AL TEMPO DEL CORONAVIRUS Riflessioni di una pensionata a rischio

Che cosa c’è di meglio di una colazione fatta con le tue fette biscottate? Ho rinfrescato il mio lievito madre, ho scelto la farina di avena, la farina di segale ci ho messo anche il mio sciroppo di tarassaco.

Ho celebrato l’elogio della lentezza, aspettando che fosse tempo di cuocere i miei pani. Poi ho ancora atteso per poter affettare quei pani e rimettere le fette a tostare nel forno.

Poi è mattino e sulle fette biscottate ci metto le mie marmellate .Quella più buona per me, d’inverno, è sempre quella di lavanda e mele …

Guardo fuori…..so che le strade sono deserte, anche se sono in campagna e posso solo vedere il maneggio e la scritta :CHIUSO

Quindi siamo da soli,  ognuno a casa sua, per un tempo indefinito….

 ma questo non mi disturba affatto! Mi sono allenata alla solitudine in questi ultimi tempi  e non mi inquieta… so  che cosa fare ….

Faccio l’esercizio di rinominare tutte le mie fortune e ringrazio: è il mio mantra !

Non sono ammalata, sono in pensione e ancora la percepisco, ho una casa . Ho la fortuna di vivere in campagna, di  avere un pezzetto di terra da coltivare, ho acqua potabile e corrente elettrica, ho internet, ho due figli meravigliosi e tanti amici che mi amano.

Nell’ortogiardino ci sono le violette, le primule, i narcisi,  i giacinti, le pratoline e tutti gli alberi da frutto fioriti. Ho seminato e trapiantato

Ho pacciamato con le foglie secche dell’acero rosso e del ginko. La pacciamatura è un ottimo sistema per ridurre l’evaporazione dell’acqua, per far proliferare i lombrichi e infine per dissuadere le mie gatte a fare i loro bisogni nella terra soffice, appena seminata.

In una breve passeggiata nel bosco ho raccolto pigne per accendere il camino e vicino alla roggia giovani steli, probabilmente di tife, che ho messo nella vasca da bagno con acqua per ammorbidirli …. ho cercato il libro dei cestini e poi ho provato a fare un cesto di quelli dell’isola del Giglio… quelli che servono per seccare i fichi: i graticci di ginestra.

Dovrei anche ribattere col pirografo la scritta Great country House del mio orto, dovrei finire di riordinare tutti i pasticci che mi invento gni giorno.

E a sera quando l’orto e il giardino non sono più agibili ci sono mille cose che potrei fare: mi prendo i libri di potatura e di permacultura, il mio quaderno dell’orto e riprendo  a progettarela mia piccola minuscola foodforest . Talvolta immagino piccole microfattorie che potrebbero salvare ambiente e nutrire uomini. Immagino che sarebbe bello incontrare gli amici, qui, in questo giardino,  per organizzare la nostra cittadina intera in permacultura….

È grazie ai miei sogni che sono felice … anche di stare da sola.

La forza della propria visione è potentissima. Sono comunque sempre connessa con i miei figli e i miei amici grazie a internet

Qui il silenzio e assoluto e perfetto per meditare ….ogni tanto mi metto su un disco di jazz …Brubek non mi verrà mai a noia , oppure Bach …. adoro le suites per violoncello solo, armonia assoluta per ogni mio passo e respiro, oppure i notturni di Chopin .

Posso fare esattamente tutto quello che voglio, prescindendo dal tempo e lo faccio precisamente secondo i miei ritmi fisici e mentali.

Ho capito che la mia dimensione temporale è caratterizzata dal mio dialogo interiore e se non ci sono obblighi o incombenza a distrarre il flusso interiore,  ritrovo in me l’armonia dei suoi tempi.

Questo silenzio e questa solitudine mi fa riflettere molto e sto pensando che questo
tragico momento storico, questa pausa obbligatoria che ferma il mondo,  non sia invece una grandissima opportunità per ripensare alla nostra vita, ai ritmi che abbiamo e che sopportiamo, al senso che diamo alle nostre giornate;  alle nostre relazioni spesso frettolose e pragmatiche…abbiamo dimenticato la narrazione!
E come se la Terra ci dicesse:”Se non vuoi capire, se non ce la fai, ti fermo io!”

Rifletto su questo fatto inedito, su cosa sta succedendo a livello globale, così repentinamente da cambiarci totalmente la vita. Non ho la TV, ma con internet mi tengo informata e leggo da varie fonti ….da otto giorni mi sono autoisolata e stranamente questo non mi ha sconvolta per nulla.

Resta un dubbio e una certezza: dopo, e qui c’è il dubbio, “Ci sarà un dopo definitivo?” Quindi dopo,  la nostra vita non sarà mai più come prima.

Impareremo a convivere con la precarietà e l’incertezza, cercando di fortificarci sui valori che ci strutturano nel profondo, sulle  relazioni affettive, sulla solidarietà e l’empatia.

Rifletto sulla mia piccola autoproduzione che mi tiene al riparo dalla paura di non sapere come procurarmi il cibo, se domani chiuderà il centro commerciale.

Ieri sera leggevo dell’agricoltura blu… anche l’agricoltura andrebbe ripensata come pure il modo di alimentarci, il dialogo col nostro corpo… il rapporto che abbiamo con le cose, Pensavo anche che molte persone non sanno che dietro la loro spesa al supermercato, ci sono i contadini che lavorano la Madre Terra … Non ne hanno la contezza perchè la loro dipendenza è la grande distribuzione.

Penso che avere un piccolo sogno di autosufficienza per prodursi il proprio cibo  è una grande rivoluzione, innanzitutto di pensiero .

Dal mio blog: https://greatcountryhouse.blogspot.com/2020/03/al-tempo-del-coronavirus-riflessioni-di.html?fbclid=IwAR0B_BUGEskDo0JcbgrZADO0XDsaIxaYaybYZZjikR_t8QNsg31rfFOM9w8

 

Maria Assunta Ronco

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