Le norme che regolano l’inquinamento nel mare per opera di qualsiasi mezzo marittimo sono contenute nella convenzione MARPOL 73/78. Sono incappato in queste norme in vista della Patente Nautica e devo dire che mi hanno lasciato nello sconcerto. Vorrei condividere con voi il contenuto in sintesi di questo regolamento (International Convention for the Prevention of Pollution from Ships, 1973 as modified by the Protocol of 1978) specialmente negli annessi IV (Pollution by sewage from ships – 2003) e V  (Pollution by garbage from ships), in sostanza le regole per il rilascio di acque sporche e spazzatura nel mare.

Non è facile per me introdurre questi argomenti come ogni qualvolta una mente scientifica e lungimirante si scontra con il prodotto dei burocrati e legislatori. Non vorrei suscitare ilarità, perchè la questione è grave, ma le cose sono esattamente come le descriverò. Non so se vergognarmi più per gli stati che non hanno ratificato la convenzione o per quelli che l’hanno ratificata subito come l’Italia Leggi 462/80 e 438/82 .

Faccio presente in primis che questo convegno è stato rettificato da 119 stati nel mondo e che comunque esplicita che se ci si trova in acque territoriali con disposizioni interne differenti ci si può o deve attenere a queste ultime.

Iniziamo dalle acque sporche residuali (Annesso IV). La regolamentazione prevede che le acque sporche e oleose possano essere rilasciate nel mare o oceano a queste condizioni:

  1. Sotto le 3 miglia dalla costa solo con specifico trattamento con la finalità di solubilizzarle al meglio e con l’accortezza di non rilasciare aloni visibili nell’acqua.
  2. Tra le 3 e le 12 miglia è permesso purchè a bordo ci sia un apposito apparato omologato di sminuzzamento e disinfezione.
  3. A partire dalle 12 miglia si può sversare in libertà.

Leggendo queste regole vi salterà all’occhio che non è una normativa di sostanza ma solo ed esclusivamente di forma. Ovvero possiamo evincere che comunque possiamo riversare le acque sporche nel mare solo dobbiamo farlo nel modo meno visibile possibile. A questo proposito introduco un’ altra disposizione che prevede che il rilascio in mare avvenga a una velocità di 4 nodi. Mi ricorda quelle persone che con una loffia in carica la rilasciano lentamente o a tratti camminando. La sostanza non cambia. È nella mente pervarsa di burocrati e legislatori considerare che l’inquinamento diffuso a punto sotto una determinata soglia non sia più inquinamento. È e continua ad essere inquinamento con tutti i rischi che comporta per la salute.

Qui non c’è nulla di pensato per il mare e per la vita marina. Anzi, l’uso del disinfettante, sulla cui necessità ho dei dubbi, può intervenire contaminando il mare anche peggio dei residui fecali. Avrebbero potuto chiamarlo Convenzione per la prevenzione dagli stronzi galleggianti che è il suo contenuto di fatto.

L’ Annesso V invece che ridere fa piangere.

Per quanto riguarda la spazzatura nel mare non c’è il concetto di raccolta differenziata. Non importa il materiale che sia o quanto sia biodegradabile, fatta eccezione per fortuna della plastica e derivati il cui rilascio è proibito in ogni caso. Vediamo le regole:

  1. Oltre le 3 miglia dalla costa: si può scaricare di tutto in mare (cibo, vetro, bottiglie, metallo, stracci, stoviglie…) a patto di aver triturato opportunamente la spazzatura in pezzi non più grandi di 25mm.
  2. Oltre le 12 miglia dalla costa: tutto il precedente anche se non sminuzzato.
  3. Oltre le 25 miglia: anche pannelli, rivestimenti e altro galleggiante di una certa dimensione.
  4. Carcasse animali sempre ma il più lontano possibile dalla costa.

In realtà questo annesso è stato modificato moltissimi anni dopo dalla risoluzione MEPC.201(62) del 2011 entrata in vigore nel 2013, per quegli stati che l’abbiano resa operativa ovviamente, per cui si permette solo la discarica di cibo (eccettuato olio da cucina) nello stabilito dai punti 1 e 2 e le carcasse animali. In questa risoluzione si introduce anche il concetto che gli agenti e additivi per la pulizia contenuti nell’acqua di lavaggio delle superfici esterne delle imbarcazioni posso essere riversati in mare solo se non sono nocivi all’ambiente marino. In determinati casi è previsto a bordo la separazione dei rifiuti e un libro di registro.

Sono esonerati dalle suddette disposizioni tutti i mezzi marittimi che per ragioni di sicurezza o accidente non abbiano potuto rispettarle.

La mia non è una critica a un tentativo encomiabile di porre ordine nel caos e dare una prima direttiva (ne sono partite tante in quegli anni) verso una metodica più sostenibile ma è lo sconcerto per non essere più riusciti dopo tanto tempo a migliorare quelle disposizioni.

Il mare sarà in futuro il nostro più grande serbatoio di energia. Non mi riferisco all’energia da fonti fossili sotto il fondo del mare ma all’energia stessa contenuta nel mare come ho già specificato in altri articoli. È anche l’ambiente che fissa maggior CO2 atmosferica. Ma non bisogna dimenticare che il mare è il nostro più grande serbatoio di cibo a basso costo dove a noi solo viene demandato di raccogliere laddove in terra a causa delle condizioni climatiche estreme avremo sempre più difficoltà a produrre.

Quindi riflettiamoci bene e cominciamo a darci da fare. Tra le varie cose incominciamo a costruire imbarcazioni più sostenibili negli impianti di bordo, nei motori, nei consumi e nella progettazione.

E non ragioniamo nei termini delle 12 miglia dalla costa. I mari e gli oceani sono una sola cosa nel pianeta ed e responsabilità di tutti mantenerli puliti e vitali.

 

Reserve of Biosphere of Fuerteventura, Canary Islands.

 

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Paolo David Sacco

Long Term Economy Chair ( Global Islands and Biosphere Reserves )

Global Goodwill Ambassador (GGA) nominated for improving nutrition and making agriculture sustainable.

 

 

FONDO C.R.A.P.N.A

 

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Agricoltura e alimentazione microbiologica (metodo A.M.B.E.)

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Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

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