Massimo Planta - Terre Colte

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INTERVISTA CON Massimo Planta
(Fondatore Terre Colte)      
 

“METTERE TERRENI INCOLTI A DISPOSIZIONE DI CHI DESIDERA COLTIVARE

Premessa

In Italia negli ultimi 25 anni si è verificata la perdita del 28% della superficie coltivata a causa dell’abbandono. Secondo Coldiretti “la cementificazione e l’abbandono dei terreni hanno ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari.” Lo studio dell’ISPRA pubblicato nel 2016 stima in 55 mila euro l’anno i costi occulti  per ogni ettaro di terreno consumato.

La Sardegna, in base ai dati Istat dell’ultimo censimento, sembrerebbe in controtendenza rispetto al fenomeno dell’abbandono dei terreni agricoli poiché la superficie agricola utilizzata è cresciuta del 13% ma il dato assoluto inganna. In realtà, sono aumentate le terre lasciate a pascolo con un incremento del 32%, mentre le altre  superfici come i seminativi, le legnose agrarie e gli orti familiari registrano una riduzione rispettivamente del 4,8%, del 49,3% e del 25%.

In questo contesto dall’esperienza personale di Massimo Planta, fondatore nel Sud della Sardegna della Fattoria Giulia, nasce nel 2014 l’Associazione Terre Colte con l’obiettivo principale di mettere terreni incolti a disposizione di chi desidera coltivare il proprio orto creando un modello facilmente esportabile.

Marco Piemonte - Greenden

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INTERVISTA CON Marco Piemonte
(CEO di Greenden)      
 

“GREENDEN: UNA PIATTAFORMA TECNOLOGICA A SUPPORTO DEGLI AGRICOLTORI E DI UN SISTEMA AGROALIMENTARE SOSTENIBILE

Premessa

Efficienza, attenzione al suolo, riscoperta della cultura locale e della piccola impresa, qualità ed equi-distribuzione del cibo. Non è forse questo ciò che richiede un sistema agroalimehtare sostenibile? Ed oggi tutto questo è possibile grazie all’evoluzione tecnologica nella raccolta, analisi ed utilizzo dei dati. E tutto questo nasce con la start-up Greenden che ha creato una piattaforma tecnologica (facilmente scaricabile su qualsiasi smartphone) in grado di mettere in rete tutti gli operatori della filiera, dall’agricoltore al consumatore per il consumo di cibo garantito ‘Greenden’ di qualità e locale. Marco Piemonte, CEO Greenden ci racconta in cosa consiste il progetto Greenden.

Agrivillaggio di Vicofertile: Case Study n°3

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Agrivillaggio di Vicofertile: Case Study n°3 

A cura di Dario Ruggiero (autore del sito www.lteconomy.it), con il supporto di Giovanni Leoni (Proprietario dell'azienda agricola Leoni e ideatore del concetto di Agrivillaggio) - maggio 2015
 
 
Premessa
 
Nel presentare il progetto ‘Agrivillaggio di Vicofertile’ trovo particolarmente interessante partire da ‘Charles Eisenstein’ in ‘Resurgence & Ecologist, may/June 2014 No.284,’ (un articolo che consiglio vivamente a chiunque sia in cerca di una risposta a tutte le crisi economica, sociale, ecologica, che stiamo attualmente vivendo):
 
Climate Change is a double-edged sword

Le Macchie: Case Study n.2

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Le Macchie: Case Study n.2 

A cura di Dario Ruggiero (autore del sito www.lteconomy.it), con la collaborazione di Primiana Leonardini (Proprietaria dell'azienda agricola Le Macchie) e Alberto Fatticcioni, (apicoltore e collaboratore nell'azienda) - Febbraio 2015
 
 
Premessa
 
Chi come me vive in un contesto urbano e si nutre dei prodotti venduti in supermercato o al dettaglio dai piccoli rivenditori conosce ben poco delle pratiche agricole, di allevamento e di produzione dei singoli prodotti. L’agricoltura industriale (e la sua grande capacità produttiva) è ormai diventata totalmente dipendente dall’utilizzo di elementi esterni di derivazione industriale (dal macchinario per la lavorazione del terreno, all’utilizzo di fertilizzanti, insetticidi, antimicotici e diserbanti provenienti dall’industria chimica). Se da un lato questo modello implica un aumento della produttività (soprattutto in termini di output/risorse umane) dei raccolti, dall’altro, se portato all’eccesso, la qualità del suolo e dei prodotti che da essi originano diventa sempre più povera.

Terre Frumentarie: Case Study n.1

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Terre Frumentarie: Case Study n.1 

A cura di Dario Ruggiero (autore del sito www.lteconomy.it), con la collaborazione di Giuseppe Li Rosi (Proprietario dell'azienda Terre Frumentarie) - Ottobre 2014

 

Premessa

Prima che incontrassi Giuseppe Li Rosi non avrei mai immaginato che potessero esistere tante varietà di grano e che tali varietà fossero strettamente legate alle caratteristiche territoriali e climatiche dei luoghi in cui si sono sviluppate. Non sapevo che la qualità del “glutine” (la sostanza che permette di trasformare la farina in pasta, pane etc…) variasse di grano in grano e che il glutine del “grano autoctono” (il grano caratteristico di un determinato territorio) fosse di gran lunga più digeribile rispetto al glutine del “grano convenzionale” (il grano con cui viene prodotta la pasta che troviamo normalmente in commercio). Infine, non sapevo che coltivare grani non autoctoni potesse danneggiare la fertilità del terreno, in quanto si tratta di varietà che non si sono co-evolute insieme a quel particolare territorio e che necessitano di supporti chimici.