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Le nuove frontiere dell’industria tessile ecosostenibili: dal ‘bambù’ alle ‘bucce di arancia’

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Ogni giorno indossiamo la nostra cara maglia, il nostro pantalone preferito (che ahimè va usurandosi troppo in fretta), le scarpe etc… Ma conosciamo cosa c’è dietro la produzione di questi indumenti? Quanto questo modello industriale impatta sulla salute dell’ambiente e dei consumatori e soprattutto quali alternative più ‘sostenibili’ oggi ci offre il mercato?

Quest’articolo è il risultato di un progetto condotto dal team della Long Term Economy intervistando circa 10 imprese impegnate nel settore della moda sostenibile. A breve verranno pubblicate le interviste effettuate.

L’economia della “ciambella”, Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo

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Quando per la prima volta ci si imbatte nell’espressione “Economia della ciambella”, la nostra deduzione è che: a) o ci troviamo di fronte ad uno scherzo; b) o di fronte ad un modello per gestire meglio l’acquisto e la fornitura di cibo. Non è così! Il modello economico della ciambella (la Doughnut economy) proposto dalla famosa economista di Oxford, Kate Raworth, è un qualcosa di molto più profondo, un approccio al tempo stesso filosofico e pragmatico, sulla questione dell'economia sostenibile. Pensare che ci siano due linee, due limiti, due confini, oltrepassati i quali possono scatenarsi una serie di conseguenze negative per lo sviluppo umano, è di estrema utilità e praticità per i cittadini, gli accademici, le imprese e le istituzioni di tutto il mondo. Kate Raworth, nel suo libro L’economia della “ciambella”, sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo, spiega in modo chiaro e scientifico le basi per lo sviluppo sostenibile.

Il Decreto Lorenzin è “antiliberista?”

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Pur non essendo certo e dimostrato, molte persone e giornalisti “ragionevolmente” sostengono che il “Decreto Legge” sull’estensione dell’obbligo dei vaccini in Italia (Decreto Legge 7 giugno n. 73; cd. Decreto Lorenzin) faccia gli interessi delle case farmaceutiche produttrici di vaccini. Se questo è vero, il decreto in questione, oltre ad essere discutibile da un punto di vista costituzionale, va anche contro i principi stessi del “Capitalismo” e del “Libero Mercato,” tanto elogiati dai nostri cari amici politici a livello nazionale ed europeo, e, in prima istanza, dagli stessi Stati Uniti d’America. Ciò mostra totale incoerenza nei principi che lo State propone di difendere e nelle azioni che effettivamente intraprende.

Cambiamento Climatico: ultime evidenze su temperatura, concentrazione di CO2 e scioglimento dei ghiacci

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Il cambiamento climatico è un tema molto dibattuto. Nonostante la comunità scientifica, grazie ai numerosi rapporti dell’IPCC  (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), sia piuttosto concorde sul fatto che a) il cambiamento climatico esiste, 2) il cambiamento climatico origina da cause antropogeniche (dall’uomo), 3) il cambiamento climatico negli ultimi 200 anni ha proceduto a ritmi nettamente più veloci  (si stima 170 volte più velocemente) rispetto al resto della storia del pianeta, a livello mediatico ancora c’è chi nega queste affermazioni sostenendo che il cambiamento climatico sia naturale e noi non possiamo fare niente col cambiare il corso degli eventi. Questo articolo propone le tre principali misure (conseguenze) del cambiamento climatico (concentrazione di CO2 nell’atmosfera; Temperatura globale della superficie terrestre e degli oceani; estensione dei ghiacci artici). Queste tre misure convergono in un'unica direzione: la Terra procede verso un surriscaldamento sempre maggiore e a ritmi serrati.

L’Impronta Ecologica in Italia: occorrerebbero “4 Italie” per far fronte ai bisogni di consumo degli italiani!

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Negli anni ‘20, il Prof. Simon Kuznet creò una misura del valore prodotto all’interno di un singolo Paese in un determinato anno: il Prodotto Interno Lordo (PIL). Eravamo al termine della Seconda Rivoluzione Industriale, e c’era ancora molto da guadagnare in "benessere materiale." il PIL quindi capitava a pennello e si è dimostrato un ottimo indicatore per misurare lo sviluppo di un Paese. Da allora “la crescita del PIL” è stata la missione principale di quasi tutti i Paesi del mondo. Ma adesso le cose sono cambiate. Stiamo sovra-sfruttando il nostro pianeta, e, in diversi Paesi, il benessere materiale è eccessivo. Oggi abbiamo bisogno di un nuovo indicatore, una misura che ci aiuti a mettere sotto controllo il nostro impatto (la nostra impronta) sull'ambiente. L'aumento del PIL non può essere più la nostra priorità.