The man who stopped the desert

If there is one place where I would never live, that is the desert. There the absence of water and food is lethal. If you live in a place with more and more drought, where more and more land is becoming desert that can be very warring. The question is: can in this case you reverse the trend and make your land rich in biodiversity again?

The answer most of you would give is no! But there is a man in the Sahel region that has shown the contrary. He has reversed the trend, and now, after 40 years of constant work, he is known as “The man who stopped the desert”.

Starting around 1980 during a phase of severe drought, Yacouba Sawadogo has successfully created an almost 40-hectare forest on formerly barren and abandoned land. Today, it has more than 60 species of trees and bushes and is arguably one of the most diverse forests planted and managed by a farmer in the Sahel.

Sawadogo’s success is the result of experimenting with traditional planting pits for soil, water, and biomass retention (“zaï” in local language). By innovating the technique over the years, he has increased crop yields and has succeeded in planting trees. Initially considered and called a “madmen” by local people, Sawadogo has never given up, and, over time, people started to admire his work. So he started to share his knowledge, and by organizing trainings, he has empowered farmers to regenerate their land. As a result, tens of thousands of hectares of severely degraded land have been restored to productivity in Burkina Faso and Niger.

Transforming a desert in a biodiversity area is certainly Sawadogo’s most important achievement. But it’s also important that many farmers, thanks to Sawadogo’s techniques have become food secure, as “zaï” helps to conserve rainwater and improve soil fertility. This allows farmers to produce crops even in years of drought. Trees planted together with the crops enrich the soil, produce fodder for livestock, and create business opportunities like beekeeping. This helps farmers adapt to climate change, reduce rural poverty and prevent local resource and water-related conflicts. In other words, Sawadago has helped achieve at least SDG1 (No poverty), SDG2 (Zero hunger), SDG10 (Reduced inequality), SDG13 (Climate Action), and SDG15 (Life on land).

In 2018, because of his important and revolutionary work, Sawadago received the Right Livelihood Award.

 


L’uomo che ha fermato il deserto

Se c’è un posto in cui non vorrei vivere mai, quello è il deserto. L’assenza di acqua e di cibo può essere letale. Vivere in ​​un luogo dove la siccità aumenta e sempre più terra si trasforma in deserto, non è certo facile. La domanda è: è possibile in questo caso invertire la tendenza e rendere nuovamente la nostra terra ricca di biodiversità?

La risposta che la maggior parte di noi daremmo è no! Ma c’è un uomo nella regione del Sahel che ha dimostrato il contrario. Ha invertito la tendenza e ora, dopo 40 anni di lavoro costante, è conosciuto come “L’uomo che ha fermato il deserto”.

A partire dal 1980, durante una fase di grave siccità, Yacouba Sawadogo è riuscito a creare con successo una foresta di quasi 40 ettari su terreni precedentemente aridi e abbandonati. Oggi conta più di 60 specie di alberi e cespugli ed è senza dubbio una delle foreste più ricche in biodiversità piantate e gestite da un agricoltore nel Sahel.

Il successo di Sawadogo è il risultato della sperimentazione con le tradizionali fosse di piantagione per la ritenzione del suolo, dell’acqua e della biomassa (“zaï” nella lingua locale). Innovando la tecnica nel corso degli anni, ha aumentato i raccolti ed è riuscito a piantare alberi. Inizialmente considerato e definito un “pazzo” dalla popolazione locale, Sawadogo non si è mai arreso e, nel tempo, la gente ha iniziato ad ammirare il suo lavoro. Così ha iniziato a condividere le sue conoscenze e, organizzando corsi di formazione, ha consentito agli agricoltori di rigenerare la loro terra. Di conseguenza, decine di migliaia di ettari di terreno gravemente degradato sono stati ripristinati e riportati alla produttività in Burkina Faso e Niger.

Trasformare un deserto in un’area biodiversa è sicuramente il risultato più importante ottenuto da  Sawadogo. Ma è anche importante il fatto che molti agricoltori, grazie alle sue tecniche, abbiano raggiunto una certa sicurezza alimentare, poiché lo “zaï” aiuta a conservare l’acqua piovana e migliorare la fertilità del suolo. Ciò consente agli agricoltori di produrre raccolti anche in anni di siccità. Gli alberi piantati insieme alle colture arricchiscono il suolo, producono foraggio per il bestiame e creano opportunità di business come l’apicoltura. Questo aiuta gli agricoltori ad adattarsi ai cambiamenti climatici, ridurre la povertà rurale e prevenire i conflitti legati alle risorse locali e all’acqua. In altre parole, Sawadago ha aiutato a raggiungere almeno i seguenti sustainable development goal: SDG1 (Mo poverty), SDG2 (Zero hunger), SDG10 (Reduced inequality), SDG13 (Climate action) e SDG15 (Life on land).

Nel 2018, grazie al suo importante e rivoluzionario lavoro, Sawadago ha ricevuto il Right Livelihood Award.

Dario Ruggiero

Initiator and founder of Long Term Economy, coordinator and Editor in chief of Long Term Economy web-site and Blog

Dario Ruggiero has 32 posts and counting. See all posts by Dario Ruggiero

Dario Ruggiero

One thought on “The man who stopped the desert

  • Franca Colozzo

    This type of experimentation is really interesting. It could become a more widespread phenomenon and provide food to millions of people about 15 million inhabitants living in precarious conditions both in the Sahel area affected by the emergency drought and consequent malnutrition.

    Veramente interessante questo tipo di sperimentazione. Potrebbe diventare un fenomeno più esteso e fornire cibo a milioni di persone (circa 15 milioni di abitanti) che vivono in condizioni precarie nell’area del Sahel, coinvolti come sono dall’emergenza siccità e conseguente malnutrizione.

Leave a Reply