Water management: siamo in grado di gestire il bene più prezioso che abbiamo?

L’esperienza dell’ eruzione vulcanica in Cumbre Vieja nell’ isola di La Palma (Isole Canarie) apre la discussione su come si possa affrontare una crisi idrica nel corso di una eruzione in un’ isola con queste caratteristiche geologiche.

Un’ eruzione vulcanica mette a dura prova tutte le infrastrutture, quelle idriche in primis. Il vulcano ha mille modi diversi per contaminare l’acqua o renderla indisponibile o inservibile, ne parlerò in seguito.

Adesso per breve cronaca, senza ricerca di un’ aderenza specifica alla realtà, riunisco alcuni punti essenziali di quello che sta accadendo sull’isola.

Ci troviamo di fronte a un’ eruzione di vasta portata, continua e duratura. Un’ eruzione tipica isolana, sorta sul fianco occidentale di una catena vulcanica e destinata a sfociare nell’ oceano formando un delta piuttosto ampio. Il letto delle colate, piuttosto imponenti, fino a 50m di altezza, ha raggiunto la larghezza di quasi un chilometro nel punto più ampio. La temperatura del magma fuoriuscito ha temperature variabili tra i 1050 e i 1200 gradi. Pressione e temperatura hanno fisicamente stritolato e fuso edifici di ogni genere (tra cui elementi relazionati all’acqua come piscine o riserve d’acqua agricole di decine di migliaia di m3, totalmente vaporizzate al contatto) nonchè strade e reti, nel caso specifico quella idrica che alimenta le piantagioni di banane lungo la costa. L’isola risulta tagliata a metà sul suo fianco.

L’elevazione dell’isola permette l’accumulo di buone precipitazioni che vengono raccolte tramite gallerie e convogliate in depositi successivi di grandi dimensioni tramite canalizzazioni a cielo aperto.

Ora, ritorniamo un passo indietro elencando quelle che potrebbero essere le criticità in occasione di un’eruzione.

La colata è uno dei fenomeni più temibili. Può comportare la troncatura netta e per chilometri, fino alla costa, di ogni tuberia o canalizzazione. Non dimentichiamo che una colata crea un letto come un torrente scavando per erosione e fusione il suolo ed distruggendo eventuali infrastrutture interrate. Allo stesso tempo è sia per le temperature che per la dimensione, in questo caso, insormontabile. Ma in realtà non è tutto. Una colata può centrare in pieno riserve idriche a cielo aperto, fondere quelle a cielo chiuso o malauguratamente centrare eventuali dissalatori disposti sulla costa. Una volta entrata in mare la colata genera torbidità (vedi foto) e contaminazione rendendo l’acqua del mare una risorsa inutilizzabile.

Progetto Sen2Coast, rilevamento satellitare Sentinel acque torbide.

I tremori vulcanici come veri e propri terremoti allo stesso modo possono provocare il crollo delle gallerie di approvvigionamento, delle canalizzazioni o generare crepe nei depositi idrici.

Poi abbiamo le pioggie acide che possono contaminare il bene prezioso alla fonte con vari contaminanti generati nei vari processi dell’evento vulcanico nel contatto con l’aria, la terra e l’acqua.

Ragionando al peggio possiamo immaginare che l’acqua delle precipitazioni diventi inutilizzabile. In questo caso l’unica via è controllare puntualmente l’acqua all’ingresso dei depositi e proteggere al meglio la riserva di acqua residua pulita. Gestire una rete di rischio distribuito.

Dove possiamo ricavare altra acqua pulita in un’isola? Dal mare ovviamente. Risposta scontata e facile se non fosse che almeno in una parte del littorale secondo la direzione delle correnti e in derivazione dal punto di contatto della colata o più colate, l’acqua può risultare contaminata e torbida. Contaminazione e torbidità possono generare non pochi problemi in dissalazione per osmosi per esempio ma anche in vari altri processi con analoga finalità.

Per quanto possa sembrare ridicolo la soluzione più flessibile sembra quella di una potenziale nave cisterna di decine di migliaia di mc che alloggi batterie di dissalatori o un grande impianto di dissalazione. Suona come l’ Air Force One presidenziale. Se non sai da dove viene il pericolo e dove va l’ideale è muoversi. La nave avrebbe la possibilità di muoversi verso acque cristalline e non contaminate e di distribuire ovunque nella costa anche fossero distrutte le reti di terra, in generale dove si concentrano centri abitati e installazioni agricole. Certo resta l’impraticabilità del mare e eventi piroclastici maggiori che comunque renderebbero l’isola inabitabile. Una nave in grado di fornire direttamente sulla costa senza bisogno di un porto ovviamente. La nave stessa potrebbe essere anche un mezzo di evacuazione estrema.

Non dimentichiamo che potrebbero esserci interruzioni della linea elettrica che limiterebbero l’uso di pompe e dissalatori, mentre una nave per definizione avrebbe un generatore. Nel caso specifico dell’isola l’acqua degli immensi depositi è comunque ripartita tramite pompe che se connesse alla rete non potrebbero comunque distribuire in assenza di corrente. In questo caso sarebbe auspicabile avere motopompe magari portatili da poter connettere al sistema di distribuzione in assenza di corrente.

Ma anche riuscissimo a dissalare con un impianto portatile laddove le acque oceaniche non siano contaminate come superiamo la colata? Non abbiamo strade ne possiamo sorvolare la colata. Ovviamente resta la possibilità di muoversi su strada costeggiando verso sud l’isola ma ovviamente il viaggio risulterebbe lungo, accettabile per trasporti di acqua potabile d’emergenza con cisterne, ma non valido per finalità agricole.

Ovviamente non possiamo estrarre nemmeno acqua dall’aria per uso potabile perchè potrebbe essere contaminata.

 

L’acqua è il bene più prezioso.

 

A voi maggiori riflessioni.

 

 

Reserve of Biosphere of Fuerteventura, Canary Islands.

Paolo David Maitreya Mahoma Sacco

Imperial Buddha

Promoter of the agricultural method A.M.B.E. (Microbiological agriculture based prevalently on endophytic bacteria)

Global Goodwill Ambassador (GGA) nominated for improving nutrition and making agriculture sustainable.

Long Term Economy Chair ( Global Islands and Biosphere Reserves )

Long Term Economy Chair ( Italy )

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Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

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