Lʼeconomia della ciambella di Kate Raworth

Sette mosse per pensare come un economista del XXI secolo (Terza puntata)

“Una ciambella per salvare il mondo”

“Si fa fatica a considerare le zuccherine ciambelle fritte come una metafora verosimile delle aspirazioni dellʼumanità ma cʼera qualcosa in quellʼimmagine che mi colpì”
Kate Raworth sin da adolescente matura la decisione di voler studiare economia per mettere a disposizione le sue competenze per combattere le ingiustizie sociali e salvaguardare lʼambiente naturale.
La sua esperienza come ricercatrice presso Oxfam, vivendo a contatto con le comunità nelle zone più povere del mondo e poi lavorando presso le Nazioni Unite, la portano a una serie di conclusioni: lʼeconomia modella il mondo in cui viviamo e oggi ci troviamo di fronte a sfide ardue, a partire dalle implicazioni sui diritti umani causati dai cambiamenti climatici.
Kate, nelle aule universitarie, si rende conto di aver imparato unʼeconomia che considerava obsoleta e le sue esperienze di vita e lavorative lʼavevano portata a una serie dʼintuizioni.
Unʼintuizione era quella partire dalla fine:
“e se facessimo partire lʼeconomia non dalle sue astrazioni ma dagli obiettivi a lungo termine dellʼumanità e poi ci chiedessimo quale tipo di pensiero economico può darci le migliori possibilità per raggiungerli?”
Kate aveva imparato un modello di economia che le aveva definito una forma mentis in cui non si riconosceva e ora era pronta a disimpararla: stava nascendo lʼeconomia della ciambella.

 

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