Quando penso ad una scuola del futuro, penso alla inadeguatezza strutturale e del sistema  scolastico attuale, penso alle classi numerose e alla valutazione, ai sussidiari e ai libri di lettura che contribuiscono alla cristallizzazione, all’arretratezza e allo stallo della scuola italiana.

Contesto e rifiuto una scuola che non è stata capace di motivare i bambini, anzi spesso li demotiva, li allontana dal piacere della lettura e della conoscenza in generale

Esistono tuttavia figure di insegnanti che eroicamente combattono ogni giorno per valorizzare i bambini come “persone”, pur con il fantasma e l’assillo del “programma”

 

Ma quale programma?

Le indicazioni Nazionali sono lungimiranti rispetto a ciò che a scuola si intende per “programma” e “materie.”

Il testo delle Indicazioni Nazionali a pagina 12: Il conseguimento delle competenze delineate nel profilo costituisce l’obiettivo generale del sistema educativo e formativo italiano.

Si tratta di attività che le Indicazioni definiscono a pagina 15 “prescrittive” cioè, non opzionali. Non si tratta di opinioni o possibilità, ma di traguardi “ineludibili”.

Sarebbe utile che il Ministero facesse rispettare questo emendamento europeo emanato nel 2006 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM%3Ac11090) e che il Miur si attivasse al fine di inserire  le 8 competenze europee al  posto delle materie tradizionali sulla pagella dei bambini

Cito ad esempio la quarta competenza, quella digitale : “Usa con consapevolezza le tecnologie della comunicazione per ricercare e analizzare dati ed informazioni, per distinguere informazioni attendibili da quelle che necessitano di approfondimento, di controllo e di verifica e per interagire con soggetti diversi nel mondo.”

Ovvero: il bambino deve imparare a cercare dati sul web, deve imparare ad analizzarli, distinguere informazioni attendibili da quelle che necessitano di approfondimento e infine interagire via web con soggetti diversi nel mondo.

 

C’è qualche classe che usa skype?

Ora, dopo tanti anni di insegnamento, sono convinta che occorra scardinare la scuola, che quando alla scuola familiare si obietta che verrebbe meno la socializzazione, so bene che si tratta di un alibi.

Spesso l’insegnamento è astratto, avulso dalla realtà e dalla vita stessa del bambino (vedi l’articolo “Un orto a scuola”) di conseguenza i bambini sono svogliati; spesso le classi sono numerose, gli insegnanti sono impegnati su più classi e le discipline si sono moltiplicate….non rimane il tempo di fare la cosa più sacrosanta: ascoltare i bambini ed attrezzarli di competenze e abilità.

“Se i bambini non si appassionano i loro apprendimenti sono sterili”

 

Se i bambini non si appassionano i loro apprendimenti sono sterili, se imponiamo loro percorsi noiosi , pena un brutto voto, stiamo commettendo violenza nei loro confronti….

Se li ridicolizziamo di fronte alla classe, commettiamo il reato di bullismo. Se li zittiamo perché solo noi adulti dobbiamo parlare, commettiamo una prevaricazione, inneschiamo  frustrazione e risentimento.

Se minacciamo di non fare l’intervallo, di avere un castigo a casa, di avere un brutto voto, fomentiamo la paura.

Paura del fallimento, paura della punizione, inadeguatezza, disagio e rabbia.

E quando diamo in mano ai bambini lo strumento della scrittura e permettiamo loro di esprimersi, di inventare e raccontare , tutto questo patrimonio vivo finisce chiuso in un quaderno, con un unico lettore….l’insegnante . Egli farà caso più all’ortografia  che al contenuto e darà a quel lavoro un numero. Quel quaderno, inutile sforzo di creatività ed idee, spesso finisce prima chiuso in un armadio e poi al macero. Che spreco infinito!!!!

 

Non è umiliante per un bambino?

Per assurdo, quindi non c’è luogo in cui si scriva tanto come nella scuola e si comunichi così poco!

Circa vent’anni fa, ai tempi del mio distacco sul laboratorio di lettura, luogo dove ero adulto lettore, dove i bambini potevano scegliere liberamente cosa leggere e creavano giochi da tavolo e libri popup senza alcuna valutazione numerica, anzi, quei giochi stessi erano la verifica di ciò che si era letto, a quel tempo avevo iniziato qualcosa che non ebbe successo per il semplice motivo che osare far qualcosa di diverso, nella scuola, è visto come perdita di tempo e se non è qualcosa integrabile all’interno del percorso prestabilito, allora viene emarginato e ignorato .

Si trattava di far scrivere ai bambini, al pc,  i testi liberi, riferiti ad esperienza dirette, oppure racconti fantastici o poesie.

Il quaderno serviva per “la brutta”: scritta la storia, si rileggeva e si correggeva e infine si trasferiva su Publisher.

Publisher offriva la possibilità di inserire testo  e disegni  in più pagine. Infine si  stampava  e piegava la ministoria dando origine a  libretti con tanto di Titolo, data e nome dell’autore.

Tali libretti erano importanti al pari dei libri della biblioteca, se non più preziosi  ed erano scambiabili in tutta la scuola.

 

La scuola è malata, è in crisi!

Se l’insegnante  non sa quali metodologie mettere in atto per rendere la propria didattica più attiva, come riconquistare l’attenzione dei propri ragazzi, cosa e come valutare, se non comprendiamo il senso profondo della necessità del cambiamento, cosa significhi far acquisire competenze e senza una reale preparazione degli insegnanti sui metodi di insegnamento, la didattica per competenze è un contenitore vuoto, il digitale e le soft skill  ovvero le competenze trasversali (https://www.tuttoscuola.com/soft-skills-cosa-inserirle-nella-tua-programmazione-didattica/)  rimarranno pura teoria.

Maria Assunta Ronco

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