In questo articolo parleró in breve della :

VIGILANZA ANTI-IMMISSIONE

L’immissione si riferisce all’introduzione anche di soppiatto o a insaputa del soggetto, in questo caso l’agricoltore, di agenti contaminanti, pericolosi o distruttivi per le colture e gli altri esseri, uomo compreso.

Le forme di immissione sono legate agli input aziendali, ragion per cui sto spingendo per una loro drastica riduzione, ma possono entrare nel sistema azienda a nostra insaputa per esempio dal cielo o attraverso visitatori o soggetti portatori.

Le categorie delle immissioni possono essere chimiche o biologiche.

Tra gli input aziendali possiamo annoverare tutte le unità riproduttive. I patogeni spesso si annidano nei tuberi da semina, nei rizomi, nelle sementi, nelle piante introdotte in azienda e non autoprodotte e così via… È buona prassi adottare severi protocolli di disinfezione di ogni unità riproduttiva quando entra all’intenro della azienda anche se viene per così dire ‘già disinfettata’. È abitudine in questi ultimi anni non usare più piante a radice nuda per la frutticoltura. È un errore tremendo perchè il pane di terra in cui vengono vendute è un ricettacolo inevitabile di patogeni e/o sostanze chimiche atte a controllarli che, come tali, provocano squilibri del microbiota. Anche in questi casi sarebbe meglio intervenire con una soluzione disinfettante… magari acqua ozonizzata o ionizzata, ma il risultato non è certo.

Gli altri input aziendali sono quelli relativi ai fertilizzanti o altro distribuito con vari mezzi nel campo e possiamo dire che, con ragionevole certezza, anche una piccola quantità di contaminanti nascosta in un gran volume di fertilizzante organico apparentemente innocuo può fare disastri. Anche non comunicare all’agricoltore che un prodotto nasconde un’ arma letale come la Bauveria bassiana o altri funghi micidiali per l’ecosistema è una forma di immissione maliziosa da cui  ci si deve difendere.

L’accesso alle colture dovrebbe prevedere un cambio di vestuario o tute: questo vale per la manodopera ma ancor più per gli agronomi che si spostano da zone infette. Il vestuario come la pelle umana può essere un eccellente vettore infettivo.

Ed infine veniamo al peggio.

Mi chiedono spesso, persone che osservano tutte le disposizioni di cui sopra, come è possibile che le colivazioni e gli orti si ammalino in forma diffusa e contemporanea. Se c’è una ragione perchè questo possa avvenire. È possibile che un orto ritagliato in un bosco naturale, cresciuto sempre in forma lussureggiante, improvvisamente si ammali in forma diffusa?

Un patogeno si diffonde normalmente a partire da un focolaio che si sviluppa in un punto di debolezza della pianta: può essere una lesione (grandine, insetti, animali…), una malformazione, cause di denutrizione che impediscono alla pianta di provvedere a certi meccanismi di difesa, una situazione esterna che favorisce un contesto infettivo (sgocciolamento di linfa, feci di insetti che la ingeriscono e così via…). Ora, nella maggior parte dei casi l’infezione si muove a partire dal focolaio e tristemente possiamo affermare che in condizioni normali si muove molto, molto lentamente.

Ricordo già quando ero adolescente che un focolaio di peronospora che iniziava sempre da una pianta di pomodoro poteva arrivare ad infettare tutto il filare al più in autunno inoltrato ormai con le piante stremate ed in fine produzione. Infatti la risposta è no. Ci sono due casi soltanto in cui l’infezione può essere diffusa:

  1. Alterazione contemporanea del microbiota radicale magari dovuta a sostanze come fermentati malfatti o mal diluiti, pH errati in fertirrigazione, eccesso di sali nelle varie configurazioni che vanno dal prodotto venduto in modo ignorante, alla gestione ignorante del prodotto al sabotaggio.
  2. Immissione aerea. L’immissione aerea non sempre è quello che si crede. Come ho già spiegato in altri articoli le piante, come gli ulivi per esempio, possono vegetare felicemente con la superficie epifita coperta quasi integralemente di patogeni. Nel momento in cui si verificano tante lesioni concomitanti può generarsi un’infezione. L’assenza di fantasia e creduloneria degli agronomi porta a far credere chiunque che le cause siano sempre riconducibili a un qualche insetto succhione che si diverte a fare danni. Si dice invece che da tempo nell’aria si spargano polveri metalliche che sono come lamine sottilissime che cadendo dall’alto sono come coltelli che aprono brecce in tutte le pareti esterne dei tessuti vegetali. In questo modo abbiamo un agente detonante estremamente efficace che, combinato con la diffusione di spore di vario genere può assicurare la distruzione di una coltura o suo annientamente o la sua dipendenza cronica dalla chimica. Ho spiegato spesso che se possibile ogni volta che si può prevedere una serie di lesioni alla pianta (grandine, potatura, raccolta…) è meglio ‘scaricare il microbiota epifita’ per evitare possibili infezioni. Se si tratta di cause geoingegneristiche è ovvio che sia difficile fare una previsione ma bisogna considerarlo. Geoingegneria è un eufemismo perchè in questo caso si potrebbe parlare di terrorismo o sperimentazione di armi di distruzione di massa in casa propria o altrui. Ciononostante le colture coltivate a modo possono difendersi almeno in parte anche da questo.

Una forma di controllo è quella di ricorrere a ‘microbiological air samplers‘. Esistono diversi campionatori per l’aria che non fanno altro che catturare in un liquido le spore, endospore, virus presenti in un ambiente indoor o outdoor. Dopodicché si analizza il microbioma con un sequenziatore che con un apposito software riporterà la lista degli agenti biologici contenuti nell’aria. Ci sono diverse università del nord europa che stanno sviluppando il problema ma resta sempre il dubbio razionale se ha senso far controllare le cose a chi dovrebbe essere controllato. Credo che abbiate inteso perfettamente qual è il problema che staimo vivendo.

 

 

Reserve of Biosphere of Fuerteventura, Canary Islands.

Paolo David Sacco

Forest gardener

Promoter of the agricultural method A.M.B.E. (Microbiological agriculture based prevalently on endophytic bacteria)

Global Goodwill Ambassador (GGA) nominated for improving nutrition and making agriculture sustainable.

Long Term Economy Chair ( Global Islands and Biosphere Reserves )

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Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

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