Nella regione settentrionale dell’isola di Lanzarote sorge la valle di Guinate. Ci troviamo in un’ isola per lo più desertica. In questo articolo andremo ad esplorare alcuni strategemmi interessanti adottati dall’uomo in questa zona per la propria sopravvivenza.

Questa esperienza racchiude in sé molte delle tematiche che ho affrontato in passato e descritte in vari post o articoli: desert farming, zero input agriculture, no dig, pacciamatura di pietra, biostabilizzanti, metodo A.M.B.E. e così via…

In poche righe cercherò di trasmettere l’essenza di queste conoscenze.

Siamo in una regione desertica con scarse precipitazioni e perlopiù senza falde freatiche di interesse per lo sviluppo agricolo. L’agricoltura senz’acqua non esiste, è solo una chiacchiera, ma c’è una fonte di acqua che in zone desertiche può sostenere la vita e lo sviluppo prospero di molte specie selvatiche: l’ umidità atmosferica. L’uomo per anni ha cercato di dominare questa risorsa che a dispetto di quanto si creda essendo costante risulta essere di maggior interesse rispetto alla pioggia.

Per creare condensazione bisogna scaldare l’aria il più possibile. Raggiunto questo effetto, automaticamente, solitamente all’imbrunire, l’umidità atmosferica condensa sui corpi più freddi: il più delle volte piante o altri corpi sottratti alla radiazione solare. Ci sono due strategie in ambito agricolo per scaldare l’aria con questo proposito: una è quella di provocare una fermentazione superficiale solitamente con uno strato di cippato fresco, l’altra è quella di pacciamare con materiali scuri che possano accumulare la radiazione solare termica. Esistono anche delle forme intermedie. La prima soluzione in una zona desertica povera di biomassa è impraticabile, la seconda sì, con risultati notevoli.

In questa zona delle Canarie abbonda il ‘picón’, un materiale di origine vulcanica di colorazione nera. Di giorno in superficie raggiunge elevate temperature ed accumula molto calore. Una parte di questo calore si riparte negli strati sottostanti per conduzione e irraggiamento. Il risultato è che lo strato superficiale scalda la massa d’aria umida che poi produce condensa negli strati sottostanti più freschi o sulle piante. La temperatura radicale, dati i diversi centimetri di pacciamatura minerale, si mantiene tiepida anche durante la notte. Per certo in estate quando la pietra a certe latitudini si fa rovente non tutto funziona per il meglio ma siamo a gennaio e stiamo per affrontare la semina diretta e su sodo di un ettaro di orto. Non vi pare grandioso?

In linea di massima lo strato superficiale, anche per esperienza in altri luoghi, è di una pezzatura maggiore per offrire maggior resistenza al vento e superficie con il risultato di conseguire più condensa. Gli strati sottostanti solitamente sono più fini perchè svolgono la funzione di accumulo e ritenzione idrica tipica di questo materiale poroso che per questa sua caratteristica è a tutti gli effetti un ‘biostabilizzante‘, cioè un materiale in grado di sostenere la sopravvivenza dei microrganismi in un dato ambiente, a dispetto delle tremende condizioni climatiche. Qui a Guinate la pezzatura è piuttosto fine perchè rende più agevole un altro strategemma adottato in questi luoghi: quello della semina su sodo con uno strumento locale denominato ‘tanganilla’.

Lo strato superficiale di picón è stabilmente umido, a dire la verità, come mai ho visto fin d’ora, ma questo dipende dal fatto che la Valle di Guinate si apre verso nord-est in direzione dei venti dominanti molto umidi e predispone alla raccolta di questa risorsa. La terra sottostante ma non si secca mai. La cosa che per la prima volta ho sperimentato è che a dispetto delle mie conoscenze il picón non solo favorisce la germinazione ma anche l’autodisseminazione di svariate specie (tra cui rucola e prezzemolo) nonostante sia spesso svariati centimetri, almeno cinque in media forse di più. La combinazione di aria, umidità e temperatura sembra favorisca i processi germinativi.

La tanganilla è uno strumento che si cavalca come una scopa fornito di un imbuto in cui introdurre il seme che cade nella struttura tubolare fino a giungere alla parte terminale che appesantita solca il terreno e si richiude in automatico dopo la semina. Con questo strumento apparentemente banale si può seminare manualmente un orto di un ettaro in pochissimo tempo. Ovviamente si utilizza per lo più per semi di una certa pezzatura ma regolando la dimensione del peso che la fa affondare e vista l’idoneità del picón di quella pezzatura all’autodisseminazione credo si possa applicare a semine diverse.

Un vantaggio della pacciamatura di pietra è che è perfettamente calpestabile senza intaccare la situazione del suolo sottostante. La forza esercitata dal nostro peso si riparte tra le centinaia di pietruzze facendoci risultare più leggeri. Inoltre frena l’erosione del suolo per opera del vento dando la possibilità ai semi di trovare una posizione immobile favorevole alla germinazione, condizione impossibile in superficie.

Ora, discuto di un passo ulteriore con Massimiliano, il titolare della finca. Possiamo applicare il metodo A.M.B.E. (Agricoltura microbiologica a base prevalente di batteri endofiti) e rendere il tutto ancora più sostenibile dando un prodotto molto più salutare? Direi di sì, anche se si tratta di un applicazione non comune. Se lo strato di picòn fornisce le condizioni ideali per la germinazione può anche essere un substrato ideale per i microrganismi che in un ambiente aerobico e microporoso si possono sviluppare abbondantemente favorendo uno sviluppo sano delle radici. I microrganismi oltre a fornire funzioni di supporto e promozione della crescita e della salute forniranno altre funzioni particolarmente utili nel deserto quale l’azotofissazione e la resistenza alla siccità.

Ovviamente quanto riportato in questo articolo è valido per altri luoghi fermo restando che la pacciamatura minerale in certi luoghi possa risultare antieconomica.

 

Guinate, Lanzarote, Reserve of Biosphere, Canary Islands

 

Leggi anche questi articoli

 

Per maggiori informazioni seguimi nei gruppi di formazione di Facebook di cui sono fondatore:

Agricoltura e alimentazione microbiologica (metodo A.M.B.E.)

Forest Gardening per tutti gli usi

 

 

 

Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

Paolo David Sacco has 54 posts and counting. See all posts by Paolo David Sacco

Paolo David Sacco

Leave a Reply