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FOCUS – La concentrazione di CO2 nell’atmosfera: stiamo per imitare l’era del Pliocene?

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A cura di Dario Ruggiero (Luglio 2013)
 
Premessa
 
Il Cambiamento climatico rappresenta la più importante sfida per l’Umanità nel prossimo futuro. Capire quali sono le sue cause è un elemento iniziale (e allo stesso tempo un elemento chiave) per affrontare questa sfida. Una delle sue cause principali è sicuramente la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera.In base alle osservazioni fatte sui ghiacciai dell’Antartico e della Groenlandia, emerge un’evidente correlazione tra la concentrazione di CO2 e la temperatura atmosferica (maggiore è la concentrazione, più elevata sarà la temperatura).

Il 9 Maggio del 2013, la concentrazione di CO2 all’Osservatorio di Mauna Loa (il luogo scelto da Charles D. Keeling, il ricercatore che ha dato inizio a questo tipo di misurazione)ha raggiunto le 400 parti per milione (ppm). Durante l’ultima glaciazione la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera era pari a 180 ppm; nel 1800 (epoca pre-industriale), essa era di 280 ppm; adesso ha raggiunto le 400 ppm. “Una concentrazione di 500 ppm è considerata da diversi scienziati un punto di non ritorno”, dove la Terra si stabilizzerà su un nuovo più caldo equilibrio. L’ultima era in cui si ebbe una tale concentrazione di CO2 fu quella del Pliocene, quattro milioni di anni fa, quando in Canada c’era la giungla. Stiamo procedendo verso un’era più calda? In quest’articolo abbiamo descritto il trend storico e recente della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera, dove tali misurazioni sono effettuate e il metodo che viene utilizzato per effettuarle.


Fonte: Nostra elaborazione

 

 
 
Ringraziamenti
 
I migliori ringraziamenti per la realizzazione di questo articolo vanno al Prof.Pieter Tans, direttore del Carbon Cycle Greenhouse Gases Group, NOAA's Earth System Research Laboratory, per averci concesso un’intervista sull’argomento. (Intervista a Pieter Tans)
 
“…climate changes forced by CO2 depend primarily on cumulative emissions, 
making it progressively more and more difficult to avoid 
further substantial climate change...”
(NOAA’s ESRL Global Monitoring Division
 
“…Many scientists are almost certain that an increase of
CO2 concentration in the atmosphere to 500 ppm, now almost unavoidable, 
will cause a deep climate change ...”
(James Lovelock
The Revenge of Gaia, 2006, pag. 71 (Italian edition))
 
 
Chi misura la concentrazione di CO2 nell’atmosfera?
 
Il Global Greenhouse Gas Reference Network misura la dinamica della distribuzione atmosferica dei tre principali fattori del cambiamento climatico di lungo termine - l'anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O) – e di uno dei principali indicatori di inquinamento atmosferico - il monossido di carbonio (CO). Tale network fa parte dell’Earth System Research Laboratory (ESRL) del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), che ha sede a Boulder, in Colorado. Le misurazioni sono effettuate su 4 osservatori di base, 8 torri alte, campioni d'aria raccolti da volontari in più di 50 siti, e campioni di aria raccolti regolarmente da piccoli velivoli per la maggior parte in Nord America.
 
 
La concentrazione di CO2 nell’atmosfera: il trend storico

dal NOOA’s ESRL GMD:
 
 
Dal 1975, la concentrazione di CO2 nell'atmosfera è aumentata da circa 330 parti per milione (ppm), a 400 ppm in tutte e quattro le sedi di osservazione. L’anidride carbonica rimane nell'atmosfera per un tempo molto lungo, e le emissioni da qualsiasi posto si combinano in tutta l'atmosfera nel periodo di circa un anno. Le oscillazioni annuali nei due siti dell'emisfero settentrionale (Barrow, Alaska e Mauna Loa, Hawaii) sono dovute alle differenze stagionali tra la fotosintesi e la respirazione delle piante terrestri. Durante l’estate la fotosintesi supera la respirazione e l’anidride carbonica viene rimossa dall'atmosfera, mentre durante le altri stagioni la crescente fase di respirazione supera quella di fotosintesi e la CO2 viene restituita all'atmosfera. Il ciclo stagionale è più forte nell'emisfero settentrionale a causa della maggior presenza dei continenti. La differenza nei risultati delle osservazioni tra il centro di Mauna Loa e quello situato nel Polo Sud è aumentata nel corso del tempo, per effetto del crescente maggior utilizzo di combustibili fossili nell'emisfero settentrionale.
 
Grafico – Media mensile della concentrazione di CO2 nei 4 osservatori di base
Fonte: Global Greenhouse Gas Reference Network
 
 
Il seguente grafico mostra la differenza (ovvero l’incremento) di anidride carbonica nell’atmosfera rispetto a 280 ppm al centro di osservazione di Mauna Loa. Il valore di 280 ppm è considerato rappresentativo dell’epoca pre-industriale visto che si avvicina alla media registrata tra l’anno 1000 e il 1800 nel ghiacciaio di Law Dome, nell’Antartico. [Etheridge et al., 1996].
 
Grafico – Aumento di Co2 al centro di Mauna Loa rispetto al periodo pre-industriale
(Differenza in ppm rispetto a 280 ppm – media pre-industriale)
Source: Global Greenhouse Gas Reference Network
 
"Con 400 ppm, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è sostanzialmente più elevata di quanto lo è stata per molti milioni di anni. Inoltre, l’anidride carbonica non può essere rimossa dall’atmosfera, dagli oceani e da tutto il sistema di biosfera terrestre attraverso mezzi naturali se non su una scala temporale di molte migliaia di anni. Se noi stoppassimo le emissioni adesso, l’eccesso di CO2 continuerebbe a essere ridistribuito tra l’atmosfera e gli oceani, ma non scomparirebbe. L’effetto di maggiori quantità di gas serra nell’atmosfera sul bilancio termico della Terra (così come su quella di altri Pianeti) è ben conosciuto anche dai fisici e dai chimici. L’implicazione è che <<il cambiamento climatico è già programmato per un lungo periodo>>. "
 
Pieter Tans
Intervista su LTEconomy (www.lteconomy.it), Giugno 2013
Testo tradotto su intervista originale in inglese
 
 
Le variazioni annuali del tasso di crescita di CO2 nell’atmosfera sono dovute più allo scambio di CO2 tra l'atmosfera, gli oceani e gli ecosistemi terrestri che a differenze di emissioni da combustibili fossili. Esse sono principalmente la conseguenza di piccole fluttuazioni annuali nella temperatura e nelle precipitazioni che producono effetti sulla fotosintesi e sulla respirazione delle piante terrestri. E 'molto importante sapere che le nuove emissioni di CO2 non scompaiono in un orizzonte temporale di breve periodo, ma si trasferiscono nelle varie componenti dell’ecosfera: una parte di esse si trasferisce ogni anno dall'atmosfera agli oceani e alle piante terrestri. Inoltre, dal momento che la CO2 è un acido, il trasferimento agli oceani provoca l’acidificazione della superficie oceanica.

Le variazioni del tasso di crescita del metano (CH4) sono anche correlate ad anomalie del clima. Le analisi dei dati del NOAA suggeriscono che il recente aumento nella concentrazione atmosferica di questo gas è legato a precipitazioni superiori alla media nelle regioni tropicali.

Le proiezioni di lungo termine dell’accumulazione di anidride carbonica (CO2), metano (CH4) e perossido di azoto (N2O) nell’atmosfera dipendono dalle future traiettorie nelle emissioni - in particolar modo dovute all'uso del territorio – e dai feedback climatici. Un esempio di feedback climatico potrebbe essere il rilascio di CH4 e di CO2 dovuto allo scioglimento del permafrost (fuori dal nostro controllo), per effetto del riscaldamento dell’Artico.

Le osservazioni atmosferiche non lasciano dubbi sul fatto che l'aumento di CO2, di CH4, e degli altri gas serra è interamente dovuto alle attività umane, e che la nostra influenza sul bilancio termico della Terra continua a crescere (IPCC,2007).
 
 
Il 9 Maggio del 2013, la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha sorpassato le 400 parti per milione (ppm)

Dal NOOA’s ESRL GMD:
 
 
Il 9 maggio del 2013, la concentrazione media giornaliera di anidride carbonica nell’atmosfera all’Osservatorio di Mauna Loa, nelle Hawaii, ha superato le 400 parti per milione (ppm) per la prima volta da quando sono iniziate le misurazioni nel 1958. Osservazioni indipendenti effettuate sia dal NOAA, che dallo Scripps Institution of Oceanography si sono avvicinate a questo livello durante la settimana precedente. Essendo Mauna Loa il punto di riferimento per la misurazione della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera, tale evento è da considerarsi di assoluto (negativo) rilievo.

E’ assodato che l'anidride carbonica è il gas serra (GHG) che contribuisce in modo maggiore al cambiamento climatico. La sua concentrazione nell’atmosfera è aumentata costantemente, anno per anno, da quando gli scienziati hanno iniziato a misurarla sulle pendici del vulcano di Mauna Loa più di cinque decenni fa. Il tasso di crescita, inoltre, nel corso del tempo ha accelerato il passo, da circa 0,7 ppm all'anno alla fine del 1950 a 2,1 ppm all'anno nel corso degli ultimi 10 anni.

Questo aumento non è una sorpresa per gli scienziati. Secondo Pieter Tans, uno dei più esperti ricercatori del NOAA, "Ci sono prove inconfutabili del fatto che la forte crescita delle emissioni globali di CO2 per effetto della combustione di carbone, petrolio e gas naturale sta guidando l'accelerazione."

Prima della rivoluzione industriale, nel 19° secolo, la media globale di CO2 era di circa 280 ppm. Nel corso degli ultimi 800.000 anni, la CO2 ha oscillato tra circa 180 ppm durante le ere glaciali e 280 ppm nei periodi interglaciali. Il tasso di crescita attuale è 100 volte più veloce rispetto all'aumento registrato nel periodo che ha portato al termine dell'ultima era glaciale.

Le misurazioni al centro di Mauna Loa sono iniziate nel 1958 grazie allo scienziato Charles David Keeling della Scripps Institution of Oceanography, UC San Diego, che ha dato origine a quella che oggi è conosciuta come "curva di Keeling." Suo figlio, Ralph Keeling, anche lui geochimico alla Scripps, ha continuato le misurazioni dopo la morte di suo padre nel 2005.

Secondo Ralph Keeling "il fatto che la concentrazione di CO2 superi le 400 ppm è ormai assodato”; “che cosa succederà da questo evento in poi avrà effetti importanti sul clima, e in gran parte sarà l’Uomo a decidere”. “Tutto dipende da quanto l’uomo continuerà a fare affidamento sui combustibili fossili."

Gli scienziati della Global Monitoring Division del NOAA hanno continuato a fare misurazioni senza fermarsi dal 1974. Il fatto che essi si avvalgono di due programmi per misurare in modo indipendente il gas serra fornisce la fiducia sulla correttezza delle osservazioni. Inoltre, simili aumenti di anidride carbonica sono state osservate da molti altri scienziati internazionali. Il NOAA, per esempio, che gestisce una rete cooperativa di campionamento dell'aria a livello globale, ha riscontrato l'anno scorso che tutti i siti artici della sua rete hanno raggiunto un livello di CO2 nell’aria pari a 400 ppm per la prima volta. Questi valori hanno in parte anticipato ciò viene osservato ora a Mauna Loa, nelle regioni subtropicali. E’ probabile che nel corso dei prossimi anni la storia si ripeterà anche nelle zone dell’emisfero meridionale. In effetti, la concentrazione di CO2 nell'emisfero settentrionale è sempre un po' più avanti rispetto a quello meridionale, perché la maggior parte delle emissioni di CO2 avvengono nel nord. E’ importante, infine, sottolineare che, una volta emessa, la CO2 immessa rimane nell'atmosfera e negli oceani per migliaia di anni. Pertanto, i cambiamenti climatici dovuti alla CO2 dipendono in primo luogo dalle emissioni cumulative, ed è progressivamente sempre più difficile evitare che si verifichino ulteriori sostanziali cambiamenti climatici.
 
 
Il trend recente al centro di Mauna Loa
 
Il seguente grafico mostra il trend settimanale della concentrazione di CO2 all’Osservatorio di Mauna Loa. Nella prima settimana di Gennaio 2013, c’erano 395,5 parti per milione di CO2; la concentrazione di anidride carbonica è poi gradualmente aumentata nel corso delle successive settimane, raggiungendo il suo massimo nella quarta settimana di Maggio a 400,04 ppm e calando, successivamente, a 398,5 ppm nella seconda settimana di Giugno. Confrontata con la media del 1800, la concentrazione media di CO2 nell’atmosfera nel mese di Giugno 2013 è stata di 116,15 ppm più elevata.
 
Grafico – La concentrazione di CO2 nell’atmosfera al centro di Mauna Loa
(Media settimanale, gennaio-giugno 2013)
Fonte: Nostra elaborazione su Global Greenhouse Gas Reference Network
 
 
Il trend globale recente[1]
 
Per quanto riguarda la media mensile globale della concentrazione di CO2 nell’atmosfera, nel mese di aprile del 2013 essa è stata pari a 366,7 ppm, contro le 393,8 ppm nel mese di aprile 2012. Dal 2010, la media mensile è in evidente aumento: ad aprile 2010 la concentrazione di CO2 nell'atmosfera era di 389,7 ppm, 7 ppm in meno rispetto a quella attuale. Per quanto riguarda la concentrazione media annua di CO2 nell’atmosfera, il maggior incremento è avvenuto tra il 1980 (quando era di 338,8 ppm) e il 2010 (quando ha raggiunto 388,6; quasi 50 ppm in più). Tra il 2010 e il 2012, la media annuale della concentrazione di CO2 nell'atmosfera è aumentata di quasi 4 ppm e, infine, la media dei primi quattro mesi del 2013 ha raggiunto le 395,9 parti per milione.
 
Grafico – La concentrazione di CO2 nell’atmosfera
(Media mensile globale, gennaio 2010 – aprile 2013)
Fonte: Nostra elaborazione su Global Greenhouse Gas Reference Network
 
Grafico – La concentrazione di CO2 nell’atmosfera
(Media globale annuale, 1980-2013)
Fonte: Nostra elaborazione su Global Greenhouse Gas Reference Network
 
 
Appendici
 
Appendice 1: Il NOAA ESRL Carbon Cycle Greenhouse Gases group
 
Il NOAA ESRL Carbon Cycle Greenhouse Gases (CCGG) group effettua misure discrete in siti di terra e di mare e tramite l’utilizzo di aerei, nonché misurazioni continue negli osservatori di base e dalle torrette alte. Queste misurazioni documentano le distribuzioni nel tempo e nello spazio dei gas serra e forniscono elementi essenziali per la comprensione del ciclo globale del carbonio.

Lo sforzo di campionamento dell’aria da parte del NOAA/ESRL/GMD CCGG è iniziato nel 1967 a Niwot Ridge, in Colorado.

Per ottenere la comprensione dettagliata sulla dinamica di breve e lungo termine dei gas serra, il CCGG effettua misurazioni presso i quattro osservatori di base del NOAA / ESRL / GMD, che sono lontani da qualsiasi fonte di inquinamento che possano influenzare le osservazioni:

•Barrow, Alaska

•Mauna Loa, Hawaii

•American Samoa

•South Pole, Antarctica

La rete di torri alte del fornisce misurazioni rappresentative a livello regionale dell’anidride carbonica (CO2) e degli altri tre gas monitorati. La Global Monitoring Division (GMD) ha iniziato a fare le misurazioni dalle alte torri nel 1990 al fine di estendere il monitoraggio a lungo termine dei gas nelle aree continentali.

Fin dalla sua istituzione nel 1992, il programma di rilevazioni aeree è stato dedicato alla raccolta di campioni di aria in profili verticali nel Nord America. La missione del programma è di catturare i cambiamenti stagionali e inter-annuali nella miscelazione dei gas in tutto lo strato limite e la troposfera libera. Attualmente, la maggior parte dei programmi di voli aerei raccolgono 12 campioni a diverse altitudini.
 
 
Appendice 2: Come viene misurata la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera

Dal NOAA’s ESRL GMD:
 
 
Capire come viene misurata la concetrazione di CO2 nell’atmosfera può aiutare a comprendere meglio l’importanza di questa misura.

La tecnica: la tecnica che viene utilizzata per misurare la concentrazione di CO2 nell’aria prende il nome di assorbimento infrarosso: l'aria viene lentamente pompata attraverso una piccola cella cilindrica con finestre piatte su entrambe le estremità; la luce infrarossa (la cui intensità viene misurata attraverso un apposito rivelatore) viene poi trasmessa attraverso una finestra, la cellula e la seconda finestra. Così come l’anidride carbonica nell'atmosfera assorbe le radiazioni infrarosse (fenomeno che contribuisce al riscaldamento della superficie terrestre), anche nella cella cilindrica l’anidride carbonica assorbe tali radiazioni. Maggiore e la concentrazione di CO2 nella cella, maggiore sarà l’assorbimento di luce infrarossa e, quindi, minore sarà la rimanente luce che colpirà il rivelatore. Poi il segnale del rivelatore, che è registrato in volt, si trasforma in una misura della quantità di CO2 nella cella attraverso procedure di calibrazione estese e automatizzate.

Che cosa viene misurato: la quantità che i ricercatori determinano viene chiamata col termine chimico "mole fraction" (frazione molare); essa esprime il numero di molecole di anidride carbonica in un dato numero di molecole di aria, dopo l’eliminazione del vapore acqueo (ecco perché è più appropriato parlare di “aria secca” invece che di aria). Ad esempio, 372 parti di CO2 per milione (in termini abbreviati, ppm) indica che in ogni milione di molecole di aria (secca) ci sono in media 372 molecole di CO2. La tabella seguente fornisce un esempio di campione d’aria secca in cui sono contenute 372 ppm di CO2. Tutte le componenti dell’aria sono state misurate in ppm; l’azoto è la componente principale (780.900 ppm). La colonna più a destra mostra la composizione della stessa aria con l’aggiunta di un 3% di vapore d'acqua: solo la frazione molare asciutta riflette l’effettiva aggiunta e rimozione di una specie di gas, perché la sua frazione molare in aria secca non cambia quando l'aria si espande in seguito a riscaldamento o abbassamento di pressione; né cambia quando l'acqua evapora o condensa in goccioline.
 
Tabella – Esempio di composizione di un campione di aria secca in termini di ppm
  dry air 3% wet air
Nitrogen 780,900 757,473
Oxygen 209,400 203,118
Water vapor 0 30,000
Argon 9,300 9,021
Carbon Dioxide 372 360.8
Neon 18 17.5
Helium 5 4.9
Methane 2 2
Krypton 1 1
trace species (each less than 1) 1 1
Total 1,000,000 1,000,000
Fonte: Global Greenhouse Gas Reference Network
 
 
Conclusioni
 
Secondo molti studi e analisi, c’è un’evidente correlazione positiva tra la concentrazione di CO2 nell’aria e la temperatura atmosferica. Inoltre, molte osservazioni e importanti Report (IPCC, 2007) dimostrano definitivamente che l’incremento dell’anidride carbonica nell’atmosfera è dovuto quasi completamente alle attività dell’Uomo. In aggiunta, la risposta del sistema climatico alle forze antropogeniche è probabilmente irreversibile sulla scala temporale umana e la maggior parte dei danni è probabilmente irreversibile in una scala temporale anche più lunga (IPCC, 2007).

Secondo James Lovelock, “… molti scienziati sono sicuri che un aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera a 500 ppm, ormai quasi inevitabile, provocherà un profondo cambiamento climatico …” “… a causa del collasso della vita oceanica, principalmente delle alghe – uno dei principali assorbitori di CO2 -, e dell’irreversibile scioglimento dei ghiacci della Groenlandia …”;”… all’attuale tasso di crescita della concentrazione di CO2, tale punto sarà raggiunto entro 50 anni …”(James Lovelock, 2006a,b).

Detto questo, è evidente che occorre immediatamente fare qualcosa al fine di evitare il suddetto destino. E’ vero, ciò che è già stato fatto è irreversibile sulla scala dei tempi dell’Uomo, ma una cosa è convivere con 400 ppm di CO2 nell’atmosfera, e una cosa ben diversa è raggiungere e superare le 500 ppm. Secondo Pieter Tans, “dobbiamo azzerare le emissioni di anidride carbonica il prima possibile”:

"E' abbastanza chiaro che "dobbiamo portare a zero le emissioni di CO2 il prima possibile." Noi in realtà abbiamo la maggior parte dei mezzi per farlo. Questo significherebbe anche porre termine alla continua acidificazione degli oceani (la CO2 è un acido) che ne sta minacciando la catena alimentare. La prima nella mia lista di priorità è di migliorare in modo notevole l'efficienza energetica e la sua conservazione. In tal modo si creano posti di lavoro, e aumenta l'efficacia di tutte le altre cose che vogliamo fare. La Svezia, in tal senso, dopo gli shock petroliferi degli anni “70, è riuscita a ridurre a metà le sue emissioni pro capite di CO2 in circa 20 anni. A mio avviso, la seconda priorità è di porre fine a tutte le sovvenzioni dirette al consumo e alla produzione di combustibili fossili. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente stimato che a livello mondiale questi sussidi ammontano a 480 miliardi di dollari all’anno (e si tratta di una stima prudenziale). Invece, quei soldi potrebbero essere investiti nel nostro futuro, portando l'energia eolica e quella solare alla scala di cui necessitano. In terzo luogo, occorre controllare la crescita della popolazione, soprattutto garantendo la parità di diritti e l’istruzione a tutte le donne, politica che si è dimostrata molto efficace, e, allo stesso tempo, molto desiderabile. In quarto luogo, occorre continuare a utilizzare le fonti nucleari per la produzione di energia elettrica. Di fatto, resuscitando lo sviluppo di progetti dei reattori nucleari più intrinsecamente sicuri e la proliferazione di combustibile nucleare a prova di cicli, come il torio."
 
Pieter Tans
Intervista su LTEconomy (www.lteconomy.it), Giugno 2013 –
Testo tradotto su intervista originale in inglese
 
 
In definitiva, due sono, a nostro avviso, i fattori essenziali che contribuiscono all’accumulazione di anidride carbonica nell’atmosfera: 1) l’ampiezza della popolazione mondiale; 2) Lo stile di vita, l’energia di cui l’Uomo ha bisogno per soddisfarlo, e gli strumenti utilizzati per soddisfare tali bisogni di energia. Se non si agisce quanto prima possibile in entrambe le direzioni al fine di porre un freno alle emissioni di CO2, probabilmente la Terra farà il lavoro al posto nostro, e la sua risposta potrebbe essere molto più dolorosa rispetto a quella data da noi.

 


ENDNOTE

[1] La stima globale si basa su misure effettuate in una rete di siti. Per la stima vengono considerati solo i siti in cui i campioni sono prevalentemente di strato limite marino ben miscelato (MBL) rappresentativi di un grande volume di atmosfera. Questi siti "MBL" sono in genere posizionati in luoghi remoti con prevalenti venti on-shore. Misure da siti in quota (ad esempio, Mauna Loa) e da siti vicini a sorgenti e pozzi (ad esempio, Park Falls, Wisconsin) di origine antropica e naturale sono esclusi dalla stima globale. L'uso di dati MBL permette di fare le stime in modo diretto, senza la necessità di ricorrere a un modello di trasporto atmosferico.
 
 
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