Una delle pratiche più incomprese dell’ antichità é il pranayama, l’ arte o disciplina della corretta respirazione. Dico incompresa perchè in epoche prive di contaminazione amiamo immaginare che tutti respirassero a pieni polmoni. Provate a immaginare un Guru in una selva pluviale, magari durante la stagione delle piogge. La crescita esplosiva della vegetazione carica di ossigeno e ioni negativi l’aria al punto da renderla euforizzante. Il termine pranayama si rifà principalmente all’ idea di sfruttare al meglio  l’ energia (=prana) derivata dalla respirazione. Puntualizzo, per quelli che mi conoscono, che il termine ‘prana’ è generico per ‘energia’ e la respirazione o pranayama non ha nulla a che vedere con l’alimentazione pranica che può prescindere dalla respirazione. Questo è un passaggio evolutivo consistente e reale ma qui parleremo della condizione normale di piante e persone. L’obiettivo della pratica è quello di liberare la mente che in forte ossigenazione si rilassa e si quieta. Allo stesso tempo l’ossigeno corporeo abbondante stimola i batteri aerobici contenuti nel corpo che sono responsabili del nostro benessere.

Oggi, la presenza di contaminanti e polveri sottili nell’ aria, unita a un attitudine sedentaria e vari vizi, ci sta portando verso l’ insufficienza respiratoria e condizione di anossia generale. La mancanza di ossigeno nell’ uomo come nelle piante provoca una disfunzione generale del microbiota che termina in entrambi i casi con la morte. Ne abbiamo riprova oggi con la diffusione del COVID-19.

Diamo solo una rivisitata alla tematica che mi ha reso più famoso: la connessione tra il microbiota vegetale e umano. Nelle piante l’ossigeno è fondamentale. Non solo nell’aria ma anche nelle radici che possiamo considerare l”intestino’ delle piante, sede principale ma non esclusiva del microbiota vegetale. A dispetto di quanto sia stato diffuso erroneamente da molti le radici delle piante lavorano solo in aerobiosi a diversi livelli, pur trovandosi sottoterra. Se facciamo un esperimento di overfloading estremo, annegando le radici della pianta in acqua e privandole totalmente di ossigeno le funzioni della pianta si bloccano. La pianta non cresce più e a lungo termine muore comunque. La maggior parte delle funzioni metaboliche della pianta sono controllate dalla attività dei microrganismi radicali endofiti o della rizosfera, in particolare batteri probiotici aerobici. Diciamo quindi che è evidente che le funzioni strategiche della pianta, crescita e sistema immunitario, siano relazionate alla presenza di un certo quantitativo di ossigeno alle radici.

Veniamo quindi alle ‘radici’ del corpo umano: l’intestino, la sede di gran parte del nostro microbiota. Abbiamo condizioni analoghe di pH e ossigeno. Il pH intestinale a differenza di quanto si creda è neutro alcalino in condizioni di salute. Questo stesso pH è il preferito per i batteri probiotici aerobici delle piante che una volta ingeriti sono anche probiotici dell’uomo. Veniamo all’ossigeno. Come per le radici delle piante anche per l’intestino  è noto che si credesse che lavorasse con un pH acido e anaerobiosi. Ho sempre sostenuto il contrario e giusto l’anno scorso è stata pubblicata una ricerca che conferma quanto ho intuito.

Le ricercatrici Beth Kendall e Beth Melson, scienziate in Medicina della Università di Virginia, hanno constatato un fatto estremamente interessante. Cioè che sembrerebbe che alcuni batteri, nel caso Escherichia coli, seppur in alcune condizioni innocui per l’essere umano o beneficiosi, in presenza di bassi livelli di ossigeno attivano dei geni che scatenano il loro comportamento aggressivo generando infezioni a volte pericolose o mortali. Queste infezioni scoppiano nei tratti intestinali con maggior carenza di ossigeno solitamente determinati da ostruzioni o scarso transito. Possiamo dedurre, anche se ci vorranno altri studi, che la nostra salute dipende dalla presenza di un quantitativo minimo di ossigeno nel nostro intestino. Abbiamo qui due comportamenti analoghi nelle piante. L’aerobiosi radicale fondamentale per la salute delle piante e lo scatenamento di un infezione in condizioni di anaerobiosi. Di fatto accade quasi sempre così anche a livello radicale con conseguenti marciumi o infezioni analoghe. Le cause della variazione ambientale possono essere ristagni idrici dovuti all’affioramento delle falde, pure inquinate magari, a una scorretta irrigazione oppure a fattori ambientali vari. Come nell’uomo così nelle piante è sufficiente che il problema insorga solo in una parte del sistema radicale o intestino.

Il basso livello di ossigeno nel microbiota fa sì che i batteri considerino che l’ospite è morto o stia per morire o è meglio che muoia. Di conseguenza si scatenanao tutti i meccanismi distruttivi decompositivi e infettivi per portare l’opera al termine.

Non diamo quindi ai nostri microrganismi l’impressione di essere morti!

Ossigeniamoci!

 

Come fare? Lo abbiamo già detto. Corretta respirazione, attività aerobiche. Per i più sedentari, che soffrono di stipsi, introduco un altro rimedio interessante non molto conosciuto in Italia: l’uso di pastiglie a lento rilascio di ossigeno (fino a 18 ore) normalmente costituite da magnesio ozonizzato. L’ossigeno rilasciato lentamente lungo il tratto intestinale è sufficiente a ripristinare quei livelli salutari di cui abbiamo bisogno. Ancora una volta la loro efficacia va a convalidare le tesi sopraesposte, aggiungendo i benefici del magnesio. Possiamo azzardare che i bambini voraci che masticano poco il cibo e ingurgitano certe dosi di aria nella foga hanno quasi sempre, se il cibo è sano, un microbiota perfetto? Io ero così. La ragione è la medesima. Ossigeno. Evita la putrescenza e favorisce l’eubiosi.

L’ossigeno sfavorisce i patogeni o processi patogeni e rafforza i probiotici aerobici. Questo potrebbe bastarci a tutelarci almeno parzialemnte da qualsiasi infezione? Probabilmente sì ma a volte non basta.

Accenno anche al bagno in acqua ozonizzata che si può godere comodamente da casa con molteplici effetti per il benessere grazie al quale c’è una duplice assimilazione dell’ozono per inalazione e attraverso la pelle che attraversa arrivando fino ai tessuti più profondi. È consigliabile l’acqua tiepida che favorisce un miglior assorbimento.

Nei casi estremi possiamo immettere ossigeno nel corpo attraverso lozonoterapia. Non credo che sia convalidata del tutto scientificamente ma di fatto è il supporto migliore in casi di crisi respiratorie e infezioni virali sia per quanto riguarda la stimolazione dei probiotici aerobici che per l’azione disinfettante e viricida dell’ozono, potente ossidante.

Non entro nel merito dei dettagli medici delle varie sperimentazioni su pazienti COVID-19 sappiate che nonostante la diffidenza i risultati sono sorprendenti. I primi risultati si sono svolti in Italia dal prof. M.Franzini Presidente della Sioot international e l’ospedale universitario Santa Maria della Misericordia di Udine e sono molto promettenti. Poi ci sono sperimentazioni in Cina e Spagna: “En España hemos empezado nosotros a administrarlo, previa autorización del comité de Calidad del centro hospitalario, y los resultados han sido espectaculares”, afferma Alberto Hernández, médico adjunto de Anestesia y Reanimación en la Policlínica Nuestra Señora del Rosario, del Grupo Policlínica.
“Hemos registrado un ensayo clínico, y hemos comprobado que el ozono es una terapia muy efectiva y beneficiosa en estos pacientes y que debemos incorporarla de inmediato al tratamiento del COVID-19”, insiste.

I risultati sono stati condivisi dal presidente de la Sociedad Española de Ozonoterapia y Vicepresidente de la Federación Mundial de Ozonoterapia (World Federation of Ozone Therapy), José Baeza.

In assenza di vaccino o senza vaccino. Ovviamente per chi non padroneggia altri rimedi o tecniche.

Sull’uso dell’ozono per disinfettare il microbiota della fillosfera o altri usi, biostabilizzanti per mantenere una certa aerobiosi nel suolo, tecnica del pozzetto/picchetto o altro vi rimando ai gruppo A.M.B.E. sottostante.

 

Reserve of Biosphere of Fuerteventura, Canary Islands.

 

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Paolo David Sacco

Promoter of the agricultural method A.M.B.E. (Microbiological agriculture based prevalently on endophytic bacteria)

Global Goodwill Ambassador (GGA) nominated for improving nutrition and making agriculture sustainable.

Long Term Economy Chair ( Global Islands and Biosphere Reserves )

FONDO C.R.A.P.N.A

 

Per maggiori informazioni non esitare a partecipare ai gruppi di formazione gratuita di Facebook di cui sono fondatore:

Agricoltura e alimentazione microbiologica (metodo A.M.B.E.)

Forest Gardening per tutti gli usi

 

 

 

 

 

 

Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

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