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Disuguaglianza economica: numeri, cause e conseguenze

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A cura di Dario Ruggiero (Maggio 2015)

 

Premessa

Per molti anni, il World Economic Forum (Global Risk 2012, 2013 e 2014) ha incluso la disparità dei redditi tra i dieci rischi globali ‘più preoccupanti:’ si tratta di un fenomeno che si è notevolmente intensificato negli ultimi decenni e che indebolisce fortemente la coesione sociale e minaccia la stabilità politica.  

Il tema della disuguaglianza è anche emerso nel corso degli incontri al World Economic Forum a Davos (19 gennaio 2015), quando, Winnie Byanyima, direttore esecutivo di Oxfam International, ha presentato i risultati di una delle ultime pubblicazioni di Oxfam sulla disuguaglianza, ‘Wealth: Having It All and Wanting More,’ evidenziando che la ricchezza aggregata dell’ 1 per cento più ricco della popolazione mondiale supererà quella del restante 99 per cento entro il 2016.
 
Ci sono numerose pubblicazioni focalizzate sulla ‘disuguaglianza economica:’ Piketty T. (Capital in the 21st century), Oxfam International (gennaio e ottobre 2014), Credit Suisse (2014, 2015).
 
Ma che cosa è la disuguaglianza e perché dovremmo contrastarla?
 
Bene, se ci fermiamo e pensiamo solo per qualche istante, è facile realizzare che la disuguaglianza è un fenomeno inevitabile in una società complessa. In generale, la disuguaglianza consiste in un accesso differenziato alle risorse economiche, sociali e naturali. Ora, risulta naturale che – per diverse ragioni – a ciascun livello della nostra struttura sociale (Paese, regione, comunità, individuo) l’accesso alle risorse e ai servizi può essere differente. Prima di procedere ulteriormente e fornire i dati e i risultati degli studi più recenti e rinomati sul tema, mi si lasci chiarire perché il fulcro dell’attuale dibattito sulla disuguaglianza è rappresentato dall’accesso alle ‘risorse economiche’ (disuguaglianza economica) più che dall’accesso alle risorse sociali e naturali. La giustificazione è nel fatto che in un mondo dominato dalla ‘moneta,’ l’accesso alle risorse materiali (basilari e di lusso) e immateriali (servizi come quelli per la salute, l’educazione, il divertimento etc…) dipende fortemente dall’accesso alle risorse economiche: la disuguaglianza economica comporta una disuguaglianza nell’accesso alle risorse sociali e naturali. Non è un caso che in molte ricerche i ricchi sono individuati anche con il termine ‘haves’ (coloro che ‘hanno/possiedono’) e i poveri con il termine ‘have nots’ (coloro che ‘non hanno/non possiedono’).
 
A dire il vero, la disuguaglianza non è un fenomeno cattivo in sé. Quando l'accesso alle risorse economiche (reddito e ricchezza) non è quasi esclusivamente una questione di eredità (come lo è oggi), un certo livello di disuguaglianza è importante per premiare quelle persone che lavorano duramente, hanno migliori capacità e contribuiscono in modo maggiore allo sviluppo (sostenibile) della nostra società. In questo documento si definisce questo tipo di disuguaglianza come 'disuguaglianza flessibile' o 'disuguaglianza acquisita,' rispetto alla 'disuguaglianza rigida' o ‘disuguaglianza ereditata.’ In ogni caso, al di la della precisazione appena fatta, livelli estremi di disuguaglianza economica sono sempre pericolosi: essi minacciano l’efficacia dei nostri impegni nel ridurre la povertà estrema e generano una forte instabilità sociale.
 
Molte ricerche recenti dimostrano che la disuguaglianza economica ha ormai raggiunto livelli estremamente elevati: secondo Oxfam International (gennaio 2014), solo 85 persone in tutto il mondo, possiedono una ricchezza aggregata pari a quella posseduta dai più poveri 3,5 miliardi di persone nel mondo; Credit Suisse (2015) ha calcolato che meno dell'1% della popolazione mondiale possiede il 44% della ricchezza globale; Piketty T. (2014) mostra che la disuguaglianza in molti Paesi sviluppati ed emergenti è in aumento e si sta ormai portando ai livelli registrati negli anni precedenti la prima guerra mondiale (quando era estremamente elevata).
 
La disuguaglianza estrema è economicamente, socialmente ed ecologicamente insostenibile. Il fatto che appena l’1% della popolazione possiede quasi metà della ricchezza mondiale, mentre 3,5 miliardi di persone vivono in condizione di povertà e quasi 1 miliardo di persone nel mondo sono sottonutrite, è qualcosa di assolutamente immorale.
 
Gli studi menzionati in questa breve premessa propongono diversi strumenti per combattere e invertire il fenomeno della crescente disuguaglianza. Comune a tutti questi studi è la messa a punto di una tassa globale sulla ricchezza. E’ ormai venuto il tempo di agire, prima che la disuguaglianza danneggi entrambe le classi più ricche e più povere della nostra società e determini problemi come quelli vissuti tra il 1914 e il 1945.
 
 
 
 
Ringraziamenti
 
I migliori ringraziamenti per la realizzazione di questo articolo vanno a Mark Goldring (amministratore delegato di Oxfam Great Britain), Danny Dorling (professore di Geografia alla Università di Oxford) e Nick Galasso (economista, co-autore del report Working For the Few) per averci concesso un’intervista sull’argomento (si vedano le interviste con Mark Goldring, Danny Dorling and Nick Galasso). 
 
 
'La storia sulla distribuzione della ricchezza è stata sempre profondamente politica,
 e non può essere ridotta a puri meccanismi economici…'
(Thomas Piketty, Economista, 2014)
 
 
'C’è stata una lotta di classe negli ultimi 20 anni
e la mia classe ha vinto.'
(Warren Buffet, la 4° persona più ricca del mondo, 2014,)
 
 
"L’estrema disuguaglianza nei redditi e nella ricchezza che stiamo osservando
in gran parte del mondo oggi danneggia le nostre economie, le nostre società
e indebolisce la nostra politica."
(Joseph Stiglitz, Economista, 2014)
 
 
'estreme differenze nei redditi stanno rallentando il processo di riduzione
della povertà  e intralciando lo sviluppo di una crescita economica inclusiva.'
(Kofi Annan, Africa Progress Panel, 2012)
 
 
'Se si consente alla ricchezza e ai redditi di concentrarsi nelle mani di un numero
sempre più piccolo di persone, alla fine questo processo sarà dannoso
per tutte le persone, soprattutto per le persone come me…'
(Nick Hanauer, uomo di affari e miliardario americano
Intervista con la BBC, 25 Marzo 2015)
 
 
INDICE
Premessa
1. Che cosa è la disuguaglianza
2. La disuguaglianza tra i Paesi
3. La disuguaglianza tra individui: la Piramide della ricchezza e l’1% più ricco
4. La disuguaglianza interna ai Paesi
5. Disuguaglianza economica: le conseguenze
6. Disuguaglianza economica: le cause
7. Come invertire il trend della crescente disuguaglianza economica
8. Conclusioni
BIBLIOGRAFIA
 
 
1. Che cosa è la disuguaglianza  
   
La disuguaglianza tra i Paesi, le comunità, gli individui e i gruppi di individui è qualcosa che in un certo senso non si può evitare. La disuguaglianza, infatti, si ha quando, a causa di diversi fattori, le persone o gruppi di persone hanno un accesso differenziato alle risorse e ai servizi offerti da una determinata società. Quando l’accesso alle risorse economiche, sociali e naturali non è solo una questione di eredità, ci troviamo di fronte a un fenomeno flessibile. In questo caso, un certo limitato livello di disuguaglianza è auspicabile e può generare sviluppo. Al contrario, la disuguaglianza è dannosa quando assume una struttura rigida e le diverse posizioni nella società si tramandano di generazione in generazione senza che l’impegno e il merito abbiano un ruolo rilevante nel determinare le capacità economiche degli individui. In ogni caso, livelli estremi di disuguaglianza sono sempre pericolosi: essi minacciano la stabilità economica e sociale. In una società basata sul denaro, la disuguaglianza nell’accesso alle risorse economiche (diseguaglianza economica) è la madre di tutte le altre disuguaglianze (nell'accesso alle risorse sociali e naturali). Questo è il motivo per cui nel tipo di società in cui viviamo oggi, parlare di disuguaglianza e disuguaglianza economica è la stessa cosa e spiega perché la maggior parte degli studi analizzano questo tipo di disuguaglianza.
 
La disuguaglianza economica  può essere esaminata in termini di ricchezza o in termini di reddito ed entrambi i tipi di disuguaglianza sono spesso analizzati sulla base di tre dimensioni: a) disuguaglianza tra i Paesi; b) disuguaglianza all’interno dei Paesi; c) disuguaglianza tra individui a livello globale.
 
 
Figura: Disuguaglianza economica: il quadro di analisi
 
Fonte: LTEconomy
 
 
Sia i dati sulla ricchezza che quelli sul reddito mostrano un forte aumento della disuguaglianza negli ultimi decenni: tra il 1980 e il 2002 la disuguaglianza tra i Paesi è aumentata rapidamente, per poi ridursi un po’ per effetto della crescita dei Paesi emergenti, in particolare della Cina. Con riferimento alla disuguaglianza interna ai singoli Paesi, secondo Oxfam International (2014), 7 persone su 10 vivono in Paesi in cui il divario tra ricchi e poveri è cresciuto rispetto a 30 anni fa, e in molti Paesi una minoranza di persone ricche si sta appropriando di una quota sempre maggiore del reddito nazionale (Piketty T., 2014). Infine, per quanto riguarda la disuguaglianza tra individui a livello globale, secondo Credit Suisse (Global Wealth 2013 e 2014), la ricchezza posseduta da meno dell’1% più ricco della popolazione mondiale è in rapido aumento (era il 41% nel 2013 e 44% nel 2014).
 
 
2. La disuguaglianza tra i Paesi
 
La disuguaglianza tra i Paesi può essere misurata sia in termini di reddito che di ricchezza. In alcuni Paesi, sia il reddito che la ricchezza pro capite sono molto più alti che in altri Paesi. Nel 1980, ad esempio, negli Stati Uniti il prodotto interno lordo (PIL) pro capite (che può essere considerato come il reddito medio dei cittadini negli Stati Uniti) è stato 12.600 dollari, 91 volte il PIL pro capite registrato in Nepal (137 dollari, ultimo Paese in classifica); nel 2014 il PIL pro capite negli Stati Uniti è stato 54.700 dollari, 218 volte superiore a quello del Malawi (250 dollari).
 
 
Disuguaglianza nella ricchezza
 
Secondo Credit Suisse (Global Wealth Report, 2014), la ricchezza globale[1] ha raggiunto un nuovo massimo storico di 263,000 miliardi dollari a metà del 2014, con un incremento dell’ 8,3% rispetto al primo semestre del 2013, e un livello più del doppio rispetto ai 117.000 miliardi dollari registrati nell’anno 2000. Per capire meglio le dimensioni di questa grandezza, si consideri che il Prodotto Interno Lordo mondiale valeva 77.600 miliardi dollari nel 2014. Il Nord America e l’Europa costituiscono insieme il 67% della ricchezza mondiale. Le regioni che hanno osservato la crescita della ricchezza maggiore (in termini assoluti) nel periodo 2013-2014 sono il Nord America (+9.370 miliardi di dollari, +11,4%), l’Europa (+8.149 miliardi di dollari; +10,6%) e l’Asia-Pacifico (+1.753 miliardi; +3,6%).
 
 
Figura: distribuzione della ricchezza globale per aree geografiche
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati Credit Suisse, 2014
 
 
Per quanto riguarda la ricchezza netta per adulto, è stato osservato un nuovo massimo storico del dato medio mondiale (56.000 dollari) con riferimento a metà del 2014. Tuttavia, molte divergenze emergono da Paese a Paese: i Paesi più ricchi, con una ricchezza superiore ai 100.000 dollari per adulto si trovano in Nord America, in Europa Occidentale e nelle aree ricche dell'Asia-Pacifico e del Medio Oriente. La  Svizzera è il Paese con il livello più elevato di ricchezza per adulto, l'unico Paese in cui la ricchezza media ha superato i 500.000 dollari (precisamente, 581.000 dollari). L’Australia (431mila dollari) occupa la seconda posizione, seguita dalla Norvegia (359mila dollari) e dagli Stati Uniti (348mila dollari). Seguono la Svezia (333mila dollari), la Francia (317mila dollari) e il Regno Unito (293mila dollari).
 
 
Disuguaglianza nel reddito
 
La disuguaglianza nel reddito tra i Paesi può essere misurata in due modi: 1) in termini di contributo che ciascun Paese da alla generazione del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale; 2)  in termini di PIL pro capite. Per quanto riguarda il contributo al PIL mondiale, tra il 1980 e il 2002, la disuguaglianza tra i Paesi ha registrato un forte aumento, raggiungendo un livello molto elevato. Da allora è scesa leggermente per effetto della crescita dei Paesi emergenti, in particolare la Cina. Nel 1980 il PIL mondiale ha registrato un valore di 11.000 miliardi dollari; il peso dei primi cinque Paesi avanzati era del 54%; gli Stati Uniti (26%) e il Giappone (10%) guidavano la classifica, generando il  36% del PIL mondiale. Nel 2002 la quota di PIL dei primi cinque Paesi avanzati è cresciuta al 59%, con gli Stati Uniti (32%) e il Giappone (12%) ancora posizionati ai vertici della classifica. Nel 2014 il PIL mondiale è stato pari a 77.600 miliardi dollari, il 22% proveniente dagli Stati Uniti e il 13% dalla Cina; la quota dei primi 5 Paesi avanzati (la Cina è esclusa in quanto Paese emergente) è scesa al 41%. Tra il 1980 e il 2014 alcuni paesi (Canada, Argentina e Messico) hanno lasciato i primi dieci paesi in termini di PIL, mentre sono emersi altri paesi (Cina, Russia, India, Brasile).
 
 
Figura – Prodotto Interno Lordo nel 2014: distribuzione geografica
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del Fondo Monetario Internazionale
 
 
In termini di PIL pro capite, cioè la quantità di PIL attribuibile in media a ciascun individuo in un Paese, anche in questo caso i dati mostrano un incremento della disuguaglianza tra i Paesi tra il 1980 e il 2014. Di seguito si presentano due grafici: il primo mostra il PIL pro capite di ciascun Paese nel 1980; tutti i Paesi per i quali sono disponibili i dati, sono stati ordinati in modo decrescente di Pil pro capite e sono stati suddivisi in quattro gruppi composti dallo stesso numero di Paesi (quattro quartili); per ciascuno dei quattro quartili è stato calcolato il Pil pro capite medio dei Paesi; il secondo grafico fa lo stesso per il 2014. Vediamo cosa emerge: nel 1980, i Paesi che appartenevano al primo quartile avevano un PIL medio pro capite di 12.600 dollari, 35 volte il PIL medio pro capite registrato dal quarto quartile; nel 2014 i Paesi del primo quartile hanno registrato un PIL medio pro capite di 39.800 dollari, 42 volte il PIL medio registrato nel quarto quartile.
 
 
Figura – Prodotto Interno Lordo pro capite nel 1980 e nel 2014
 
 

Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del Fondo Monetario Internazionale
 
 
3. La disuguaglianza tra individui: la Piramide della ricchezza e l’1% più ricco
 
“Se i capitalisti impoveriscono i loro lavoratori, essi stanno impoverendo i loro clienti…
L’azione più pro-capitalista che si può fare è costruire una classe media che prospera...”  
 
 
 “…L’aspirazione è un’incredibile potente forza per l’economia, ma,
in assenza di legittime opportunità, l’aspirazione crea rabbia, risentimento e violenza…”
 
 
Nick Hanauer
(Miliardario americano, uomo d’affari nei settori legati al web,
intervista con la BBC,
25 marzo 2015)
 
 
Molti studi mostrano che giusto poche persone nel mondo possiedono una quota consistente della ricchezza mondiale. Credit Suisse e Oxfam international sono le organizzazioni che hanno studiato più a fondo questo aspetto della disuguaglianza.  
 
 
Le 85 persone più ricche….
 
Cominciamo con lo studio realizzato da Oxfam International e pubblicato in gennaio 2014 (Working for the Few). In tale report, Oxfam ha portato alla luce un dato molto originale: solo 85 persone nel mondo posseggono una ricchezza equivalente a quella posseduta dalla metà più povera della popolazione. In altre parole, le 85 persone più ricche del mondo, posseggono a livello aggregato lo stesso patrimonio di quello posseduto da 3,5 miliardi di persone.
 
 
Figura – 85 persone posseggono una ricchezza aggregate equivalente alla ricchezza posseduta  dalle 3,5 miliardi di persone più povere
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su Oxfam (gennaio 2014)
 
 
1.826 sono i miliardari nel mondo, con una ricchezza aggregate pari a 7,05 trilioni di dollari.
Nonostante la crisi economica globale, il numero di miliardari nel mondo continua a crescere
 
 
Secondo la lista di miliardari di Forbes (2015 Forbes Billionaires List), nel 2015, nonostante la crisi economica mondiale, il numero di miliardari nel mondo ha continuato ad aumentare. All'inizio del 2015, Forbes ha registrato la presenza di 1.826 miliardari in tutto il mondo, con un patrimonio netto complessivo di 7.050 miliardi dollari, in crescita rispetto ai 6.400 miliardi dollari registrati nel 2014. Nella lista di Forbes ci sono 290 nuovi arrivati, 71 dei quali provengono dalla Cina.
 
La presenza di persone estremamente ricche non è solo una caratteristica dei Paesi ricchi. Il messicano Carlos Slim Helu è la seconda persona più ricca del mondo, con un patrimonio netto di 77,1 miliardi dollari, subito dopo Bill Gates (79,2 miliardi dollari). Inoltre, con dati riferiti a marzo 2014, 29 miliardari erano africani; si tratta di persone che vivono in alcuni dei Paesi più poveri al mondo (un chiaro segno di pura disuguaglianza).
 
 
La Piramide della ricchezza globale: l’1% della popolazione adulta mondiale detiene il 44% della ricchezza globale...
 
Ogni anno Credit Suisse pubblica il Global Wealth Report, la fonte di informazioni più completa e aggiornata sulla ricchezza delle famiglie a livello mondiale. Tale Rapporto dedica una sezione speciale (chiamata 'The Global Wealth Piramide') riservata allo studio della disuguaglianza nella ricchezza individuale. Il nome della sezione non è casuale; tutti i risultati dello studio sono sintetizzati in una piramide, con un'ampia base di persone che posseggono una ricchezza bassa, e porzioni di popolazione via via più ricche ma meno numerose.  In particolare, con riferimento al Global Wealth Report 2014, si stima che:
 
1) 3,3 miliardi di individui - più dei due terzi delle persone adulte nel mondo - hanno una ricchezza inferiore ai 10.000 dollari (erano 3,2 miliardi nel 2013).
2) Un ulteriore miliardo di persone (il 21,5% della popolazione adulta) possiedono individualmente una ricchezza compresa tra i 10.000 e i 100.000 dollari.
3) Questi 4,3 miliardi di persone posseggono in totale una ricchezza pari a 40.000 miliardi dollari.
4) I restanti 408 milioni di individui adulti (l’8,6% del mondo) hanno ciascuno una ricchezza netta superiore ai 100.000 dollari.
5) Essi includono 35 milioni di ‘$milionari,’ che a loro volta includono una porzione di popolazione adulta mondiale (meno dell'1%) che detiene complessivamente il 44% della ricchezza mondiale (nel 2013 tale quota era pari al 44%).
6) All'interno di questo gruppo, 128.200 persone posseggono una ricchezza individuale superiore ai 50 milioni di dollari, e 45.500 spersone detengono ciascuno una ricchezza che eccede i 100 milioni di dollari.
7) Gli Stati Uniti ospitano il maggior numero di milionari (12,2 milioni, il 41% del totale mondiale), seguiti da Giappone, Francia, Germania e Regno Unito.
 
 
Meno dell’1% della popolazione globale possiede il 44% della ricchezza globale
 
 
Figura: La piramide della ricchezza globale
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati Credit Suisse (Global Wealth Databook 2014)
 
 
4. La disuguaglianza interna ai Paesi 
 
Nei paragrafi precedenti si è discusso sulla disuguaglianza tra i Paesi (differenza di ricchezza e redditi tra i Paesi) e sulla disuguaglianza tra individui a livello globale (quanta ricchezza globale si concentra nelle mani di poche persone). Ma c'è un altro importantissimo ramo di analisi: la disuguaglianza interna ai Paesi. Essa è spesso analizzata in termini di distribuzione del reddito all'interno di ciascun Paese. Tuttavia, recenti studi (Piketty T., 2014; Credit Suisse, ottobre 2014) hanno anche esaminato in dettaglio l'aspetto della distribuzione della ricchezza all'interno dei Paesi. Tutti questi studi dimostrano che la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e della ricchezza è aumentata negli ultimi decenni in molti Paesi ricchi ed emergenti.
 
 
La disuguaglianza di ‘reddito’ nei Paesi ricchi
 
Cominciamo con alcuni Paesi ricchi. L'esempio più chiaro viene dagli Stati Uniti d'America. La seguente figura indica la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione degli Stati Uniti nel periodo 1910-2013. Ebbene, in base ai dati del The World Top Income Database, il decile più ricco della popolazione statunitense deteneva fino al 45-50 per cento del reddito nazionale nel periodo 1910-1920; la quota è poi scesa intorno al 30-35 per cento entro la fine del 1940, stabilizzandosi a quel livello tra il 1950 e il 1970. Successivamente si è avuto un rapido aumento della disuguaglianza negli anni “80, e la quota di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione è cresciuta al 45-50 per cento entro il 2000. L'entità del cambiamento è impressionante.
 
 
Figura – Disuguaglianza dei redditi negli Stati Uniti: % di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati del ‘The World Top Income Database’
 
 
Secondo Thomas Piketty (2014), questo spettacolare aumento della disparità di reddito è il risultato in gran parte di una ‘separazione delle retribuzioni dei top manager’ delle grandi imprese dalle retribuzioni del resto della popolazione. L’effetto separazione potrebbe essere in parte spiegato da un aumento improvviso delle competenze e della produttività dei manager rispetto al resto della popolazione. Ma, secondo Piketty, la spiegazione più plausibile è da attribuire all’aumentato potere che hanno i manager nello stabilire i propri compensi, in alcuni casi senza limiti e, in molti casi, senza alcuna chiara connessione con i loro livelli di produttività e le loro performance. Questo è un fenomeno che ha principalmente riguardato gli Stati Uniti e, in misura minore, la Gran Bretagna. La tendenza è meno marcata in altri Paesi ricchi (come Giappone, Germania, Francia e altri Stati Europei continentali), ma va comunque nella stessa direzione.
 
 
Disuguaglianza dei ‘redditi’ nei Paesi emergenti
 
Le seguenti figure mostrano l’incremento della disuguaglianza nei redditi in alcuni Paesi emergenti. Da esse si evince che in Indonesia, Cina, India e Nigeria - tutti Paesi a medio-basso reddito, ad eccezione della Cina (ora classificata come Paese a medio-alto reddito) - il 10% più ricco della popolazione ha acquisito una quota via via maggiore del reddito nazionale negli ultimi 30 anni, mentre il 20% più povero della popolazione ha registrato un calo o al più una stazionarietà della quota di reddito nazionale; la tendenza sembra destinata a continuare.
 
 
Figura– Disuguaglianza dei redditi in China
(% di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione e dal 20% più povero)
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati della Banca Mondiale
 
Figura – Disuguaglianza dei redditi in India
(% di reddito nazionale detenuta dal 10% più ricco della popolazione e dal 20% più povero)
Fonte: LTEconomy, elaborazione su dati della Banca Mondiale
 
 
La distribuzione della ‘ricchezza’ all’interno dei Paesi
 
I principali studi sulla distribuzione della ricchezza all'interno dei Paesi sono stati effettuati da Credit Suisse (ottobre 2014) e Thomas Piketty (2014). Credit Suisse, nel suo Global Wealth Report 2014, ha dedicato una sezione specifica alla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza all’interno dei Paesi. Lo studio ha analizzato la dinamica della concentrazione della ricchezza (la quota percentuale) nelle mani del 10% più ricco della popolazione del singolo Paese negli anni 2000, 2007 e 2014. Il risultato è che, dopo un calo generale della concentrazione della ricchezza nel periodo 2000-2007, la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza è nuovamente aumentata. La Russia è il Paese con i più elevati livelli di disuguaglianza (il 10% più ricco della popolazione russa detiene l’84,5% della ricchezza del Paese), seguita dalla Turchia (77,7%). Alti livelli di disuguaglianza sono registrati negli Stati Uniti, in India e in Cina.
 
Thomas Piketty nel suo libro di successo, Capital in the 21st Century, ha analizzato in dettaglio e con il supporto di una grande quantità di dati quali sono le forze che spingono verso una  concentrazione maggiore nella distribuzione della ricchezza all'interno di ogni Paese (nel libro tali forze sono chiamate 'forze di divergenza' nella distribuzione della ricchezza). In particolare, Piketty sostiene che quando il tasso di rendimento del capitale (r) supera notevolmente il tasso di crescita dell'economia (g), la ‘ricchezza ereditata’ tende a dominare con un ampio margine sulla ricchezza generata dal lavoro di una vita; in tale contesto la concentrazione del capitale tende a raggiungere livelli estremamente elevati. Piketty utilizza il rapporto tra capitale privato e reddito nazionale per dimostrare che molti Paesi stanno osservando un’importanza crescente del capitale rispetto alla produzione nazionale nel determinare i livelli di ricchezza delle persone. 
 
 
5. Disuguaglianza economica: le conseguenze 
 
Come visto nelle pagine precedenti, un abbondante corpo di studi dimostra che siamo in presenza di un forte e rapido aumento della disuguaglianza economica in tutto il mondo: le differenze sono evidenti nel confronto tra i Paesi, tra individui nei singoli Paesi e tra individui in tutto il mondo. Ma adesso, ciò che ci si chiede è: perché la disuguaglianza è tanto pericolosa? Quali sono le conseguenze che livelli estremi di  disuguaglianza comportano?
 
E’ vero, un certo livello di disuguaglianza è necessario per premiare i talenti, le competenze, il duro lavoro e il rischio imprenditoriale. Ma, per essere efficace, la disuguaglianza deve essere nella forma di quella che in questo articolo viene definita 'disuguaglianza acquisita,' che è buona cosa rispetto alla 'disuguaglianza ereditata.' La disuguaglianza acquisita si ha quando l'accesso alle risorse economiche, sociali e naturali dipende anche e in modo maggiore da 'ciò che facciamo durante la vita,' e non solo da ciò che abbiamo ereditato. Al contrario, oggi la 'ricchezza ereditata' (come in gran parte dimostrato da Thomas Piketty, 2014) gioca un ruolo determinante, se non quasi esclusivo, nel determinare la situazione economica e sociale delle persone; questo non è assolutamente corretto ed è anti-meritocratico.
 
In ogni caso, la disuguaglianza non deve oltrepassare un certo livello. La disuguaglianza estrema mina la crescita e il progresso. Più precisamente, la disuguaglianza estrema produce alcune conseguenze specifiche, ben spiegate da Oxfam International (ottobre 2014):
 
a) la disuguaglianza economica estrema rappresenta una barriera alla riduzione della povertà;
b) la disuguaglianza economica estrema indebolisce la crescita economica;
c) la disuguaglianza economica acuisce la disuguaglianza tra uomini e donne;
d) la disuguaglianza economica comporta disuguaglianza nella salute, nell’educazione e nelle opportunità di vita;
e) la disuguaglianza minaccia (genera problemi gravi nella) la società.
 
 
La disuguaglianza economica estrema è una barriera alla riduzione della povertà
 
Livelli estremi di disuguaglianza economica ostacolano in modo significativo la lotta contro la povertà. Una ricerca condotta da Oxfam International ha dimostrato che in Kenya, Indonesia e India, se le disuguaglianze di reddito venissero ridotte, molti milioni di persone potrebbero uscire da condizioni di povertà. Se l'India riuscisse a stoppare la crescita della disuguaglianza, potrebbe porre fine alla povertà estrema per 90 milioni di persone entro il 2019. Se si andasse oltre e si riducesse la disuguaglianza del 36 per cento, si potrebbe virtualmente eliminare la povertà estrema. 
 
 
‘….è ormai noto che il numero di persone che vive in condizioni di povertà estrema (circa un miliardo)
potrebbe essere stato inferiore o superiore a quello attuale sei programmi volti a ridurre la disuguaglianza
fossero stati rispettivamente più o meno intensi di quelli effettivamente implementati.
 
Mark Goldring
(Direttore Esecutivo di Oxfam GB)
novembre, 2014 (www.lteconomy.it)
 
 
La disuguaglianza economica estrema indebolisce la crescita economica
 
Oggi c'è l’ideologia diffusa che la lotta contro la disuguaglianza danneggia la crescita economica. In realtà, diversi studi recenti mostrano che livelli estremi di disuguaglianza rappresentano un ostacolo alla crescita. Nei Paesi caratterizzati da forti livelli di disuguaglianza economica, la crescita non dura nel tempo e la crescita futura è minacciata. Gli economisti del Fondo Monetario Internazionale (2014) hanno recentemente dimostrato che la disuguaglianza economica rientra tra i fattori che hanno contribuito a causare la crisi finanziaria globale. La disuguaglianza estrema, inoltre, riduce l’impatto che la crescita ha nel contrastare condizioni di povertà estrema: ricerche condotte da Oxfam International e dalla Banca Mondiale vedono la disuguaglianza come l'anello mancante che spiega perché uno stesso tasso di crescita può portare a diversi tassi di riduzione della povertà.
 
 
La disuguaglianza economica acuisce la disuguaglianza tra uomini e donne
 
Diversi studi dimostrano che nelle società economicamente disuguali, meno donne completano percorsi di formazione superiore, meno donne sono rappresentate in politica, e il divario di retribuzione tra donne e uomini è più ampio. Pertanto, il recente rapido aumento della disuguaglianza economica in molti Paesi rappresenta un duro colpo agli sforzi condotti per raggiungere la parità di genere.
 
 
La disuguaglianza economica comporta disuguaglianza nella salute, nell’educazione e nelle opportunità di vita
 
In generale, i poveri sono maggiormente colpiti da malattie croniche e disabilità. La disuguaglianza economica, inoltre, spesso porta ad un accesso diseguale nei servizi di istruzione, il che attiva un circolo vizioso dove le persone ricche riescono ad accedere a tipi di istruzione e competenze non accessibili dalle persone più povere e in grado di garantire loro l’accesso alle migliori posizioni sociali e la preservazione della ricchezza. Pertanto, la disuguaglianza economica porta enormi differenze di opportunità. Le ultime indagini della Demographic and Health Surveys dimostrano come la disuguaglianza economica e la povertà interagiscano tra loro per creare ‘trappole di svantaggio’ che spingono le persone più povere ed emarginate sempre più in fondo e le intrappolano in quello stato. 'Se sei nato povero in un Paese altamente diseguale, molto probabilmente morirai povero, e i tuoi figli e nipoti sono destinati ad essere poveri come te.' (Oxfam, Ottobre 2014)
 
 
La disuguaglianza minaccia la società
 
Nel 2014, per il terzo anno consecutivo, il Global Risks Report del World Economic Forum ha incluso  le 'gravi disparità di reddito'  tra i dieci rischi globali più preoccupanti nel prossimo decennio. Un crescente corpo di prove ha anche dimostrato che la disuguaglianza economica è associata a una serie di problemi sociali, tra cui le malattie mentali, il crimine violento e la salute. Questo è vero sia nei Paesi ricchi che in quelli poveri, e ha conseguenze negative sia per le persone più ricche che per quelle più povere. Infine, molti dei Paesi caratterizzati da maggiori livelli di disuguaglianza sono colpiti da conflitti o instabilità politico-sociale.
 
‘….quando l’iniquità raggiunse il suo picco massimo nel 1913 (con livelli più elevati di quelli attuali), gli anni che seguirono furono caratterizzati da guerre e rivoluzioni. Attualmente siamo ancora lontani dai picchi registrati nel 1913, ma una crescente disuguaglianza non ha mai portato a felici conseguenze se lasciata crescere eccessivamente...
 
Danny Dorling
(Professore alla Oxford University e Scrittore)
novembre, 2014 (www.lteconomy.it) 
 
 
6. Disuguaglianza economica: le cause 
 
Abbiamo visto che la disuguaglianza è un fenomeno in crescita e  che la disuguaglianza estrema comporta gravi conseguenze: in particolare, indebolisce la lotta alla povertà, acuisce la disuguaglianza di genere e genera e preserva l’instabilità sociale. Ma perché la disuguaglianza è aumentata così tanto negli ultimi decenni? Oxfam International (ottobre 2014) individua due principali driver della disuguaglianza, uno economico e l’altro politico: il fondamentalismo di mercato e la cattura del potere da parte delle élite economiche (fenomeno noto come political capture).
 
Per quanto riguarda il fondamentalismo di mercato, Thomas Piketty (2014) ha dimostrato che, senza l'intervento del governo, l'economia di mercato tende a concentrare le ricchezza nelle mani di una piccola minoranza, determinando una crescita della disuguaglianza. Tuttavia, il mainstream economico continua ad insistere sul fatto che la crescita economica sostenuta può essere realizzata solo se si riducono gli interventi pubblici e si lasciano i mercati a loro stessi; ma in questo modo non è possibile mettere a punto la regolamentazione e la tassazione necessarie a tenere la disuguaglianza sotto controllo (per ulteriori dettagli sulle cause economiche della disuguaglianza si veda il box: La disuguaglianza economica: forze di convergenza e di divergenza (i risultati di Piketty)).
 
Per quanto riguarda il fenomeno della ‘political capture’, le élite, nei paesi ricchi e poveri, usano il loro potere economico per ottenere favori dal governo: esenzioni fiscali, contratti, concessioni di terra e sussidi. In questo modo essi bloccano le politiche che rafforzano i diritti del popolo. Si generano circoli viziosi che vengono trasmessi lungo le generazioni (si veda il box: ‘Political capture:' la disuguaglianza economica è un processo che si auto-alimenta?).
 
 
La political capture ostacola la ‘mobilità intergenerazionale’
 
La dinamica sopra descritta ostacola la 'mobilità intergenerazionale', come dimostra la seguente figura. Il Professore Miles Corak ha posizionato diversi Paesi in base a due variabili: il coefficiente di Gini (che esprime il livello di disuguaglianza in un Paese) e l’intergenerational earning elasticity (che ci dice quanto parte del reddito di una persona è determinato dal reddito dei suoi genitori). Bene, in Danimarca, un Paese caratterizzato da un basso indice di Gini, solo il 15 per cento del reddito di un giovane adulto è determinato dal reddito dei propri genitori; in Perù, viceversa, Paese che ha un coefficiente di Gini tra i più elevati al mondo, ben i 2/3 di ciò che una persona guadagna oggi è legato alle capacità reddituali dei propri genitori.
 
 
Figura – Quanto i redditi dei genitori influenzano i redditi dei propri figli 
 
Fonte: LTEconomy, elaborazione su Corak M., (2012), Inequality from Generation to Generation: The United States in Comparison.
 
 
‘….Oggi, il posto in cui sei nato o vivi ha un ruolo determinante nel decidere la tua posizione all’interno della distribuzione globale dei redditi!...
 
Nick Galasso
(Economista, co-autore di Working For the Few)
novembre, 2014 (www.lteconomy.it)
 
 
Maggiori dettagli sulle forze di convergenze e di divergenza dell'uguaglianza economica e sul fenomeno della Political capture sono disponibili nella versione PDF del presente articolo.
 
 
7. Come invertire il trend della crescente disuguaglianza economica  
 
“Se si vuole che la democrazia si riappropri del controllo sul capitalismo della finanza globale di questo secolo, occorre inventare nuovi strumenti, adatti alle attuali sfide. Lo strumento ideale sarebbe l’istituzione di una ‘tassa globale progressiva sul capitale,’ associata ad un elevato livello di trasparenza nella finanza internazionale. Questa tassa permetterà di evitare una spirale di disuguaglianza senza fine e di controllare la preoccupante dinamica della concentrazione della ricchezza globale...”
 
 
Thomas Piketty
(Economista, autore del libro Capital in the Twenty-First Century)
 
 
A questo punto ci si chiede quali sono le linee di policy proposte dai maggiori autori e le più importanti istituzioni internazionali per combattere i crescenti livelli di disuguaglianza economica.
 
 
Thomas Piketty: una tassa globale progressiva sul capitale
 
Cominciamo con Thomas Piketty (2014). L’autore sostiene che un ritorno sul capitale (r) > tasso di crescita nazionale (g) è la principale forza che spinge verso la disuguaglianza. In un contesto del genere, la ricchezza ereditata cresce più velocemente della produzione e del reddito; Pertanto, il reddito generato dalla ricchezza accumulata (dal capitale) assume una quota rilevante e crescente del reddito nazionale. Coloro che sono già ricchi hanno maggiori opportunità di aumentare la loro ricchezza rispetto a coloro che sono nati senza ereditare grandi fortune. Tuttavia, secondo Piketty, è possibile immaginare la messa a punto di istituzioni pubbliche e politiche capaci di contrastare gli effetti di questo processo di divergenza nell’accumulo di ricchezza: per esempio, una tassa globale progressiva sul capitale. Tassare la ricchezza e il reddito sulla ricchezza è l'unica soluzione per affrontare seriamente questo fattore di divergenza economica. Ma stabilire tali istituzioni e politiche richiede un grande sforzo di coordinamento internazionale. Tuttavia, i Paesi che desiderano muoversi in questa direzione possono benissimo farlo per gradi, a livello regionale (in Europa, ad esempio).
 
 
Le raccomandazioni di Oxfam per far fronte alla disuguaglianza
 
Oxfam International (ottobre 2014) sostiene che, al fine di fermare la crescita della disuguaglianza economica, la comunità internazionale deve far fronte ai fattori che hanno portato alla sua esplosione, e mettere in atto politiche che ridistribuiscono il denaro e il potere in modo più omogeneo all’interno della popolazione. In particolare Oxfam propone di:
 
1) combattere la disuguaglianza estrema: i governi dovrebbero lavorare a favore di ‘tutti’ i cittadini e affrontare gli attuali livelli estremi di disuguaglianza;
2) lottare a favore della parità economica per le donne e per i diritti delle donne: la parità economica per le donne e i diritti delle donne dovrebbero essere promossi in tutto il mondo;
3) introdurre un 'salario di sussistenza:' le imprese dovrebbero introdurre un salario minimo di sussistenza per i lavoratori e ridurre il divario con l’eccessiva ricompensa dei manager;
4) correggere gli squilibri nel carico fiscale: i governi dovrebbero collaborare in modo da correggere gli squilibri nel carico fiscale; le persone comune pagano troppe tasse, mentre le società e gli individui più ricchi pagano troppo poco. La pressione fiscale dovrebbe passare dal lavoro al consumo, alla ricchezza, al capitale e al reddito da capitale;
5) combattere l'evasione fiscale: l'evasione fiscale dovrebbe essere affrontata a livello internazionale;
6) realizzare servizi pubblici universali gratuiti: servizi pubblici universali e gratuiti dovrebbero essere raggiunti entro il 2020;
7) garantire che tutti abbiano accesso a farmaci adeguati ed accessibili: il sistema globale di ricerca e sviluppo e i meccanismi di determinazione dei prezzi dei medicinali dovrebbero essere modificati in modo che tutte le persone possano accedere ai farmaci adeguati;
8) stabilire un piano di protezione sociale universale: un piano di protezione sociale universale dovrebbe essere istituito per le persone più vulnerabili;
9) fare in modo che la finanza lavori a supporto della riduzione della disuguaglianza e della povertà: la finanza per lo sviluppo deve mirare a ridurre la disuguaglianza e la povertà.
 
 
8. Conclusioni
 
La disuguaglianza economica sta ormai raggiungendo livelli troppo alti e la 'ricchezza ereditata' gioca un ruolo sempre più importante nella distribuzione della ricchezza tra gli individui. Questo si traduce in una scarsa mobilità lungo la scala sociale: si nasce ricchi e si muore ricchi; si nasce poveri e si muore poveri. Quello che dobbiamo chiederci ora è: tutto questo è moralmente accettabile? Può una società molto disuguale durare a lungo nel tempo? Sono ormai troppe le persone (ricchi, poveri, accademici, uomini d'affari) che denunciano (e sono preoccupati per) il crescente livello di disuguaglianza economica. Essa minaccia la stabilità economica e sociale. Rivolte, migrazioni illegali, guerre civili, terrorismo, crisi economiche e sconvolgimenti politici nei Paesi avanzati, con l'emergere di 'partiti popolari e anti-sistemici' sono solo alcuni dei più chiari sintomi della crescente disuguaglianza. Pertanto, far fronte alla disuguaglianza economica sta diventando una delle principali priorità per il futuro immediato. L’abbondanza di studi condotti sul tema ci offrono una vasta gamma di soluzioni pronte per essere applicate al fine di rendere la nostra società più equa. Per arrivare ad una seria redistribuzione della ricchezza tra i Paesi e all’interno dei singoli Paesi occorre una maggiore dose di volontà e cooperazione nazionale e internazionale. Tuttavia, non è solo compito dei governi e delle organizzazioni internazionali occuparsi del tema della disuguaglianza. Ogni singola persona ha il potere di fare qualcosa. Tutti noi dobbiamo pressare i politici a che creino una società più equa; dobbiamo rifiutare l’attuale status quo. Le cose devono cambiare. Solo un mondo più equo potrà essere economicamente, socialmente ed ecologicamente sostenibile. 
 
 
 
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LINK

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This article by Dario Ruggiero
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ENDNOTE


[1] In base alla definizione data nel Report,  il termine ricchezza si riferisce alla somma di tre componenti: asset finanziari, asset non finanziari e debiti (dove un aumento dei debiti sta a significare una riduzione della ricchezza).

 
 
 

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