Guido Dalla Casa scrive in due pagine una sintesi che apre il dibattito sulla “fine del mondo” degli umani e di altri esseri biologici, ossia animali e piante. Puoi vedere qui l’articolo “inversione di rotta”.

Sulla diagnosi di Guido non mi soffermo perchè la condivido e la considero chiara, concisa e alla portata della comprensione di tutti. Ricordo che lo studio/libro “i limiti dello sviluppo “ (Forrester & Meadows, 1974), che poteva apparire “predittivo” nel 1974 (cioè 45 anni fa, parlava di noi nel 2020!), sostiene questa diagnosi.

Vorrei piuttosto dare la mia interpretazione sul “che cosa” si potrebbe fare per la “inversione di rotta”. Sull’inversione salvifica o illusoria non discetto perchè è un giudizio e qui vorrei sospendere il giudizio. Detto in altre parole: ammesso che s’inverta la rotta, l’esito è imprevedibile.

Guido Dalla Casa fa un elenco di azioni prescrittive che sono di difficile attuazione quando il mondo si trovi in condizioni di “non guerra” o di “non ebola/aviaria” (per citare una potenziale pandemia).  Se gli umani non vivono situazioni estreme, violente e portatrici di vaste distruzioni si possono attuare azioni come quelle elencate? Forse no. Allora che fare? Su che cosa intervenire?

Persone, massa critica, pensiero

Ipotizzo che alcune azioni, di quelle citate da Guido, possano essere attuate se…riusciamo a generare una “massa critica” di persone con la consapevolezza, la competenza e la strategia sufficienti a manovrare il timone e girare la barca, passatemi questa metafora!

Non so se questa sia la prima priorità, quella di partenza, quella assoluta. Sicuramente dobbiamo agire con le persone. Ritengo, e sono in buona compagnia di Edgar Morin, che si debba operare un primo grande cambiamento, diffuso in tutto il mondo, per una evoluzione del pensiero e delle sue applicazioni cognitive, emozionali e della volontà. Se riconosciamo l’unità mente-cuore-volontà degli umani e se lavoriamo per potenziarne le capacità, siamo sulla buona strada.

Aggiungo una breve nota di metodo: credo nella circolarità e nella spirale evolutiva per poter dire che dovremmo considerare e attivare molte leve e “allinearle” per generare “potenza”. Così facendo attivo un processo di cambiamento su vasta scala.

Un esempio: se convinco un grande Paese, che genera immissioni nocive, ad abbandonare il carbone e a generare solo energia rinnovabile, questo cambiamento dovrebbe avvenire in tutti i Paesi, in tempi ragionevolmente vicini per creare un reale effetto sull’atmosfera terrestre. I tempi delle azioni devono perciò essere “allineati”.

Velocità, tempo

La trasformazione di cui ho parlato ha bisogno di “tempo”; non si fa in giorni, occorrono alcuni anni. Perciò per  guadagnare tempo devo fare qualcosa che “rallenti” la generazione di effetti negativi sul clima e sui cibi che mangiamo.

Non posso e non riesco a immaginare quante cose potremmo e dovremmo fare per guadagnare tempo. Allora ho pensato che possiamo agire sulla “velocità”. Possiamo fare l’elogio della lentezza. Possiamo valorizzare la lentezza, che permette di prendere migliori decisioni, abilita una crescita più forte e duratura del pensiero, fa risparmiare energia (anche le navi stanno riducendo la loro velocità per consumare di meno).

L’alimentazione

L’allevamento di animali, da solo, genera l’11% del gas serra; l’acqua per produrre la carne vale un terzo di tutta l’acqua necessaria per produrre il cibo; i legumi producono proteine con un consumo d’acqua inferiore dell’80% rispetto alle proteine da carne. L’agricoltura usa il 45% delle terre coltivabili/abitabili emerse.

Come cambiare le abitudini alimentari degli umani; proponiamo loro gli insetti come cibo per minimizzare il consumo di acqua? O avviamo subito una trasformazione radicale dell’alimentazione umana? Possiamo avviare subito, a partire dall’educazione genitoriale e dalle scuole materne, una educazione alimentare che riequilibri vegetali e carne/pesce, magari per arrivare in qualche generazione ad una alimentazione prevalentemente vegetariana e/o vegana.

Carbone, petrolio e energie rinnovabili

Già oggi è dimostrato che il passaggio alle energie rinnovabili e verso l’energia “di transizione” (il metano liquido) permettono la eliminazione del carbone, la riduzione drastica dell’uso del petrolio e la riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. In contemporanea le tecnologie possono aiutarci a sequestrare la CO2 e a rendere disponibile h24 l’energia rinnovabile.

Un nuovo modello di sviluppo e una nuova metrica

Negli ultimi anni si è sviluppata una dialettica molto forte contro il modello di “decrescita felice” che è stato raccontato come una forte riduzione dei consumi materiali. Ma possiamo ridurli su vasta scala?  Certo che sì, anche se le scelte fossero solo dovute all’uso di materiali innovativi a densità inferiore o all’allungamento del ciclo di vita dei prodotti; ma si può fare molto di più, cioè porre nella scala delle priorità il ben-essere e quindi mettere al centro del modello di consumo le risorse immateriali e i prodotti a basso contenuto di energia. Possiamo creare racconti che valorizzino i circuiti di vita[1]e quindi valorizzino i processi vissuti dagli umani più dell’acquisto di beni materiali.

E poi c’è la metrica, che gioca un ruolo importante, perché spesso le scelte macroeconomiche sono prese seguendo la metrica del PIL, che ipotizza una crescita infinita ( anche fisicamente irrazionale). E’ già stato sviluppato e sperimentato il BES (Benessere equo sostenibile).

Cambiare il sistema

Mi fermo qui. Perchè mi fermo? La ragione è questa: la lista dei fattori su cui agire e la lista delle opposizioni ed ostacoli non possono, da sole, dare una prospettiva di sopravvivenza. Esse trascurano il fattore “sistema”, di cui devo dire quanto basti per includerlo nel ragionamento.

La variabili, tante, sono interconnesse tra di loro e creano circuiti di due tipi, secondo la teoria dei sistemi: circuiti di stabilizzazione, detti di feedback negativo, che fanno si che il sistema trovi un suo punto di equilibrio e “non si rompa” ! poi ci sono i circuiti detti “di feedback positivo” che amplificano alcuni fenomeni tanto da portare l’intero sistema in fibrillazione e alla “rottura”. Noi viviamo in un sistema per cui dobbiamo considerare questi circuiti, che sono connessioni tra parti del sistema, e capire che le risposte del sistema non sono quasi mai “lineari”, cioè di causa-effetto: piuttosto accade che le risposte siano imprevedibili e contro intuitive.

Dico questo per offrire un quadro realistico della situazione che viviamo e per significare che abbiamo l’assoluta necessità di “mappare” il sistema e di simulare – lo facciamo col computer perchè ci sono molti calcoli da fare – quello che potrebbe succedere agendo sui diversi componenti del sistema.

Donella Meadows, che fece le simulazioni di cui al libro –  “i limiti dello sviluppo” -, ha prodotto una tabella di grande utilità per dirci come agire sul sistema per cambiarlo. E cambiare il sistema è per noi vitale. Ci sono 12 leve, dice Donella, su cui poter agire, e alcune di esse sono irrilevanti. Per esempio gli indicatori che dicono come funziona il sistema: le parti per milione della CO2 nell’aria, pur essendo un parametro molto osservato, non ci permettono di cambiare il sistema; il fatto di conoscere questo parametro può produrre una emozione, come l’ansia, ma non produce un’azione, forse produce una richiesta alla “politica”.

Altre leve invece sono determinanti ed innescano il cambiamento. Quali sono quelle cruciali? Ne citerò tre che mi sembrano fondamentali per “invertire la rotta”. Sono:

  • lo scopo del sistema,
  • il paradigma del sistema,
  • la rottura di schema (la trascendenza).

Scopo

Posso cambiare lo scopo del sistema? Sì. Prendo, come caso di studio, il sistema della alimentazione umana. Lo scopo tradizionale è stato: “crescita” ed energia per lavorare. In questi ultimi decenni lo scopo è stato orientato sempre più alla salute trasformandosi così: l’alimentazione contribuisce al ben-essere e alla buona salute.

Il paradigma del sistema

Continuo con l’alimentazione. Oggi il paradigma, come ho scritto sopra,  è dunque “benessere e buona salute”. I nutrizionisti operano in questa direzione: il peso normale, il sovrappeso, l’obesità riflettono una prestazione ed una forma codificata. La dieta permette il ritorno al “peso forma” e varia con l’età per seguire i cambiamenti del metabolismo. Il nuovo paradigma potrebbe quindi diventare: l’alimentazione allunga la “buona “vita. Così pongo l’enfasi sulla qualità di vita e sull’invecchiamento.

La rottura di schema (la trascendenza)

Come posso trascendere il paradigma che ho appena descritto, affermando che  “l’alimentazione allunga la buona vita”. Una possibile riformulazione potrebbe essere “l’alimentazione ci permette una vita felice.”

Che cosa ho voluto significare nel caso specifico dell’alimentazione? Che sia possibile influenzare e guidare il cambiamento di sistema agendo sulle leve che hanno un forte impatto sui valori e sui comportamenti delle persone. Questa conclusione si può applicare al “sistema umano” di oggi.

Le sfide sono tante. C’è tanto da fare. Sbrighiamoci e pensiamo strategicamente sul lungo termine, ma molto molto molto rapidamente !!!

[1] Dormire, mangiare, informarsi, lavorare, muoversi, …

Renzo Provedel

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