Sono parecchi anni che volevo scrivere questo articolo. Avevo già allora il timore che si andasse in una direzione sbagliata e ogni giorno di più, osservando le città del meridione europeo, mi rendo conto che avevo ragione. Non metto foto delle città incriminate. Prometto.

Ci hanno chiesto di uniformare lo standard delle nostre città a quelle del nord europa. E così abbiamo fatto, con uno sforzo economico immane e un risultato pessimo…

Il risultato evidente è che abbiamo delle città pulite ma senza cuore. L’obiettivo recondito immagino fosse quello di rendere il patrimonio immobiliare più appetibile ad acquirenti stranieri. Infatti gli italiani non vivono più nei centri storici delle loro città, nemmeno a Firenze. Si sono sfumati, sono scappati, da un modello, marcatamente europeo e non italiano che aborriscono. Non lo dicono ma lo aborriscono. Non lo dicono perché questo doveva essere un miglioramento nella vita degli italiani, così ci hanno detto, e l’italiano che pensava in modo diverso doveva essere considerato uno sporcaccione. Sono uno sporcaccione. E ne vado fiero.

L’idea della sporcizia è un idea mentale. Anche nell’igiene quello che ti appare sporco può essere sterile o microbiologicamente innocuo. Ma ritorniamo alla città…

 

Passeggiare in una città deve essere un viaggio esperienziale.

 

Si suppone che per tale viaggio ci siano stimoli. Gli stimoli si associano ai sensi e risvegliano emozioni ancestrali. Iniziamo dal primo … la vista…

Quello che vediamo in una città è la storia. Noi in Italia non abbiamo città moderne, che poco importa se un palazzo ha 50 anni o più di un altro, da noi si parla di 100, 500, 1000 anni di differenza. Vogliamo vedere questa differenza, o no? Riusciamo a comprendere che se lucidiamo le statue di marmo come se fossero appena uscite dal laboratorio di un artista non si vede che hanno mille o duemila anni di storia alle spalle? Aggiungo che oggi se i turisti vedono una statua candida lucida pensano che sia uscita da una stampante 3D, che non sia di marmo e che l’artista nemmeno ci sia…  che è una copia… un falso.

Hanno rifatto le pavimentazioni consumate delle città più volte. Non ha valore una pietra consumata? I romani non cambiavano la pavimentazione stradale nemmeno quando si creavano solchi profondi diversi centimetri per le ruote dei carri. Le pietre consumate hanno valore. Se lo fai per la sicurezza lasci una parte antica e una parte moderna per quelli con problemi di deambulazione.

La stessa cosa vale per i palazzi e per gli intonaci e le pitture scialbe. Sembra che l’idea di uniformare il colore renda più bella la città. In realtà l’unica cosa che vede un italiano in una città con colorazione uniforme è dittatura. Castrazione del pensiero artistico.

Poi la vegetazione urbana. Questo è l’ultimo scempio che doveva compiere la mission europea sulle città italiane. Sono decisamente troppo verdi. Il verde sporca. Complice l’infelice e fallimentare tecnologia del 5G tagliamo alberi anche secolari.

A noi piace un certo disordine nel colore. A noi piace vedere la differenza tra il molto antico, l’antico e il moderno che voi europei non avete. Noi andiamo pazzi per gli alberi secolari che sfondano il manto stradale. Ci piacciono i glicini invasivi che mettono a dura prova le recinzioni delle antiche ville. Ci piacciono anche quelli resilienti e audaci che spuntano dalle pietre dei centro storici di antichi paeselli. Sembra assurdo ma se vedi una combianzione di un monumento antico e una pianta selvaggia vicino la gente impazzisce e le foto spopolano in rete. È normale. Ti parlano entrambi di resilienza. Ne hanno passate di tutti i colori per sopravvivere e sono lì. Sindaco e Unione europea permettendo.

Poi c’è la dittatura sempre nordica della vegetazione. E vedi nelle città più a nord queste cascate di pelargoni esagerate e orribili tutte dello stesso colore. A volte ahimé nascondendo meravigliose costruzioni in legno di tronchi. Una volta si usava il verde per mascherare il brutto o abbellire … adesso copriamo le cose belle…

Un esempio positivo ed esemplare del verde urbano sono i balconi, privati, e le terrazze di Torino. Un verde elegante, sofisticato, discreto. C’è, non è mai esagerato, è misurato a punto. Ogni balcone è differente ma allo stesso tempo c’è un’ uniformità di stile. Non maschera mai la bellezza dei palazzi storici, la valorizza. Un sindaco può capire quanto sono belli gli angoli verdi con cocci di recupero antichi nelle città storiche, anche quelli delle vecchiette, rispetto a una partita di fioriere moderne e uniformi?

L’ arte del disordine apparente nel giardinaggio urbano.

Il verde valorizza l’ arte e l’architettura urbana antica e moderna

Tra gli aspetti visuali ci sono anche quelli dinamici delle fontane per esempio… Quanto sono belle le fontane con i loro spruzzi, le pisciatelle rispetto a quelle fredde di lamine d’acqua senza vita. Quest’ultime peraltro non migliorano il microclima urbano sono solo uno spreco di acqua in lenta evaporazione.

Passiamo … all’olfatto…

Oggi i ristoranti sono solo vetrine. Devi entrare per sentire un qualche odore della cucina e forse nemmeno. Devi andare direttamente in cucina. Poi ti ritrovi raccontando di un’ esperienza sensoriale banale ma che ti aveva entusismato. Trovare in una semidesertica isola di Capo verde una panetteria a olfatto, seguendo la fragranza del pane appena sfornato per centinaia di metri fino alla casa di un privato che lo vendeva. Oggi niente profumi in strada. In compenso un po’ di sentori di fogna e immondizia continuano a sentirsi in qualche quartiere.

A noi latini piace sentire tanti odori in strada. I profumi della cucina dei ristoranti veri, delle tavole calde, della porchetta appena tagliata, delle spezie. Anche i profumi esotici degli oli solari nei budelli dei paesi di mare.

Anche la distribuzione scandalosa di essenze florovivaistiche non più profumate ha origine nella distribuzione europea. Ci sono centinaia di varietà floristiche con profumi di tutte le risme e non sono  più sul mercato. Anche il profumo sporca quel sentore di aria che si vuole pulito. Pulito da che cosa non si sa? PM10 e virus annessi invece sono ammessi.

Il profumo ha un azione terapeutica importante quale che sia, anche un profumo cattivo. La negazione del profumo o riconoscere come cattivo un profumo che normalmente non lo sarebbe, anche il sudore naturale di una persona è dal punto di vista medico una patologia denominata ‘cacosmia’: alterazione degli impulsi olfattivi prevalentemente dovuta a inalazioni dannose o droghe. Vogliamo parlarne?

Fa tutto parte di un programma di castrazione umana globale che come ho altre volte spiegato tocca anche le qualità organolettiche degli alimenti. Dove sono finite le albicocche profumatissime dei nostri nonni? Quelli che se le ricordano piangono e quando quelle persone moriranno tutto tornerà alla normalità… l’abominevole normalità di una vita mediocre senza stimoli.

Non mi dilungo sull’udito perchè su quello non riescono a lavorarci. L’assordante rumore del traffico soverchia il resto di ameno: il frusciare delle foglie in un parco, i richiami degli uccelli, il suono penetrante di un violino di un artista di strada o la voce di una cantante lirica risuonando agli angoli di una piazza. Un lusso per pochi.

Mi fermo qui… per ora.

Non lasciamoci violentare da questa corrente culturale asensoriale, falsamente asettica, omologata che ci è stata imposta… anche se ci danno soldi per farlo non costituisce un miglioramento nella nostra vita.

 

Reserve of Biosphere of Fuerteventura, Canary Islands.

Paolo David Sacco

Forest gardener

Promoter of the agricultural method A.M.B.E. (Microbiological agriculture based prevalently on endophytic bacteria)

Global Goodwill Ambassador (GGA) nominated for improving nutrition and making agriculture sustainable.

Long Term Economy Chair ( Global Islands and Biosphere Reserves )

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Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

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