Blinding: why Climate Change cannot be faced without a “change in mind”

September 12th 2019. I started a MOOC, U.lab: Leading From the Emerging Future, by Prof. Otto Scharmer from MIT. It’s incredible, how technology allow me to follow a course from a prof. at MIT without moving a muscle… In one of the first lessons I came across a graph, a picture which shows us why humans cannot face the problem of Climate Change if continues to behave business as usual.

 

It is only the peak of the Iceberg

This picture I am going to show you is fantastic, because it shows you the current historic moment of the world in a nutshell.

There are three peaks of iceberg that are what we see, they are the symptoms of some problems much bigger, but hidden deep in the water. Each of the three peaks represent a divide (a disconnection): 1. The Ecological Divide, between our self and nature; 2. The Social Divide, between our self and others; 3. The Spiritual Divide, between our self and our self (what we would like to do and what we actually do).

Below the layer of Symptoms (the peak of the iceberg that we see) there is another layer, the layer of structural disconnect. For example, let’s take the symptom of Ecological Divide. Behind it there are an Ecological Bubble (we consume as much resources as what can be regenerated by a planet big a 1.5 planets earth), an Income Bubble (There are people in the world whose income is much bigger of the average and especially of that of the poorest part of the population), a Financial Bubble, a financial business which does not support real economy.

More importantly, below this structural disconnects, there is the layer of paradigm of thought that is about the way you listen, converse with other, organise and coordinate.

 

The paradigm of thought

The iceberg model shows us that what we see, what we touch, what is visible can be the result of something we cannot see. The most important level under the three divides is the paradigm of thought: how our thought is generated. Otto Scharmer has found four different kinds of thinking:

  • Habitual: we listen according to our habitual way of thinking, with our mind blinded. When we come to conversation, we use polite phrases and say what we do not want to say in order to please our boss. The organization is centralised and based on Hierarchy and the coordination is based on commanding.
  • Ego-system: we listen with our mind opened. Anyway we are still in the field of “ego”. So when we talk with other people, there is a debate, in the sense that anyone want to prevail on others: “I am my point of view”. The organizational model is a decentralised one and coordination is based on Free market and competition.
  • Stakeholder: We not only have an open mind, but also an open heart. We are empathic and develop a dialogue instead of a debate: not “I am my point of view” but “I have my point of view”. The organizational model is based on network and the coordination on social market.
  • Eco-system: This is what we should change if we want to resolve structurally our three divides. We not only listen with empathy and an open heart, but with an “open will”; we are “generative”. We speak from what is moving through in order to become a source of “collective creativity”. This is the paradigm we should tend to solve current challenges and make the future emerge, through collective action.

 

Source: Otto Scharmer, Theory U

 

The paradigm of thought in the Long Term Economy

The Long Term Economy and the Long Term thinker community are here to help people, firms and institution take decision with a long term perspective, overpassing the current limits we have today, that is making money (short term asset). What is really important now is to defend what really matter for the wellness, happiness and especially the survival of humans, not money! We can’t have development if we are not sustainable, we are not able to take care of Mother Earth.

Long Term Thinking Certification procedure is really an advanced one; it operates at the 4.0 level (eco-system), because we all together want the sustainable future to emerge and we can do this only by developing good thinking collectively.

 

Conclusion

The problem now is that humans, especially politicians and big organizations want to face current challenges like Climate Change with the old way of thinking based on “money”. They are “blinded”, they are not able to see what there is below the iceberg. Climate Change is just the peak of the iceberg, what is visible to everyone. But if we do not see what is below it and face it, we are not able to face Climate Change, or at least we are not able to be sustainable. The only way we can do this is to change our paradigm of thought from blinded to open mind, heart and will, from a centralised to a decentralised, networking and eco-system organization, from free-market to social-market and co-creative ecosystem.

 

 

ITALIAN VERSION

Blinding: perchè il Cambiamento Climatico non può essere affrontato senza un “cambiamento mentale”

12 settembre 2019. Ho iniziato un MOOC, U.lab: Leading From the Emerging Future, del Prof. Otto Scharmer del MIT. È incredibile come oggi la tecnologia mi consenta di seguire un corso realizzato da un prof. al MIT senza dover muovere un muscolo… In una delle prime lezioni mi sono imbattuto in un grafico, un’immagine che ci mostra perché gli esseri umani non potranno mai affrontare con efficacia il problema dei cambiamenti climatici se continuano a comportarsi continuando ad utilizzare l’approccio tradizionale, basato su gerarchia decisionale, bassa trasparenza, induzione attraverso la paura, bassa capacità di ascoltare gli altri ed uscire dal proprio mainframe.

 

È solo la punta dell’iceberg

Questa foto che sto per mostrarvi è fantastica, perché fornisce un’istantanea del momento storico attuale del mondo.

E’ possibile notare la presenza di tre picchi di iceberg; essi sono ciò che vediamo, i sintomi di alcuni problemi molto più gravi, ma nascosti nelle profondità dell’acqua. Ognuna delle tre cime rappresenta un divide (una disconnessione): 1. Il divide ecologico, tra il nostro io e la natura; 2. Il divide sociale, tra noi stessi e gli altri; 3. Il divide spirituale, rispetto al nostro Io interiore (tra ciò che vorremmo fare e ciò che effettivamente facciamo).

Sotto lo strato di sintomi (il picco dell’iceberg che vediamo) c’è un altro strato: lo strato di disconnessione strutturale. Ad esempio, prendiamo come sintomo l’Ecological Divide. Dietro questo sintomo, a livello strutturale ci sono: una bolla ecologica (consumiamo una quantità di risorse tale che occorrerebbe un pianeta grande 1,5 volte la Terra per essere sostenibili), una bolla reddituale (ci sono persone nel mondo il cui reddito è molto più alto della media e soprattutto di quello della parte più povera della popolazione), una bolla finanziaria, un’attività finanziaria che non supporta l’economia reale.

Ancora più importante, al di sotto del divide strutturale, c’è un altro strato: il paradigma del pensiero, il modo in cui ascoltiamo e conversiamo con gli altri; il modo in cui ci organizziamo e coordiniamo.

 

 

Il paradigma del pensiero

Il modello dell’iceberg ci mostra che ciò che vediamo, ciò che tocchiamo, ciò che è visibile può essere il risultato di qualcosa che non riusciamo a vedere. Il livello più importante sotto i tre divide è il paradigma del pensiero: come viene generato il nostro pensiero. Otto Scharmer ha trovato quattro diversi tipi di pensiero:

1.0 – Abituale: ascoltiamo nel modo in cui siamo abituati a farlo, con la mente accecata. Quando conversiamo, usiamo frasi educate e diciamo cose che in realtà non vorremmo dire, giusto per fare piacere al nostro capo e agli altri interlocutori. Il modello organizzativo è centralizzata e basato sulla gerarchia; il coordinamento si basa sul comando.

2.0 – Ego-sistemico: ascoltiamo con la mente aperta (open mind). Siamo tuttavia ancora nel campo “dell ‘ego”. Quindi quando conversiamo, c’è un dibattito, nel senso che ognuno vuole prevalere sugli altri. Tale situazione si esemplifica con la seguente frase: “Io sono il mio punto di vista”. Il modello organizzativo è decentralizzato e il coordinamento si basa sul libero mercato e sulla concorrenza.

3.0 – Stakeholder: non solo abbiamo una mente aperta, ma anche un cuore aperto (open hearth). Siamo empatici e sviluppiamo un dialogo anziché un dibattito. Il nostro stato non è più “io sono il mio punto di vista” ma “io ho il mio punto di vista”. Il modello organizzativo si basa sulla rete e il coordinamento sul mercato sociale.

4.0 – Eco-sistemico: Non ascoltiamo solo con empatia e cuore aperto, ma con una “volontà aperta” (open will); siamo “generativi”. Dialoghiamo su ciò che si sta muovendo per diventare una fonte di “creatività collettiva“. Questo è il paradigma a cui dovremmo tendere a risolvere le sfide attuali (i tre divide) e far emergere il futuro, attraverso l’azione collettiva.

 

Source: Otto Scharmer, Theory U

 

Il paradigma del pensiero nell’Economia di Lungo Termine

La Long Term Economy e la comunità di Long Term thinker (persone che pensano e decidono tenendo in conto gli effetti di lungo periodo) sono qui per aiutare le persone, le aziende e le istituzioni a prendere decisioni con una prospettiva a lungo termine, superando gli attuali limiti che abbiamo oggi, ovvero fare soldi (attività a breve termine). Ciò che è veramente importante ora è difendere ciò che conta davvero per il benessere, la felicità e soprattutto la sopravvivenza degli esseri umani, non i soldi! Non possiamo avere sviluppo se non siamo sostenibili, se non siamo in grado di prenderci cura della Madre Terra.

La procedura di certificazione dei Long Term Thinker è davvero avanzata; opera a livello 4.0 (ecosistema), perché tutti insieme vogliamo che emerga il futuro sostenibile e possiamo farlo solo sviluppando il buon pensiero collettivamente.

 

Conclusione

Il problema ora è che gli esseri umani, in particolare i politici e le grandi organizzazioni vogliono affrontare le sfide attuali come i cambiamenti climatici con il vecchio modo di pensare basato sul “denaro”. Sono “accecati”, non sono in grado di vedere cosa c’è sotto l’iceberg. Il cambiamento climatico è solo il picco dell’iceberg, ciò che è visibile a tutti. Ma se non vediamo ciò che è sotto di esso e lo affrontiamo, non siamo in grado di affrontare i cambiamenti climatici, o almeno non siamo in grado di essere sostenibili. L’unico modo in cui possiamo farlo è cambiare il nostro paradigma di pensiero da cieco ad uno aperto nella mente, nel cuore e nella volontà, da un’organizzazione centralizzata a decentralizzata, basata sulla rete, dal libero mercato al social-market e all’ecosistema co-creativo.

Dario Ruggiero

Initiator and founder of Long Term Economy, coordinator and Editor in chief of Long Term Economy web-site and Blog

Dario Ruggiero has 31 posts and counting. See all posts by Dario Ruggiero

Dario Ruggiero

4 thoughts on “Blinding: why Climate Change cannot be faced without a “change in mind”

  • Franca Colozzo

    Dear @Dario Ruggiero, I congratulate you for the exhaustive and very interesting article also from the point of view of exhibition clarity. It shows the problematic nature of facing the challenges of climate change by adopting stereotypes of the past and obsolete habits that lead us to repeat wrong behaviours.
    The climate problem is addressed, as you say, by reversing the order of thought: from the egocentricity of a medium-term profit-based economy to another long-term altruistic one. This implies a reversal of mentality and a readiness to accept constructive dialogue.
    The examples you have given are exhaustive and reflect various human behaviours: from the more traditionalist (habitual) to the systemic ego (open mind), from the Stakeholder (we not only have an open mind, but also an open heart) to the optimal behaviour (open hearth), i.e. the organisational model is based on networking and coordination in the social market.
    Let’s talk about what is moving to become a source of “collective creativity”. This is the paradigm we should strive for in order to solve the current challenges (the three divides) and bring out the future, through collective action. For the latter mentality to prevail, we need to overturn our way of thinking and face future challenges with courage and determination.
    A driving force in this direction, in my opinion, can only be given by a renewed school structure and a family that is aware and able to educate its offspring. Obviously, upstream there is a need for a government capable of managing new situations and of structuring society differently, in the awareness of the role that a renewed school will be able to impress at a profound level.
    Hoping that all these points will soon become the prerogative of a large segment of the population, I conclude by saying that it is too late to come to a serious reflection on such a dramatic problem, which is still denied by those who want to pursue the path of immediate gain. Here then is the Ego that emerges with all its strength and power, especially when managed by politicians for instrumental and demagogic purposes. Anyway, better late than never!

  • Franca Colozzo

    * Versione italiana.

    Caro Dario Ruggieri, mi complimento con te per l’articolo esaustivo e molto interessante sotto il profilo anche della chiarezza espositiva. Si evince da esso la problematicità di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici adottando stereotipi del passato e abitudini obsolete che ci portano a reiterare comportamenti errati. Il problema del clima si affronta, come dici tu, invertendo l’ordine del pensiero: dall’egocentrismo di un’economia basata sul profitto a medio termine ad un’altra altruistica a lungo termine. Ciò implica un’inversione di mentalità e la predisposizione ad accettare un dialogo costruttivo.
    Gli esempi da te portati sono esaustivi e rispecchiano vari comportamenti umani: da quello più tradizionalista (abituale) all’ Ego-sistemico (open mind), dallo Stakeholder (non solo abbiamo una mente aperta, ma anche un cuore aperto) fino all’ottimale comportamento (open hearth), ovvero il modello organizzativo si basa sulla rete e il coordinamento sul mercato sociale.
    Dialoghiamo su ciò che si sta muovendo per diventare una fonte di “creatività collettiva“. Questo è il paradigma a cui dovremmo tendere per risolvere le sfide attuali (i tre divide) e far emergere il futuro, attraverso l’azione collettiva.
    Per far sì che quest’ultima mentalità prevalga occorre capovolgere il nostro modo di pensare ed affrontare le sfide future con coraggio e determinazione.
    Una spinta propulsiva in tal senso, a parer mio, può essere solo data da una struttura scolastica rinnovata e da una famiglia consapevole ed in grado di educare la prole.
    A monte occorre ovviamente un Governo capace di gestire situazioni nuove e di strutturare diversamente la società, nella consapevolezza del ruolo che una scuola rinnovata sarà in grado di imprimere a livello profondo.
    Sperando che tutti questi punti diventino presto appannaggio di una larga fascia di popolazione, concludo dicendo che si è arrivati troppo tardi ad una seria riflessione su un problema così drammatico, addirittura ancora negato da quanti vogliono perseguire sulla strada di facili immediati guadagni.
    Ecco allora l’Ego che emerge con tutta la sua forza e potenza, soprattutto quando gestito da politici per fini strumentali e demagogici. Comunque meglio tardi che mai!

  • Renzo Provedel

    @ Franca, @ Dario
    Is it too late? Hope versus nope (eg. no hope). I think that this contraposition has to be overcome. The key point, as it appears to me, is the following: we (I mean the humans) have not yet developed a shared, powerful thinking, which is “systemic thinking” and have not abandoned the “linear thinking”. Just to let me understand (Franca, I take some of your words just as an example): when Franca writes “Here then is the Ego that emerges with all its strength and power, especially when managed by politicians for instrumental and demagogic purposes” she explicits a linear thinking because she mainly connects the politicians to the Ego…which is not wrong in principle but lacks of meaning because it does not take into account other key stakeholder. The politicians have a “super ego”, probably, but the EGO is a kind of behaviour well distributed, I’d say everyone has a strong Ego; that is not in principle something to erase. So the EGO is not an attitude of politicians and the EGO, well distributed to 8 billion people, more or less, is an over-estimated attitude, which could be turned to ECO welness, system, environment, attitude, vision, etc. The super EGO of politicians is not a typical, vertical, unique attitude of politicians but could be the effect of 8 billion people EGO distribution which politicians collect/recognize…if the 8 billion would change to ECO system, the probability politicians change from EGO to ECO is very very high ! The conclusion is we need to look at the whole system to recognize two kind of interactions: the interaction which would increase the signal (they are “positive feedback”, often leading to instability and derailing, but necessary for changing), and the interactions which would decrease the signal (they are “negative feedback” which are necessary to stabilize and manouvering). I do not want to transfer to you the “systemic thinking” , but just give the flavour that a different way of thinking should be explored and exercized. We do “mapping”, all the time of our life, and the “reality” is not reachable easily (I think we only approach the reality, from a long distance …).

  • Renzo Provedel

    @ Franca, @ Dario
    E’ TROPPO TARDI.
    Speranza e nessuna speranza. Penso che questa contrapposizione (tra speranza e nessuna speranza) possa essere superata.
    L’aspetto chiave che mi appare è il seguente: noi (intendo noi umani) non abbiamo ancora sviluppato un pensiero “sistemico” condiviso e potente e non abbiamo ancora abbandonato il “pensiero lineare.
    Per farmi capire (Franca, ho preso una tua frase come esempio!): quando Franca scrive: “Ecco allora l’Ego che emerge con tutta la sua forza e potenza, soprattutto quando gestito da politici per fini strumentali e demagogici”, lei esplicita un pensiero lineare perchè collega i politici all’EGO, il che non è in linea di principio errato, probabilmente, ma l’EGO è una caratteristica dell’attitudine ben distribuita, direi che ogni individuo ha un forte EGO; questo non è qualcosa da cancellare, per principio.
    Quindi l’EGO non è una attitudine specifica dei politici e l’EGO, ben distribuito tra gli 8 miliardi di umani, è un’attitudine sovrastimata, che può diventare ECO, inteso come benessere, sistema, ambiente, visione, ecc. Il super EGO dei politici non è dunque un’attitudine specifica, unica, ma potrebbe essere l’effetto di 8 miliardi di umani che i politici raccolgono e riconoscono… se gli 8 miliardi di umani la trasformassero in “ECO”, la probabilità che i politici cambino EGO in ECO diventerebbe assai elevata.
    La conclusione è che abbiamo bisogno di vedere l’intero sistema per riconoscere due tipi di interazione: l’interazione che aumenta il segnale (ossia il feedback positivo, che spesso porta all’instabilità e al deragliamento, ma necessario per il cambiamento) e l’interazione che fa diminuire il segnale (è il feedback negativo, necessario a stabilizzare e a manovrare il sistema).
    Non voglio trasferirvi il pensiero sistemico nella sua totalità, ma solo darvi il “profumo” che significa una possibile nuova strada di pensiero da esplorare ed esercitare. Noi umani facciamo spesso “mappe” della realtà, durante la nostra vita e la realtà non è raggiungibile facilmente (io penso che l’unico possibile approccio alla realtà è avvicinarsi, ma da grande distanza!).

Leave a Reply