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Le Associazioni ambientaliste marchigiane esprimono in primo luogo la propria forte vicinanza a tutti coloro che hanno avuto vittime tra i propri cari ed hanno subito danni, anche materiali, dall’ultimo estremo fenomeno climatico che ha colpito le Marche.

Da anni si è denunciato il rischio che la produzione di C02 derivante dalle attività umane potesse provocare un innalzamento della temperatura e con esso l’avvio di una stagione di cambiamenti climatici. Da anni si è chiesto da parte di ambienti scientifici, cittadini, associazioni, che venisse posto un freno alle cause scatenanti il cambiamento climatico ed ai fattori climalteranti, così come alle azioni che potessero aggravare le conseguenze dei nuovi e sempre più frequenti ed intensi fenomeni climatici quali il consumo di suolo, il dissesto idrogeologico etc.

L’affrontare i cambiamenti del clima richiede un impegno internazionale, vedi gli accordi di Kioto e successivi che, però, si sostanziano in tante azioni coerenti a livello locale, nel Paese, nelle nostre Regioni, Provincie e Comuni. Possiamo dire che tale impegno è riconoscibile anche nelle scelte degli amministratori del nostro territorio?

Ad esempio è corretto non porsi il problema di limitare l’inquinamento da C02 nelle nostre città e nei nostri porti nonostante la pubblicazione di rapporti scientifici che dimostrano l’incidenza di decessi (+110 l’anno nel centro di Ancona)? E’ corretto progettare e realizzare la distruzione dei boschi (che riducono la C02) sulle nostre montagne per l’interesse economico di pochi (Monte Catria, Sarnano, Montefortino)? E’ corretto realizzare nuovi parcheggi nelle nostre città e non potenziare l’uso del mezzo pubblico? E’ corretto continuare a cementificare il territorio ignorando la proposta di legge regionale di iniziativa popolare firmata da oltre 8.000 cittadini marchigiani per una nuova norma per il consumo zero di territorio? È ammissibile non dare piena e rapida attuazione ai piani di bacino, realizzando prioritariamente i bacini di laminazione per mitigare gli effetti delle piogge torrenziali che subiranno ancora i nostri fragili territori fluviali?

Le cause puntuali che hanno determinato questa tragedia dovranno essere analizzate con attenzione e il territorio dovrà essere monitorato e manutenuto in modo sistematico, area per area, corso d’acqua per corso d’acqua, con il concorso dei proprietari dei terreni attraverso lo strumento del contratto di fiume, per restituire ai suoli la capacità di assorbire al meglio gli eventi sempre più estremi, invertendo la tendenza ad effettuare interventi puntuali ed invasivi come è stato fatto fino ad ora rincorrendo le emergenze.

La politica anche in questi giorni dimostra ad ogni livello di non essere sensibile a questi problemi salvo piangere lacrime di coccodrillo dopo. Nei programmi elettorali dei principali contendenti non vi è quasi nulla sul cambiamento climatico, se non generiche promesse. Paghiamo anni di fonti fossili, compreso il gas. Poi c’è qualche spiritoso che accusa gli ambientalisti di ritardare il progresso quando le responsabilità sono a carico di chi amministra e chiude gli occhi!

Purtroppo, alla fine, tali errori della politica presentano il conto sotto forma dei disastri ambientali e sono i cittadini, solo i cittadini, sempre i cittadini che pagano due volte, prima per i danni che subiscono e poi per le spese della ricostruzione.

L’ALLEANZA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE MARCHIGIANE: CAI, ENPA, FEDERAZIONE PRO NATURA, GRIG, ITALIA NOSTRA, LAC, LAV, LUPUS IN FABULA, SALVIAMO IL PAESAGGIO, WWF, RETE BIOREGIONALE ITALIANA

Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio

 

 

 

Il nostro allarme del 2014: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2014/05/marche-sommerse-e-piani-idrogeologici.html 

Paolo D'Arpini

Autore, Coordinatore Rete Bioregionale Italiana, amante dell'ecologia della biodiversità perchè Biodiversità è vita

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