con la fase di semina e con l’emergenza delle scarse piogge estive in alcune zone agricole del Ciad, del Mali e del Niger e questo va ad aggravare ulteriormente il problema di insicurezza alimentare in questi Paesi.

La FAO ha stimato che sono urgentemente necessari 112 milioni di dollari per salvaguardare la resilienza dei piccoli agricoltori, delle famiglie pastorali, agro-pastorali, agro-silvi-pastorali e di altri gruppi vulnerabili nel 2012. Questi fondi servono ad assistere 7,8 milioni di persone nella regione del Sahel – circa il 42% dei 18,7 milioni di persone attualmente in condizione di insicurezza alimentare. A Luglio 2012 la FAO aveva ottenuto solo il 26% dei fondi richiesti.

Le due tabelle seguenti fotografano lo stato della situazione della crisi alimentare in Sahel nel 2012, indicando per ogni Paese il numero totale delle persone in condizione di insicurezza alimentare, il numero di persone attualmente sussidiato dalla FAO, quello aggiuntivo, ed i fondi necessari per soddisfare il target aggiuntivo di persone. Le regioni che soffrono le condizioni peggiori di insicurezza alimentare sono il Niger, il Ciad ed il Mali. In Niger ci sono 6,4 milioni di persone in condizione di insicurezza alimentare (il 34,2% del totale dei Paesi del Sahel considerati nell’analisi prodotta dalla FAO, e ben il 42,4% della popolazione); In Ciad, 3,6 milioni di persone soffrono la fame (il 19,3% del totale delle persone in condizione di insicurezza alimentare in Sahel ed il 34,4% della popolazione locale); In Mali, infine, 4,6 milioni di persone sono in uno stato di insicurezza alimentare (il 24,6% del totale in Sahel ed il 29% della popolazione locale). La maggior parte delle persone sussidiate dai fondi della FAO si trovano in Niger e, di conseguenza, maggiore è la percentuale di fondi destinata a questo Paese (38,3%). Per il resto gli aiuti si distribuiscono piuttosto equamente tra i diversi Paesi.

Tabella - Numero di persone in condizione di insicurezza alimentare nel 2012
(Numero di persone e % su tatale delle persone in condizione di insicurezza alimentare in Sahel)
  Numero totale di persone in condizione di insicurezza alimentare Numero di persone attualmente sussidiato dalla FAO Numero aggiuntivo di persone target della FAO per il 2012
  Numero % su Totale Sahel % su popolazione totale del Paese Numero % su Totale Sahel Numero % su Totale Sahel
Burkina Faso 2.060.000 11,0 12,1 582.666 15,0 933.800 20,9
Camerun 350.000 1,9 1,6 138.537 3,6 52.500 1,2
Gambia 241.000 1,3 13,0 172.946 4,5 - -
Mali 4.600.000 24,6 29,0 86.730 2,2 294.095 6,6
Mauritania 700.000 3,7 19,8 288.900 7,4 208.600 4,7
Niger 6.400.000 34,2 42,4 1.734.600 44,7 2.445.400 54,7
Senegal 739.251 4,0 5,8 318.066 8,2 101.934 2,3
Ciad 3.600.000 19,3 34,4 558.800 14,4 435.000 9,7
Totale Sahel 18.690.251 100,0 19,1 3.881.245 100,0 4.471.329 100,0
Fonte: ns elaborazione su FAO (July 2012)
 
Tabella – Sussidi finanziari soddisfatti, aggiuntivi e totali in base ai target prefissati dalla FAO
  Numero persone target Bisogni finanziari totali Bisogni finanziari soddisfatti Bisogni finanziari da soddisfare
  Numero % su Totale Sahel $ % su Totale Sahel $ % su Totale Sahel $ % su Totale Sahel
Burkina Faso 933.800 11,9 17.835.000 16,2 4.308.472 15,5 13.526.528 16,4
Camerun 191.037 2,4 1.711.000 1,6 611.000 2,2 1.100.000 1,3
Gambia 241.000 3,1 5.076.945 4,6 1.926.171 7,0 3.150.774 3,8
Mali 380.825 4,9 10.050.000 9,1 2.741.720 9,9 7.308.280 8,9
Mauritania 497.500 6,3 9.000.000 8,2 2.271.554 8,2 6.728.446 8,2
Niger 4.180.000 53,3 42.073.553 38,3 7.420.609 26,8 34.652.944 42,1
Senegal 420.000 5,4 6.850.000 6,2 2.793.000 10,1 4.057.000 4,9
Ciad 993.800 12,7 17.377.080 15,8 5.635.013 20,3 11.742.067 14,3
Totale Sahel 7.837.962 100,0 109.973.578 100,0 27.707.539 100,0 82.266.039 100,0
Fonte: ns elaborazione su FAO (July 2012)
 
 
Progressi nel percorso di resilienza tra il 2005 ed il 2010

In Sahel, per più di dieci anni, il tasso globale di malnutrizione acuta (Global Acute Malnutrition – GAM) ha sistematicamente ecceduto la soglia stabilita a livello internazionale dalla World Health Organisation (WHO). E’ stimato che di una popolazione di circa 50 milioni di persone nella parte occidentale del Sahel, 1,3 milioni (il 14%) di bambini al di sotto dei 5 anni vivono in uno stato acuto di malnutrizione. Di questi, 300 mila soffrono di malnutrizione acuta severa (Severe Acute Malnutrition – SAM). I livelli strutturali di GAM sono aumentati dagli anni 90, e rimangono persistentemente superiori alla soglia di emergenza. Questi fattori forniscono una ragione a supporto di intraprendere azioni effettive di lungo termine in Sahel.

L’esperienza in Sahel mostra che spesso non è la disponibilità di cibo la discriminante alimentare bensì le condizioni sociali ed economiche delle famiglie
. La seguente figura indica che i livelli di bambini malnutriti sono molto più elevati nelle famiglie povere. Un crescente numero di famiglie in Sahel semplicemente non si può permettere di dare ai propri figli cibi nutrienti, in particolare carne e latticini. La povertà è un importante fattore per una alimentazione povera in Sahel.

Tabella - Malnutrizione dei bambini in Sahel
(Bambini con età inferiore ai 5 anni che soffrono di GAM e di SAM)
Country Popolazione totale Popolazione con età inferiore ai 5 anni (%) GAM (%) SAM Bambini che soffrono di GAM Bambini che soffrono di SAM
Burkina Faso (DHS 2003) 13.002.000 2.560.000 18,7 5,0 47.872 128
Chad(DHS 2004) 8.598.000 1.646.600 13,5 3,1 222.291 51.045
Mail (DHS 2003) 13.007.000 2.581.000 13,3 3,0 343.273 7.743
Mauritania (MICS 2007) 2.893.000 499 11,9 1,6 59.381 7.984
Niger (MICS 2006) 11.972.000 2.549.000 10,3 1,5 262.547 38.235
TOTAL 49.472.000 9.835.600 - - 1.366.212 302.694
Fonte: Sahel Working Group, settembre 2011

Grafico - Livello di malnutrizione dei bambini in Tessaoua in base alle classi di ricchezza
Fonte: ns elaborazione su Sahel Working Group, settembre 2011


In questa prospettiva, l’uso diretto di trasferimenti di denaro può prevenire la malnutrizione. In effetti, l’UNICEF, preoccupata del fatto che il razionamento del cibo generale potesse essere usato per alimentare altri membri della famiglia, ha valutato che il trasferimento di denaro migliora la sicurezza alimentare e l’utilizzo delle razioni per bambini target.

L’agricoltura gioca un ruolo vitale nelle economie del Sahel. La maggior parte dei produttori è rappresentata da piccoli agricoltori e pastori. La visione comune è che miglioramenti nella produttività agricola rappresentano una forte potenzialità per la riduzione della povertà ed il miglioramento della sicurezza alimentare. I raccolti in Sahel sono generalmente bassi, in particolare nel Niger; la resa media nei due principali raccolti di grano - miglio e sorgo – sono al momento i più bassi, se comparati con quelli ottenuti nei Paesi più vicini del Sahel.

Tabella – Comparazione della resa dei raccolti di cereali
  Resa in Kg/ha
Media 2003-2007 Miglio Sorgo
Niger 445 335
Mali 723 849
Chad 583 730
Burkina Faso 865 1041
Fonte: ns elaborazione su Sahel Working Group, settembre 2011
 
 
Il modello promosso per affrontare il problema della sicurezza alimentare è conosciuto col nome di “agricoltura agro-ecologica”. Esso si basa su di un sistema fatto da piccoli produttori agricoli., sul basso utilizzo di input esterni, sull’applicazione di metodi agro-ecologici e sulla diversificazione dei raccolti.[1] In Sahel ci sono molti casi documentati di sistemi agricoli di successo, diversificati e produttivi, che integrano la produzione alimentare a quella di alberi e di bestiame.

Le aree pastorali, dove l’allevamento di animali è la principale risorsa di alimenti e di reddito, sono state severamente colpite dalla crisi alimentare del 2010. Molti animali sono diventati deboli a causa della mancanza di un’adeguata fornitura di acqua e di pascolo. Questo ha ridotto in modo considerevole la disponibilità di latte, il maggior contributo alla dieta delle famiglie pastorali. A causa del povero stato fisico degli animali, il prezzo del bestiame si è ridotto, mentre il prezzo dei cereali si è considerevolmente alzato. La drastica erosione del potere di acquisto ha aumentato l’insicurezza alimentare e la malnutrizione in queste famiglie.

Uno studio del Réseau Billital Maroobé (RBM) ha concluso che, nel 2005, non fu data abbastanza attenzione alla dimensione pastorale dalle strutture nazionali. I fattori che hanno maggiormente contribuito alla fame nelle zone pastorali includono: la mancanza di informazioni disponibili, il rifiuto di dichiarare uno stato di emergenza, la maggiore complessità di intervento nelle aree pastorali, l’insicurezza locale per lo staff internazionale e la più bassa priorità attribuita alle zone pastorali dai donatori e dai governi. Tuttavia, le lezioni del 2005 non sono state apprese e nel 2010 la crisi alimentare ha gravemente e nuovamente colpito le popolazioni pastorali.

Va comunque evidenziato che le politiche di aiuto internazionale cominciano a dare maggior importanza alla dimensione pastorale, così come maggior enfasi viene data alla “mobilità del bestiame” come fattore di produttività e di sostenibilità mbientale.

Sistemi di early warning locali
 
Un ruolo importante nel gestire la crisi alimentare è svolto dagli Early Warning Systems (EWS) il cui obiettivo è di individuare quanto prima una situazione di allarme alimentare. Una debolezza fondamentale degli EWS in Sahel è la mancanza di partecipazione da parte delle comunità e dei governi locali. C’è in sostanza un deficit di governance. A livello nazionale, l’EWS ottiene in generale la maggior parte delle informazioni dai vari servizi tecnici localizzati nei distretti e molto poco o nessuna informazione (per esempio circa le condizioni del tempo, prezzi, il calo della disponibilità di cibo) è trasmesso indietro alle comunità. I villaggi sono solo ricettori passivi di aiuti alimentari nei periodi di crisi alimentare. Inoltre, gli EWS nazionali prendono in considerazione solo le condizioni “medie” dei villaggi in singoli distretti; vengono pertanto trascurate le differenze di vulnerabilità che possono esserci tra i villaggi del singolo distretto. Dopo la crisi del 2005, CARE Niger ha riconosciuto tale debolezza del sistema di aiuti ed ha dato inizio al progetto APCAN, col supporto dell’Unione Europea, con l’obiettivo di decentralizzare le operazioni nella gestione delle crisi alimentari. Il progetto APCAN, compreso tra il 2006 ed il 2009, ha testato ed adottato un approccio per creare delle strutture localizzate nelle comunità (col nome di SCAP-RU con la capacità di prevenire e gestire disastri).

I programmi di trasferimento di denaro
 
C’è una crescente consapevolezza nel settore umanitario che il trasferimento di denaro ed i voucher possono essere uno strumento utile ed appropriato al fine di aiutare le popolazioni affette da crisi alimentari. L’uso di denaro e di voucher aumenta la dignità e la scelta dei benefici da parte delle famiglie, consente di indirizzare gli aiuti alle persone che veramente ne necessitano ed allo stesso tempo stimolano l’economa ed i mercati locali. Il trasferimento di denaro è utilizzato in modo crescente, complementare o alternativo ad un range di servizi di assistenza. Il trasferimento di denaro facilita, inoltre, la riabilitazione e la preparazione dei terreni agricoli e rappresenta pertanto un importante fattore di ripresa dopo periodi di siccità. In conclusione, per le popolazioni più povere, la costruzione di comunità maggiormente indipendenti da shock esterni e capaci da uscire dal ciclo della fame, regolari e prevedibili trasferimenti di denaro possono giocare un ruolo vitale. Allo stesso tempo, l’evidenza dimostra che il trasferimento di denaro non è una panacea. Occorrono policy di sviluppo rurale adatte, controllo e gestione di malattie, un miglioramento del sistema di assistenza ai bambini e delle pratiche di alimentazione ed un migliore controllo della volatilità dei prezzi.

La protezione sociale
 
La protezione sociale è un supporto di lungo termine per le famiglie al fine di ridurre, prevenire e superare i rischi che possono danneggiare il loro sostentamento. C’è un crescente riconoscimento che ciascuna persona dovrebbe avere il diritto a qualche forma assistenziale al fine di soddisfare i bisogni di base, incluso il diritto all’alimentazione. Tuttavia, la protezione sociale in Sahel, fin adesso, è stata prevalentemente dominata da rete umanitarie e di sicurezza alimentare. Queste misure di sicurezza alimentare, volte ad evitare che gli individui possano cadere al di sotto di determinati standard di vita, sono generalmente misure di breve termine. Il problema è che la maggior parte dei governi in Sahel hanno paura dei costi amministrativi e degli impatti negativi che possono derivare dall’applicazione di meccanismi di protezione sociale, inclusa la possibilità che i beneficiari possano diventare dipendenti da questi tipi di aiuti. Tuttavia, questa percezione inizia a cambiare, e c’è una crescente evidenza da altre regioni dell’Africa che è possibile coniugare l’assistenza sociale con gli obiettivi di sviluppo. La protezione sociale può dare un forte contributo sia nel prevenire l’impoverimento durante e immediatamente dopo una crisi alimentare, che nel supportare gli sforzi di lungo termine nell’aiutare le persone cronicamente povere ad uscire dal ciclo della povertà. Il Niger è stato uno dei primi Paesi del Sahel ad intraprendere un progetto pilota di trasferimento sociale.
 
 
Le sfide da superare nella strada verso la resilienza secondo il Sahel Working Group

1) leadership politica/governance
 
L crisi alimentare del 2010 in Sahel ha dimostrato l’importanza a che la crisi sia riconosciuta e manifestata(attraverso appelli internazionali) tempestivamente dalle autorità nazionali al fine di consentire una robusta e veloce risposta al problema. In Sahel, il miglioramento della governance è probabilmente una delle più importanti sfide da affrontare al fine di rafforzare la resilienza e superare la dimensione cronica della crisi alimentare.

2)
Promuovere la resilienza negli “stati fragili”: l’esempio del Ciad
 
La fragilità degli stati è una sfida significativa per prevenire e gestire le crisi alimentari ed affrontare le cause alla redice della vulnerabilità in Sahel. Uno Stato fragile non è in grado di fornire le funzioni essenziali alla maggioranza della popolazione: Tali funzioni includono la riduzione della povertà, così come la fornitura di servizi pubblici. Gli Stati fragili affrontano spesso sfide multiple, inclusa la limitata capacità di assorbire finanziamenti esterni. In Sahel, diversi Paesi sono considerati Stati fragili.

3)
Gestire i prezzi elevati nei mercati non regolati
 
Nelle famiglie povere risulta un livello più alto di malnutrizione. Siccome molte famiglie povere acquistano circa (o più del) il 60% del loro cibo sul mercato, i prezzi degli alimenti rappresentano probabilmente un fattore che influenza i livelli di malnutrizione. Ne consegue che le famiglie vulnerabili non possono dipendere dai mercati per assicurarsi la disponibilità di cibo. Oltre agli aiuti alimentari, altre forme di pubblico intervento sono essenziali per controllare una elevata volatilità dei prezzi e regolare i mercati. Ci sono significative questioni di costo, distribuzione, e di governance da prendere in considerazione. Un sistema nazionale di stock di riserva è un importante strumento da considerare al fine di far fronte ai fallimenti di mercato, di assicurare la distribuzione e di regolare i prezzi. Le riserve possono supportare i piccoli coltivatori nel predire il mercato, e nell’affrontare la concentrazione del potere di mercato nella vendita e distribuzione del grano. Le riserve di cibo possono anche aiutare i Paesi ad affrontare meglio il cambiamento climatico ed il suo impatto sulla produzione e fornitura di alimenti. La più importante lezione del 2010 è che, in assenza di meccanismi di regolazione e controllo della volatilità dei prezzi di mercato, il sistema nazionale di prevenzione e mitigamento della crisi alimentare nel Sahel è destinato a rimanere inefficace.

4)
Migliorare gli early warning systems
 
Nonostante diversi Early Warning Systems (EWS) in Sahel hanno fornito un tempestivo avviso della potenziale crisi alimentare nel 2009, il sistema non ha generato una veloce risposta. Queste sono le principali questioni da risolvere: 1) un sistema di previsione datato; 2) debolezza nel giudizio di vulnerabilità; 3) inadeguata differenziazione tra una crisi transitoria ed una situazione cronica di insicurezza alimentare; 4) sistemi di monitoraggio e di feedback inadeguati; assenza di un meccanismo volto a misurare la vulnerabilità di persone e famiglie in movimento; 5) i modelli EWS dovrebbero operare in modo più decentralizzato in modo da soddisfare in modo più efficace e tempestivo i bisogni delle popolazioni locali; 6) il rafforzamento della capacità di essere preparati ed agire nelle singole comunità.

5)
Migliorare gli aiuti
 
Progressi devono essere fatti sulla qualità degli aiuti al fine di risolvere le seguenti inefficienze:
 
- un eccessiva focalizzazione su aiuti alimentari diretti (in natura),
- un’attenzione insufficiente alle popolazioni pastorali,
- una generale incapacità nell’indirizzare gli aiuti a target di popolazione effettivi,
- una debole coordinazione nella distribuzione degli aiuti,
- difficoltà persistenti nell’integrare le politiche umanitarie con quelle di sviluppo,
- un ancora inadeguato link tra le azioni di breve termine e quelle di lungo termine,
- un focus insufficiente alle azione di riduzione del rischio di disastri (DRR –Disaster Risk Reduction),
- inadeguatezza degli aiuti indirizzati alle aree urbane,
- l’assenza di un reale committment da parte dei governi locali,
- l’assenza di un adeguato supporto per la decentralizzazione nei sistemi di valutazione e di decisione,
- strategie di riduzione della povertà ancora troppo deboli.
 
6) Le sfide di lungo termine: popolazione, conflitti e sicurezza
 
Nonostante diversi autori non considerano la crescita della popolazione tra le cause principali delle crisi alimentare e criticano il modello maltusiano, non bisogna tralasciare, il fatto che, in assenza di incrementi della produttività del terreno, la crescita della popolazione può rappresentare un problema e che diversi studi mostrano una certa correlazione tra questa e la riduzione della fertilità del suolo. Molte agenzie operative in Sahel sostengono che i programmi volti a ridurre l’insicurezza alimentare possono perdere di efficacia se la popolazione continua a crescere ai ritmi correnti (in Niger il tasso di fertilità è pari a 7,1 bambini per donne), per cui diventano essenziali programmi a supporto della pianificazione familiare e dell’empowering delle donne, anche se, nonostante ciò, i fondi a supporto della pianificazione familiare si sono ridotti nel corso dell’ultima decade a solo il 2,6% del totale degli aiuti a supporto della salute.
In Niger, CARE UK è una delle poche organizzazioni che ha gradualmente sviluppato un modello innovativo di lungo termine per integrare la salute riproduttiva, la consulenza, i servizi di pianificazione familiare e l’empowerment delle donne elle attività economiche (i gruppi di risparmio e credito delle donne). CARE UK esplicitamente cerca di cambiare l’attitudine degli uomini incrementando la loro consapevolezza nei diritti delle donne, ed incoraggiando il miglioramento della comunicazione di coppia circa la salute sessuale e riproduttiva.
Un altro problema di lungo termine consiste nel fatto che sempre più regioni in Sahel stanno diventando meno accessibili dagli aiuti a causa di una crescente insicurezza; il problema principale da affrontare è il circolo vizioso che si crea nel momento in cui la scarsità di cibo determina fenomeni di rivolta e di violenza che a loro volta rendono l’accessibilità degli aiuti più difficile.
 

Le raccomandazioni del Working Sahel Group

1) Cambiare la visione ed il trattamento dei bisogni cronici ed acuti in Sahel:
2) Prevenire, prepararsi e pianificare meglio:
3) Velocizzare e migliorare rapidamente le risposte umanitarie
4) Rafforzare la resilienza ed i redditi:
5) Ampliare gli scopi dei programmi alimentari:
6) Adattare le policy e le pratiche dei donatori al contesto del Sahel:
7) Rafforzare la capacità delle istituzioni regionali e nazionali:
8) Rafforzare la capacità della società civile, delle NGO locali, dei governi locali e delle comunità per le azioni di riduzione del rischio e per il rafforzamento della resilienza al loro livello:
 

Le raccomandazioni della FAO per superare la crisi del 2012

L’obiettivo generale del programma proposto dalla FAO è di migliorare la sicurezza del cibo e dell’alimentazione delle popolazioni vulnerabili in Sahel. L’obiettivo specifico è quello di proteggere e di ristabilire I mezzi di sussistenza per la resilienza degli agricoltori e delle famiglie pastorali vulnerabili. I 5 risultati attesi da questo programma sono:
 
1) Proteggere e rafforzare i mezzi di sussistenza delle famiglie più vulnerabili;
2) Governo del rischio e gestione della crisi: rafforzare le capacità delle istituzioni nazionali e regionali nel coordinamento e nella gestione delle crisi e nella riduzione del rischio di insicurezza alimentare;
3) L’osservazione per la salvaguardia: il giudizio dei bisogni, il monitoraggio e gli Early Warning System a livello locale, regionale e nazionale possono essere rafforzati se sono gestiti in modo integrato;
4) Prepararsi a rispondere: piani di contingenza e preparazione alle crisi devono essere rafforzati a livello locale, regionale e nazionale;
5) Informare e comunicare per la conoscenza:la gestione della conoscenza e la diffusione delle buone pratiche nella riduzione del rischio e nel rafforzamento della resilienza devono essere supportati a tutti i livelli.
 
A questi 5 risultati attesi, si aggiungono tre argomenti di tipo trasversale su cui si focalizza il programma stilato dalla FAO: 1) il ruolo centrale dello sviluppo (a livello individuale, istituzionale e politico); 2) la necessità di creare partnership strategiche a livello locale, regionale, nazionale ed internazionale; 3) l’importanza vitale dell’uguaglianza dei sessi.
 

Conclusioni

Quando 300 mila bambini all’anno in una regione continuano a morire per problemi di sottoalimentazione, e quando uno shock climatico, per quanto duro possa essere, butta più di 10 milioni di persone in condizioni di grave crisi alimentare. Vuol dire che qualcosa nella gestione del “problema alimentare” in questa regione non sta funzionando. Stiamo parlando del Sahel, una fascia geografica dal clima non certo ospitale e soggetta a frequenti periodi di siccità. Ciò, tuttavia, non giustifica i dati citati in questo articolo. Dall’ottimo Report del Sahel Working Group emergono alcune evidenze:
 
1) Le famiglie pastorali e le famiglie povere che vivono nelle aree urbane sono quelle che maggiormente possono cadere in condizione di crisi alimentare (sono le famiglie più vulnerabili);
2) L’architettura degli aiuti ed i governi locali non hanno ancora affrontato il problema in un ottica di lungo periodo.
 
Quanto al primo punto, le famiglie pastorali e quelle povere altro non sono che la rappresentazione speculare delle famiglie povere che vivono nei Paesi più sviluppati. La differenza è che nei Paesi sviluppati i programmi di assistenza sono tali da garantire la sopravvivenza a queste famiglie e che sempre in questi Paesi difficilmente gli shock (in questo caso prevalentemente economici) sono tali da rendere difficile l’assistenza a tali famigli. Pertanto, la protezione sociale rappresenta forse una delle regole principali per ridurre quanto più gli effetti catastrofici degli shock climatici in Sahel. Determinanti inoltre sono la costituzione di riserve alimentare e la gestione della volatilità dei prezzi in modo che tali famiglie si possano trovare improvvisamente nelle condizioni di ridotto potere di acquisto e nell’impossibilità di garantirsi almeno due pasti decenti al giorno. Ma il vero problema, all’avviso di chi scrive, non è tanto questo quanto quello di minimizzare l’impatto che uno shock esterno può avere sull’agricoltura e sull’Economia del Paese, nonché sul potere di acquisto delle suddette famiglie. Ecco che entra in gioco il secondo punto. I governi locali e le agenzie internazionali non hanno ancora affrontato il problema in un’ottica di lungo periodo. In questo senso che ben vengano azioni volte allo sviluppo dell’agricoltura agro-ecologica, ma anche e soprattutto la costruzione delle infrastrutture necessarie a garantire un continuo flusso di acqua potabile e prevenirne le difficoltà nei periodi di siccità, ed a rendere più efficace ed efficiente l’intera logistica dei Paesi. Educazione, salute, ordine, senso civile ed empowerement delle donne sono le istituzioni pre-costitutive delle sviluppo e forse più di tutte lo è lo sviluppo di un sistema energetico indipendente e resiliente, basato su fonti rinnovabili capace di dare l’energia necessaria allo sviluppo di queste zone. Solo in tal modo è possibile minimizzare quanto più gli effetti degli shock climatici che colpiscono queste i Paesi del Sahel. Siccome i progressi in questa prospettiva sono stati ancora pochi, per il momento sarebbe altamente auspicabile che i governi locali riconoscano in modo tempestivo le condizioni di crisi alimentare e provvedano a migliorare quanto più i sistemi volti ad individuare ed aiutare le famigli più vulnerabili.
 
"….. Le specifiche necessità delle popolazioni che sono in una condizione cronica di insicurezza alimentare e quelle dei bambini cronicamente malnutriti, devono diventare una priorità di lungo termine all’interno di azioni umanitarie e di sviluppo, e non devono essere affrontate solo durante una crisi acuta. Alla luce di tutto questo, i governi nazionali, le strutture regionali, le agenzie delle Nazioni Unite, i donatori, le organizzazioni internazionali, e la società civile, hanno bisogno di intraprendere le seguenti 4 azioni per prevenire future crisi alimentare:
 
    1. Porre il problema dei bambini sottonutriti al centro dell’agenda per la resilienza, attraverso piani nazionali coordinati, privilegiando l’assistenza ai bambini sotto i due anni ed alle donne in gravidanza. Questi piani devono includere l’accesso all’acqua potabile ed ai servizi sanitari, un migliorato accesso ai servizi a supporto della salute, una miglior conoscenza riguardo alla corretta alimentazione ed ai servizi di assistenza ai bambini
    2. Non focalizzarsi solo sull’aumento della disponibilità totale di cibo, ma sfruttare l’agricoltura a scala ridotta e migliorare la qualità dell’alimentazione, per assicurare la sostenibilità e la resilienza nei confronti di nuovi shok ed alla luce del cambiamento climatico. In particolare, il miglioramento dell’alimentazione deriva da una crescita delle opportunità per i poveri di diversificare la loro dieta e molto di tutto questo può essere raggiunto attraverso le tecniche di agricoltura agro-ecologica, inclusa l’agro-silvicoltura, le tecniche di irrigazione dei raccolti, un miglioramento nel riciclo di nutrienti e di energia (invece di introdurre input esterni), l’integrazione tra coltivazione e allevamento, la diversificazione delle specie, la rotazione delle colture e la costituzione di consorzi.
    3. Investire nella protezione sociale e nei servizi per le famiglie più povere, in modo particolare per le famiglie che sono in condizioni croniche di insicurezza alimentare e che devono essere distinte da quelle che vi cadono quando si verificano degli shock esterni. In questa prospettiva, la protezione sociale può proteggere le famiglie più vulnerabili che non hanno beneficiato della crescita economica.
    4. La protezione sociale va strutturata in modo appropriato, al fine di rafforzare in modo diretto i mezzi di sostentamento e gli asset delle famiglie povere (in modo particolare dei piccoli coltivatori), per aumentarne la resilienza e per adottare tecnologie migliori ad elevata produttività.
    5. Sviluppare un nuovo piano riguardo a come i governi nazionali, i donatori internazionali e le agenzie dovrebbero lavorare insieme nel migliorare il sistema di early warning e di early action per prevenire le crisi di fame, rompendo così le barriere tra sviluppo ed approcci umanitari, tra le risposte che vengono date in condizioni normali e quelle che invece vengono date in tempo di crisi."
 
Peter Gubbels
(Groundswell’s Co-Coordinator for West Africa)

"…..
- Rompere la divisione tra risposte di emergenza ed iniziative di sviluppo di lungo termine, investendo in programmi che costruiscono la resilienza delle comunità per prevenire crisi future.
- Assicurare che i Paesi mantengano i loro impegni relativi all’AU Summit di Maputo 2013, consistenti nell’investire il 10% del budget nazionale nell’agricoltura, con programmi rivolti ai piccolo produttori.
- Sviluppare politiche di protezione sociale e programmi indirizzati alle famiglie povere, assicurando così alle popolazioni più poveri maggiori capacità nel resistere a shock esterni.
- Supportare l’implementazione di un sistema nazionale, regionale e locale (a livello di comunità) di riserve di cibo che permettano alle persone di far fronte al problema della volatilità nei prezzi degli alimenti di base.
- Prevenire le crisi tramite i sistemi di Early Warning ed investire nella ripresa delle famiglie: quando c’è un’allerta di una crisi alimentare, tutti gli attori coinvolti devono essere pronti ad investire in programmi molto prima che la crisi alimentare si verifichi, al fine di prevenire il peggio, occorre poi continuare ad investire dopo il picco della crisi per permettere alle persone di riprendersi."
 
Mamadou Biteye
(Regional Director for Oxfam GB in West Africa)


ENDNOTE

[1] L’Agro-ecologia è stata creata grazie alla convergenza di due discipline scientifiche : agronomia ed ecologia. I principi dell’agro-ecologia includono il riciclo di nutrienti e di energia, invece di introdurre input esterni; agricoltura ed allevamento integrati; diversificazione di specie e risorse genetiche neggli ecosistemi agricoli nel tempo e nello spazio; focalizzarsi sull’interazione e la produttività all’interno del sistema agricolo, invece di focalizzarsi su singole specie. (de Schutter, Olivier (Dec 2010) Report).

 

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