Errate pratiche colturali portano al frazionamento del web microbiologico

 

Vi siete mai domandati che cos’è veramente la cura del suolo? È una locuzione ricorrente in rete… Ci avete mai pensato? Qualcuno in mezzo a noi forse ha la presunzione di poter fare meglio della Natura. Guardatevi attorno. I faggi giganteschi delle foreste del casentinese crescono su lastre di pietra, gli abeti e i larici spuntano dalle spaccature della roccia in alta montagna maestosi… persino nel deserto crescono alberi giganteschi gonfi come i baobab, svettanti come gli Eucalipti o leggeri e sorprendentemente espansi come gli Alberi della pioggia. Nonostante ciò, di fronte all’evidente capacità della Natura di colonizzare il suolo, di fronte alla manifestazione diretta della Resilienza vegetale sul pianeta, attraverso climi e atmosfere cangianti di tutte le ere, Noi, la causa primaria della degenerazione ambientale, forgiamo locuzioni che hanno il sapore dell’incredibile o della presa in giro: la cura del suolo.

In tanti anni di ricerche e viaggi mi domando se posso fare realmente qualcosa per il suolo. No. Non posso fare nulla per il suolo perchè non posso sostituirmi ai processi ossidativi naturali che durano milioni di anni per formare quella polvere minerale che chiamiamo terra. Però sono certo che dobbiamo fare il possibile per non perdere la terra che stiamo disperdendo nei fiumi e nei mari ad ogni acquazzone.  Questa è una priorità assoluta, prima che sia troppo tardi. Ma abbiamo già parlato di questo in un altro articolo.

Allora cosa posso fare io per migliorare la terra? Poco. Attenzione, non voglio demoralizzarvi. Intendo dire poco perchè la terra in sè è perfetta così com’è o quasi.

Il meglio che possiamo fare per la terra è smettere di riempirla di fertilizzanti chimici o organici. Sì precisamente questo, che in sintesi vuol dire smettere di contaminarla anche con quello che ci vogliono far credere che sia rigenerativo e salutare per la terra. A questo punto  l’impegno per la collettività, direi scherzosamente, non è più prendersi cura della terra ma prendere in cura quelli che pensano di fertilizzare o rigenerare la terra. Una volta fatto questo e rese inoffensive verso la Madre terra queste persone il passo è breve…

La Natura tramite l’ozono nelle piogge, processi di ossidazione, e una vasta schiera di microrganismi si preoccupa della decontaminazione reale del suolo. Perchè il problema del suolo non è il suolo è la sua contaminazione con sostanze che hanno inibito e inibiscono lo sviluppo e la attività dei microrganismi che ne governano la fertilità. Oltre a ciò possiamo aggiungere tutte le pratiche colturali che hanno comportato il medesimo effetto.

In A.M.B.E. (Agricoltura microbiologica a base prevalente di batteri endofiti) sappiamo perfettamente che il fertilizzante delle piante, quella frazione solubile di nutrimento che possono assorbire tramite l’apparato radicale, viene dall’attività dei microrganismi. Alcuni microrganismi solubilizzano uno o più minerali, altri altri minerali e così via. Altri microrganismi ancora più beneficiosi rendono disponibile l’azoto atmosferico e persino il carbonio in alcuni casi. Quindi una volta ripristinato il microbiota vegetale le piante sono ben nutrite e, mentre si nutrono, rilasciano il 30% dei propri nutrienti nella rizosfera in forma di essudati, in stretta prossimità delle radici, proprio per mantenere in attività quei microrganismi che le supportano e che continuano a produrre incessantemente fertilizzante naturale. Ripristinato il microbiota perfetto le piante crescono lussureggianti e felici su suoli impensabili per la coltivazione, anche e soprattutto con pochissima sostanza organica. Ci tengo a rimarcare questo perchè corre in rete quest’ altro pensiero malsano: che la sostanza organica sia la fertilità del suolo. Affatto. In Natura la decomposizione è solo un processo figlio di un’ economia circolare esemplare in cui nulla si spreca ed ha una funzione accessoria e non primaria. Parlerò in altri articoli di come avviene esattamente l’opposto, cioè che la presenza di sostanza organica in decomposizione e di altri composti azotati inibisce l’attività azotofissatrice dei batteri che è appunto facoltativa, non solo, che il suo eccesso aumenta di gran lunga la possibilità che si instaurino patogeni stabilmente nel suolo cosa che in un suolo minerale raramente avviene. Una volta compreso questo ho addirittura eliminato quasi tutte le fonti organiche persino nella preparazione dei substrati di semina in favore di terricciati vulcanici. La sostanza organica che cercano i microrganismi sono principalmente gli essudati che vengono prodotti dalle piante, nulla di più.

In breve, la fertilità potenziale del suolo è data dalle sostanze minerali che possono essere solubilizzate dai microrganismi e che la fertilità reale è la presenza di questi microrganismi nelle radici delle piante, nella rizosfera e in piccola parte nel resto del suolo. Niente a che vedere con il concetto attuale di nutrienti solubili residuali che definiscono la presenza dei vari elementi nel suolo. Per questa ragione medesima gli apporti minerali sono minimali e si punta sul miglioramento e affinamento degli inoculi nelle varie colture. Neppure c’è accanimento verso le erbe spontanee che grazie alla loro biodiversità  offrono ricovero a un gran numero di microrganismi favoriti dagli essudati di questa o quella specie.

In ultima analisi è esattamente questo che possiamo fare, non per curare il suolo ma per favorire i microrganismi: mantenere un corridoio microbiologico coprendo tutta la superficie di piante vive (o almeno morte in forma di pacciamatura) e in aggiunta o alternativa unire al suolo materiali biostabilizzanti come carbone microporoso o pomice che hanno la stessa funzione, cioè quella di preservare e incrementare il web microbiologico nonostante le lavorazioni, gli sbalzi climatici e così via.

Così facendo faremo insieme un altro passo verso un’agricoltura veramente naturale, 100% sostenibile, zero input e che rispetti la vita contro lo sterminio.

 

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Agricoltura e alimentazione microbiologica (metodo A.M.B.E.)

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Paolo David Sacco

Forest gardener. Ricercatore indipendente e libero divulgatore di modelli e metodi di agricoltura naturale e vita sostenibile .

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