Vittoria bioregionale non violenta e laica… una vittoria per tutti!

Treia. Manifestazione sparuta contro le guerre d’aggressione

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Magari partendo da tre gatti ma da qualche parte bisogna pur cominciare per arrivare ad una vera  Vittoria in questa nostra società. Una “vittoria bioregionale nonviolenta e laica”, a tutto campo, in cui si consideri l’unitarietà della vita in tutte le sue forme.

Questo è il dettame del bioregionalismo,  dell’ecologia profonda e della spiritualità laica che intravvede nelle pieghe della rete esistenziale una quantità di interconnessioni celate alla vista superficiale. Le relazioni nel vivente sono inscindibili dal vivente stesso e comprendono anche il pensiero, oltre all’inorganico ed all’organico.

Per questa ragione quest’anno durante le ricorrenze per i defunti sino al 4 novembre, non ho partecipato alle viete manifestazioni  in cui si ricorda la fine della prima guerra mondiale e la “vittoria”  dell’Italia. Mi sono astenuto per coerenza verso il vero significato di questa parola,  cercando di analizzare e comprendere i valori della nonviolenza inserendoli nel contesto di un sistema di vita ecologista e laico. 

“Praticando l’utopia di speranza, chiamata nonviolenza, che ci permette di vivere meglio nell’orizzonte storico, troppo tormentato e troppo deluso, del nostro tempo. In questa prospettiva, prende forma un’aspirazione epocale, orientata ad uscire dal ciclo della negatività che spesso rischia di sommergerci” affermò il filosofo  Aurelio Rizzacasa.

 

Nel ricordare il 4 novembre, definito il giorno della “vittoria”  ho considerato l’inutilità di una guerra, che si dice sia stata combattuta per ottenere l’integrazione del suolo patrio, ancora parzialmente occupato dallo straniero. Ma quella ragione fu menzognera, anche dal punto di vista politico. Infatti l’impero Austro-Ungarico e quello Tedesco (nostri precedenti alleati) si erano impegnati a restituire i territori contesi in cambio della nostra astensione dalla belligeranza.

Purtroppo prevalse un calcolo politico diverso, che andava oltre l’ottenimento di quei benefici territoriali, e l’Italia fu coinvolta in un conflitto che costò enormemente in vite umane, distruzioni, perdita di credibilità.. cose che avrebbero poi contribuito alla costituzione del fascismo e di conseguenza alla seconda e più rovinosa guerra mondiale. Ogni guerra è sempre in qualche modo collegata a quella che la precede: causa ed effetto. E’ successo ancora con la guerra voluta dal fascimo.  E potrebbe avvenire ancora se non si interrompe il meccanismo diabolico, malgrado le belle dichiarazioni contenute nella nostra Costituzione: 

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni” (Art. 11)

Lo possiamo osservare nelle scusanti “democratiche e fintamente pacifiste” che stanno spingendo l’umanità verso una più rovinosa guerra mondiale. I sentori ci sono stati  dopo  gli interventi armati  contro l’Iraq, l’Afganistan, la Libia, la Siria, il Libano,  ecc., con la scusa delle armi occulte e del terrorismo. Lo vediamo oggi nella ragioni “libertarie” (meglio chiamarle finanziarie ed economiche) che sono alla base della  minaccia  contro altri stati indipendenti.  E persino noi italiani, tanto abbiamo speso per queste guerre di aggressione, sponsorizzate dalla NATO, tanto che  con il costo delle bombe. degli aerei e dei missili  e degli armamenti  stipati nei nostri arsenali bellici, avremmo potuto pareggiare il bilancio dello Stato… ed invece  gli arsenali sono continuamente  rimpinguati con nuove bombe, nuovi aerei e nuovi missili…  e questo  va a scapito della assistenza sociale, del lavoro, della sanità, della cultura…  insomma di tutto ciò che è necessario alla vita. 

E non è finita… già ci sono avvisaglie ed ammonimenti per la futura guerra di “liberazione”  contro chi non si assoggetta alla “democrazia all’americana”,  ad esempio  contro l’Iran, contro la Cina, contro la Russia… e chissà poi contro chi…. Tutti definiti dai  liberisti nostrani: “Paesi canaglia”. 

 

“Excusatio non petita, accusatio manifesta”
 

Le bugie hanno le gambe corte, si spera, e la verità sui retroscena delle varie guerre “democratiche” stanno sempre più venendo a galla. Il popolo, od almeno una parte di esso,  si informa, non sui giornali e sui piccoli schermi, che sono venduti al potere, ma su internet e per passaparola. Occorre perciò essere molto discriminanti nell’esaminare le notizie che ci vengono propinate dalla informazione ufficiale e soprattutto occorre mantenere una posizione “laica” ed imparziale poiché in qualsiasi forma ideologica, economica o religiosa si nasconde un travisamento della Verità.

Ma per  conoscere la Verità occorre sempre partire da noi stessi. Indagando sulla nostra verità interiore. Una volta un cercatore della verità chiese al saggio Nisargadatta: “C’è un modo di porre fine agli orrori della guerra e delle prevaricazioni?” Ed il saggio rispose: “Quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale.…”.

Per questa ragione è così importante cercare di eliminare dalla nostra vita quotidiana ogni forma di violenza ed è per questa ragione che è importante prendere coscienza dell’unitarietà della vita e del come rapportarsi gli uni e gli altri, in perfetta armonia simbiotica, senza dover predare quel che non ci appartiene e che è bene comune di tutti i viventi.

La competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore… è questa la mascherina che ancora oggi stiamo cercando di strappare, e certo: dovremmo essere più numerosi di quanti si sia, e poter e saper ragionare  più in profondità di quanto si faccia. 

A quanti, ancora oggi e, nonostante quello che accade, restano inerti si può rispondere  parafrasasando la poesia scritta da un pastore evangelico, Martin Niemoeller: “Prima vennero per i No vax, e io non dissi nulla perché ero favorevole al vaccino. Poi vennero per i No Green Pass, e io non dissi nulla perché  ero  munito del certificato verde. Poi vennero  i No al Microchip e No al Controllo elettronico,  io non dissi nulla perché  ero favorevole alla sicurezza. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.

Vorrei ora concludere questo intervento con le parole di un altro maestro della nonviolenza, Nelson Mandela, che scrisse: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti ogni oltre limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo “chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi così gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi… E quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.

Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana

Paolo D'Arpini

Autore, Coordinatore Rete Bioregionale Italiana, amante dell'ecologia della biodiversità perchè Biodiversità è vita

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