UN ORTO A SCUOLA

Chi non ha visto nascere la piantina del fagiolo mettendolo in un batuffolo di cotone bagnato?

Un piccolo esperimento  che spesso viene proposto in classe finalizzato alle scienze: seme, germoglio, stelo, foglia.

Le scienze “fredde”, le chiamo io.

Questi piccoli “esperimenti” sono troppo spesso, senza capo e senza coda,   finalizzati ad una bella scheda con disegno delle parti della pianta  Ma per arrivare a quell’esperimento non sarebbe stato  meglio un processo di ricerca, di ipotesi , di domande ? il seme  ha bisogno di terra? Ha bisogno di luce, di aria, di calore?

Così succede quando si insegna “il ciclo dell’acqua” Il sussidiario offre lo schemino  evaporazione,condensazione,  precipitazione…..ci  risparmia  persino l’osservazione e lo stupore della scoperta !

Ma le scienze,…. non sono sperimentazione?

E’ sempre la scuola che parla per prima, come se il bambino fosse “tabula rasa” e non avesse alcuna ipotesi sui fenomeni naturali.

Perché non uscire  da quello stereotipo  per “ascoltare i bambini”, partendo dalla loro vita, dalla loro narrazione  e cogliere ogni occasione  per confrontare, scoprire la regola ?

Per giungere  all’identificazione e alla generalizzazione con altri esseri viventi

Spesso un aggancio narrativo dona agli argomenti di divulgazione colore e calore catturando l’attenzione e la motivazione dei bambini.

Se fossi il ministro dell’Istruzione suggerirei, dove è possibile, la creazione dell’orto-giardino nelle scuole.

Con questa antica pratica si possono raggiungere altissimi apprendimenti i: pazienza, responsabilità, restituzione, recupero, equilibrio, ciclicità e percezione del tempo. Aggiungerei anche filosofia di vita

Non ci sarebbe bisogno di tante altre nozioni poiché credo che in questa pratica sia concentrato tutto il sapere della vita.

Gli educatori più attenti hanno capito che occorre sostituire a questo mero esercizio di trasferimento di nozioni  l’esperienza , il fare.

Se il bambino fa, impara. L’apprendimento passa quindi attraverso il proprio corpo, la manipolazione, le proprie mani, l’esperienza

Se il bambino fa esperienza con la terra, i semi, le piante si riconnette con la Natura, coglie e apprezza la diversità

Se il bambino si prende cura di una piantina impara che  l’accudimento è un atteggiamento amorevole, assimilabile alle cure materne ed è un  valore generalizzabile verso le persone che si amano.

Se il bambino pratica  l’accudimento diventa grande  perché l’accudimento implica il senso di responsabilità verso una vita per quanto essa possa essere piccola.

Curare un orto-giardino regala la gioia del raccolto, la bellezza dei colori e quindi dona felicità.

Contemporaneamente, però, il bambino comprende che per raggiungere  i risultati occorre dedicare  tempo, pazienza, fatica e un po’ di sacrificio.

Coltivando un orto o un giardino il bambino fa esperienza del tempo e della ciclicità, nel flusso delle stagioni  e comprende  che ogni essere vivente ha il suo posto nel ciclo vitale :nasce, cresce, fiorisce, fruttifica e infine muore.

Anche la morte è parte fondamentale della vita: le foglie più vecchie muoiono per permettere alla pianta di generare nuove foglie.

Infine il bambino  verbalizza e condivide l’esperienza con gli altri, predispone strategie per risolvere i problemi, documenta il percorso e crea il suo archivio della memoria.

 

 

 

 

Maria Assunta Ronco

Highly experienced on resilience. Extremely willing to a better education for a change from new generations

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